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I sommozzatori: come evitare gli annegamenti nei fiumi o laghetti

Dopo l'ultima tragica morte di un diciannovenne di Spirano, abbiamo chiesto consigli a Giacomo Passera, Presidente dei Sommozzatori volontari di Treviglio, associazione nata nel lontano 1993 che lavora a stretto contatto con il 118 - Areu - intervenendo in prima linea nel prestare soccorso fluviale e lacustre.

Con l’arrivo della bella stagione si presentano purtroppo come ogni anno i problemi legati a incauti cittadini che rischiano la vita improvvisando bagni alquanto azzardati in fiumi e cave. La cronaca recente riporta il caso del diciannovenne Alì, residente a Spirano, che ha perso la vita lo scorso 26 giugno dopo essersi tuffato all’interno di una cava privata a Ciserano. Questa è solo l’ultima di una lunghissima serie di disgrazie legate alla balneazione non autorizzata che, per ovvi motivi, si presentano principalmente durante i mesi più caldi.

Sui rischi che si corrono ad affrontare simili situazioni e sulle norme comportamentali da tenere in caso di necessità abbiamo chiesto delucidazioni a Giacomo Passera, Presidente dei Sommozzatori volontari di Treviglio, associazione nata nel lontano 1993 che lavora a stretto contatto con il 118 – Areu – intervenendo in prima linea nel prestare soccorso fluviale e lacustre.

Innanzitutto è bene ricordare ai cittadini che in molti comuni esistono ordinanze che vietano questo tipo di balneazione, giusto?

Esatto, in molte città sono in vigore ordinanze territoriali che vietano la balneazione lungo i fiumi, è bene informarsi prima di intraprendere qualsiasi attività per essere sicuri di non infrangere questi provvedimenti che vengono comunque presi per tutelare la sicurezza dei cittadini. Per quanto riguarda le cave invece è bene ricordare che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di aree private, non aperte e accessibili al pubblico dove quindi, in caso di accesso, si rischia anche dal punto di vista penale, trattandosi di fatto di una violazione di proprietà privata.

Quali sono i principali pericoli nel fare il bagno in fiumi o cave?

La pericolosità del fiume è data principalmente dalle correnti, che possono essere molto violente e imprevedibili e che possono cogliere alla sprovvista anche i nuotatori più esperti. Capitano sempre più spesso casi in cui chi fa il bagno tenta dei tuffi sfruttando appigli o sporgenze di fortuna, come tronchi, pezzi di roccia o addirittura ponti, anche molto alti. In questi caso è giusto ricordare che oltre alla minaccia di farsi male prima e dopo il salto, il rischio di arrivare in acqua e trovare di colpo una corrente forte sono all’ordine del giorno. In merito alle cave invece i principali pericoli sono quelli legati alla temperatura all’acqua, sempre molto bassa, anche in condizioni climatiche decisamente favorevoli. Spesso ci si dimentica di seguire le buone regole legate alla digestione e ci si tuffa subito dopo aver mangiato o bevuto, rischiando quindi congestioni. Altro punto da tenere a mente in merito alle cave è quello legato al fondale. Bisogna sempre ricordare che si tratta di luoghi in cui sono stati effettuati in passato degli scavi e quindi possono presentare profonde buche invisibili a occhio nudo a pochi centimetri dalla “riva”.

A quanto pare uno dei principali pericoli è quello legato alla poca conoscenza del territorio, giusto?

Esatto! Chi conosce da anni le rive di un fiume sa come si comporta la corrente e dove si celano i pericoli come avvallamenti del fondale, ostacoli e quant’altro. In molti dei soccorsi che effettuiamo sono coinvolte persone “estranee” alla zona, che non conoscono bene il territorio o l’area in cui decidono di fare il bagno.

Nel caso in cui si veda una persona in difficoltà mentre si trova in acqua quali sono i comportamenti da tenere?

La prima cosa in assoluto da evitare è quella di tuffarsi in acqua. Se ci si butta nel tentativo di aiutare un bagnante in difficoltà c’è il grosso rischio di essere coinvolti nelle stesse situazioni sfavorevoli che hanno colto alla sprovvista il primo nuotatore. In circostanze di pericolo è quindi necessario prima di ogni cosa allertare i soccorsi, indicando in modo calmo e comprensibile il luogo in cui intervenire e cosa sta accadendo. Se possibile si può tentare di aiutare la persona in acqua buttando un appiglio che galleggi, anche solo un pallone o se disponibile un salvagente ad esempio, in modo da potergli permettere di aggrapparsi. Meglio ancora se si riesce a individuare un ramo o un bastone da far afferrare allo sventurato per trascinarsi verso la riva.

Esistono altri fattori che possono favorire le problematiche in acqua?

Sicuramente la paura, il panico. In queste situazioni spesso il problema viene ingigantito dallo spavento, peggiorando notevolmente le cose. L’agitazione del non saper come affrontare una corrente o un risucchio amplifica a dismisura il disagio, aggravando di molto la circostanza sfavorevole. Mantenere la calma, pur in una situazione cosi particolare, è sicuramente fondamentale. L’improvviso tocco con una superficie sconosciuta, l’imprevista mancanza di contatto col terreno a causa di un avvallamento, un’inattesa onda che ci colpisce, sono tutti fattori che possono scatenare terrore e possono dare il via a una reazione a catena con conseguenze ben più gravi.

Non solo aiuto, ma anche prevenzione da parte di voi volontari, vero?

Da sempre oltre alla nostra attività di soccorso portiamo avanti un discorso di sensibilizzazione e di educazione, che effettuiamo direttamente sul campo, cercando di far capire ai bagnanti i reali rischi che corrono. Oltre che sul campo organizziamo innumerevoli incontri nelle scuole, coadiuvati dai nostri esperti e dal nostro staff, dove sensibilizziamo i ragazzi in merito agli incidenti da sommersione, che possono essere sia legati a fiumi o cave ma anche legati ad altri contesti come piscine e quant’altro e addirittura a livello domestico – congestioni durante il bagno ecc. -. Infine organizziamo anche diversi eventi pubblici, destinati ai cittadini, in cui coinvolgiamo sia adulti che bambini in attività legate al nostro ambito per far conoscere il nostro operato e i servizi in tutela del cittadino che svolgiamo.

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