BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Giovanni, il papa amatissimo della carezza ai bambini e della mediazione tra Kennedy e Krusciov

Pier Giuseppe Accornero ripercorre per Bgnews le tappe salienti della vita del santo Giovanni dopo l'annuncio del ritorno a Bergamo nel giugno 2018.

Più informazioni su

Come annunciato nei giorni scorsi (leggi), Giovanni XXIII nel 2018 tornerà nell’amata terra bergamasca nel 60° dell’elezione al pontificato (1958-28 ottobre-2018), nel 55° della sua «Pacem in terris» (1963-11 aprile-2018), nel 55° della morte «in faccia al mondo» (1963-3 giugno-2018). Quattro anni dopo la canonizzazione (27 aprile 2014). È anche il 50° del nuovo Seminario di Bergamo, voluto e sostenuto da Papa Giovanni e a lui intitolato. Papa Francesco ha accolto la richiesta del «ritorno a Bergamo» del suo figlio più illustre. Non si conoscono i dettagli ma si può presumere che la data ruoti attorno al 3 giugno, anniversario della morte.

L’ELEZIONE AL PONTIFICATO

«Festa dei Santi Apostoli Simone e Giuda. Santa Messa nella Cappella Matilde, con molta devozione da parte mia. Invocati con speciale tenerezza i miei santi protettori: s. Giuseppe, s. Marco, s. Lorenzo Giustiniani, s. Pio X perché m’infodano calma e coraggio. Non credetti bene discendere a desinare coi cardinali. Mangiai in camera. Seguì un breve riposo e un grande abbandono. All’XI scrutinio, eccomi nominato Papa. O Gesù, anch’io dirò con Pio XII quando riuscì eletto Papa “Miserere mei Deus, secundum magnam misericordiam tuam”. Si direbbe un sogno ed è, prima di morire, la realtà più solenne di tutta la mia povera vita. Circa 300 mila persone mi applaudivano. I riflettori mi impedivano di vedere altro che una massa amorfa in agitazione». Con sconcertante semplicità Angelo Giuseppe Roncalli racconta sul suo diario la memorabile giornata. «Mi chiamerò Giovanni», nome non più in uso da 600 anni. Alle 17,08 di martedì 28 ottobre 1958 la fumata bianca del Conclave. Dalla loggia esterna di San Pietro la benevola e rotonda figura di Giovanni XXIII imparte la benedizione «Urbi et orbi».

FAMIGLIA POVERA, ONORATA, RELIGIOSISSIMA

Tutti pensano e scrivono: sarà «un Papa di transizione»: mai previsione fu più errata. Ha 76 anni, 11 mesi e 3 giorni (Ratzinger aveva a 78 anni e 3 giorni). Traghettò la Chiesa nel XX secolo. Angelo Giuseppe Roncalli nasce il 25 novembre 1881 a Sotto il Monte (Bergamo) da famiglia contadina povera, onorata, religiosissima. La «scuola del cortile» insegna a guardare la vita e il futuro con ottimismo e a considerare le persone con stima e fiducia, pazienza nelle difficoltà, sobrietà nell’uso delle cose, costanza e fiducia. Studia in Seminario e poi a Roma dove il 10 agosto 1904 è ordinato prete. È segretario del vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi e direttore della «Casa dello studente».

