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“Ritiro vecchi elettrodomestici sempre più difficile”: piovono segnalazioni in Bergamasca

Numerosi i casi segnalati all’associazione, anche in provincia di Bergamo

“Sono sempre necessari numerosi interventi di Adiconsum, a volte anche minacciare le carte bollate, perché a consumatori scrupolosi e attenti sia garantito un servizio che la legge impone ai venditori di apparecchiature elettriche: il ritrito dell’elettrodomestico vecchio”. La presidente Mina Busi ripercorre gli ultimi mesi e scopre che le disposizioni sui RAEE (rifiuti elettrici e elettronici) non vengono automaticamente raccolte da chi dovrebbe. Anzi, molto spesso dagli stessi negozianti giungono informazioni difformi da quanto prescrive la normativa, con il solo risultato di far levitare il numero di apparecchi abbandonati in diversi punti della provincia.

L’ultima occasione sollevata riguarda un consumatore di Ponte San Pietro: “Aveva acquistato da una ditta con sede a Curno di una catena di elettrodomestici un frigorifero di nuova generazione che veniva consegnato presso la propria abitazione al prezzo pattuito, comprensivo delle spese di trasporto. Gli addetti alla consegna si rifiutavano però di ritirare il vecchio elettrodomestico come previsto dalla normativa RAEE. Solo dopo diversi nostri interventi, il frigorifero vecchio è stato ritirato”.

Con la ripresa dei consumi, agli sportelli bergamaschi di Adiconsum si ricevono sempre più numerose segnalazioni di difficoltà a far ritirare i prodotti dismessi da parte degli esercenti. “Sono intercorse diverse contestazioni da parte di Adiconsum, che dopo insistenze hanno portato alla soluzione, ma questo genera ulteriori problemi per i consumatori che non vengono agevolati a volte anche nonostante l’acquisto di nuovi prodotti.

Ricordiamo che la legge prevede l’obbligo di raccolta differenziata dei RAEE e il divieto di smaltirli come rifiuto urbano. La violazione degli obblighi di legge, anche da parte del privato cittadino, è punita con pesanti sanzioni amministrative e penali”.

I principali problemi derivanti da questo tipo di rifiuti sono la presenza di sostanze considerate tossiche per l’ambiente e la non biodegradabilità di tali apparecchi. La crescente diffusione di apparecchi elettronici determina un sempre maggiore rischio di abbandono nell’ambiente o in discariche e termovalorizzatori (inceneritore) con conseguenze di inquinamento del suolo, dell’aria, dell’acqua con ripercussioni sulla salute umana.

“Si ha la possibilità – ricorda Busi – di chiedere il ritiro gratuito “uno contro uno” delle apparecchiature elettriche ed elettroniche arrivate a fine vita. Il ritiro presuppone però l’acquisto, da parte del cliente, di un’apparecchiatura nuova di tipo equivalente ed inoltre lo stesso deve essere richiesto contestualmente al momento dell’acquisto ed è regolamentata dal D.M.65 dell’8 marzo 2010”.
Per rispondere alle richieste della normativa, i fabbricanti delle apparecchiature che rientrano nel campo di applicazione del “Decreto RAEE” hanno costituito dei “sistemi collettivi”, tipicamente in forma di consorzi volontari, in funzione del tipo di apparecchiatura o del tipo di mercato servito: dai frigoriferi alle lampade, dalle apparecchiature informatiche ai piccoli elettrodomestici.
Le fasi di gestione dei RAEE sono svolte da operatori specificamente autorizzati allo svolgimento di tali operazioni: raccolta, trasporto e trattamento.
Dal luglio 2016 è entrato in vigore il cosiddetto decreto “Uno contro Zero”. Non c’è più bisogno di andare in discarica per liberarsi del vecchio cellulare, del tablet ormai datato o del tostapane rotto.

“Oggi, l’apparecchio fuori uso si può consegnare direttamente in negozio, senza effettuare alcun acquisto, neanche quello di un prodotto analogo. Se però l’Uno contro Uno vale per tutti gli apparecchi, grandi e piccoli, l’Uno contro Zero è una possibilità limitata esclusivamente ai piccoli Raee: la legge parla di una misura che non deve superare i 25 centimetri (sul lato più lungo del prodotto). Dimensione in cui rientrano comunque tantissimi elettro-rifiuti: cellulari, tablet, telecomandi, asciugacapelli, videogiochi, tostapane, radioline, frullatori, fotocamere, rasoi elettrici, chiavette usb, caricabatterie. L’obbligo al ritiro gratuito vale solo per gli store di grandi catene specializzate e gli ipermercati dotati di un reparto di tecnologia di almeno 400 mq, che devono allestire un’area per il ritiro”.

“In caso di non ritiro bisogna fare denuncia alla Provincia di Bergamo per la violazione dell’articolo 11, comma 1, del D.lgs. n. 49/2014, che prevede una sanzione da 100 a 400€ per ogni singolo prodotto non ritirato”.

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