RAPPRESENTANTE DEL PAPA IN ORIENTE

Durante la prima guerra mondiale è sergente di Sanità e poi cappellano tra i soldati. Nel 1921 è chiamato a «Propaganda Fide» a Roma. Scrive ai familiari il 26 novembre 1930: «Da quando sono uscito di casa ho letto molti libri e imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi. Ma quelle cose che ho appreso da voi sono ancora le più preziose e importanti; sorreggono e danno calore alle molte altre che appresi in seguito». Il 3 marzo 1925 Pio XI lo nomina vescovo e rappresentante apostolico in Bulgaria. Sceglie come motto «Oboedientia et pax». Scrive: «Queste parole sono un po’ la mia storia e la mia vita. Siano esse la glorificazione del mio povero nome nei secoli». I cattolici sono una minoranza nel mare dell’ortodossia. Coniuga mitezza e tenacia, prudenza e determinazione, furbizia contadina e bontà; intesse buoni rapporti; è caritatevole con tutti; si convince che è meglio cercare ciò che unisce piuttosto che ciò che divide; preferisce guardare gli aspetti positivi più che quelli negativi. Il 5 gennaio 1935 è delegato apostolico in Turchia e Grecia con sede a Istanbul. L’Islam avanza in una terra un tempo profondamente cristiana, quindi considera indifferibile il dialogo tra ortodossi e cattolici: il seme ecumenico del futuro Papa è gettato sulle rive del Bosforo. Durante la guerra collabora a salvare 24 mila ebrei.

NUNZIO A PAGINI E PATRIARCA A VENEZIA

Pio XII lo sceglie a fine ’44 come nunzio a Parigi per riallacciare i rapporti con l’irritato Charles De Gaulle che vuole cacciare 33 vescovi presunti «collaborazionisti»: l’abile Roncalli ne salva 30. Si affacciano la progressiva scristianizzazione specie degli operai, l’orientamento comunista di alcuni preti operai, la nascita della «nouvelle théologie» guardata con sospetto da Roma. Evita fulmini che colpirebbero personalità come Jacques Maritain, Henri De Lubac, Yves Congar, Dominique-Marie Chenu. Il 12 gennaio 1953 Pacelli lo nomina cardinale patriarca di Venezia. Pensa di chiudere la sua vita nella Laguna, ma il 9 ottobre 1958 Pio XII muore. L’umile figlio dei contadini bergamaschi diventa pastore della Chiesa universale: «Accettai in pura obbedienza alla volontà del Signore. La mia massima è: assoluto abbandono in Dio quanto al presente, perfetta tranquillità circa il futuro». Ai concittadini dice: «Vi esorto a progredire sempre nella bontà, nella virtù, nella generosità, affinché i bergamaschi siano sempre degni di Bergamo». Paterno, affabile, semplice, visita i piccoli dell’Ospedale Bambin Gesù, i carcerati di Regina Coeli, le parrocchie di Roma; va pellegrino ad Assisi e Loreto.

IL CONCILIO ISPIRAZIONE DELL’ALTISSIMO

Il 25 gennaio 1959 nel cenobio di San Paolo fuori le mura, agli sbalorditi cardinali, «tremando un poco di commozione ma insieme con umile risolutezza», annuncia un Sinodo per Roma, la riforma del Codice canonico e un Concilio ecumenico. Una bomba: il Concilio sboccia come un fiore d’inattesa primavera e «un’ispirazione dell’Altissimo». Ne fissa gli scopi: il bene delle anime, l’incremento della fede, il rinnovamento dei costumi, l’aggiornamento della disciplina, un nuovo vigore per la Chiesa, «Mater et magistra» come spiega l’enciclica del 15 maggio 1961. L’11 ottobre 1962 apre il Vaticano II: «Esulta la Madre Chiesa». Smentisce i «profeti di sventura» e presenta la fecondità sempre nuova del Vangelo. La sera pronuncia lo stupefacente «discorso della Luna» su piazza San Pietro illuminata dalle fiaccole: «Tornando a casa, date una carezza ai vostri bambini e dite loro che è la carezza del Papa». In piena guerra fredda esplode la crisi dei missili sovietici a Cuba. Il mondo rischia l’olocausto atomico: «supplica» Kennedy e Krusciov a «non restare sordi al grido dell’umanità che chiede di promuovere, favorire e accettare colloqui di pace». I due Grandi accettano, la crisi è scongiurata. L’enciclica «Pacem in terris» è il grande testamento di un pontificato intensissimo. La sua robusta fibra cede: all’imbrunire del 3 giugno 1963 si spegne.

 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.