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Casi Donnarumma e Conti, la bandiera Bellini: “Giovani, dov’è la personalità?”

L'ex capitano dell'Atalanta, che non ha mai lasciato Bergamo nonostante le offerte ricevute in carriera, si rivolge al terzino nerazzurro e al portiere del Milan: "Sono ragazzi, è vero, ma anche a diciotto anni hanno una personalità e invece..."

La domanda è questa: rifiutereste, a 18 anni, uno stipendio di 5 milioni all’anno, pari più o meno a 350 mila euro al mese più bonus? Sembra assurdo, una follia. Ma c’è chi dice no. Lontano, lontanissimo dalla realtà della gente comune: eppure questo è il calciomercato.

L’autore del gran rifiuto è Gigio Donnarumma, l’erede di Buffon sulla panchina della Nazionale e titolare dell’Under 21 che si appresta a esordire nell’Europeo. Il portierone predestinato, debuttante in serie A a 16 anni e 8 mesi e ora appena diciottenne, si rifiuta di prolungare il contratto con il Milan. “Irriconoscente”, l’ha bacchettato Arrigo Sacchi sulle colonne della Gazzetta dello Sport.

Atalanta-Milan 2-1

E i tifosi? Piovono insulti sui social contro Gigio, che doveva diventare la bandiera del Milan e ora invece è solo “una bandierina”. Lui che aveva baciato la maglia del Milan, davanti ai tifosi della Juve, lui cuore rossonero ingrato destinato (salvo sorprese) a cambiare maglia. Potrebbe vestire proprio quella della Juve. Marotta, il dg bianconero ex atalantino, non lo ha escluso.

Il burattinaio è sempre lui, Mino Raiola, salernitano emigrato in Olanda, da cameriere nel ristorante del padre a re del calciomercato. Non uno sprovveduto qualsiasi: parla sette lingue e gli assi li ha sempre in mano lui, da Balotelli a Ibrahimovic a Pogba (25 milioni di euro di commissione per passare dalla Juve al Manchester United) e ora Donnarumma.

Gigio se ne vuole andare, forse il Milan per ripicca lo terrà in tribuna un anno. E continua il braccio di ferro, come quello tra l’Atalanta e Andrea Conti, tanto che l’agente del terzino goleador (otto reti in questo campionato), Mario Giuffredi, ha minacciato: “O va al Milan o niente ritiro con l’Atalanta”.

Andrea Conti

Ecco, il suo agente. Dice Gianpaolo Bellini: “Io penso che i giocatori dovrebbero metterci di più la faccia. Sono ragazzi, è vero, ma anche a diciotto anni hanno una personalità e invece…”. Invece parlano sempre loro, i procuratori.

Bellini è una delle ultime bandiere del calcio, della serie A: recordman di presenze con la maglia dell’Atalanta, 435 in partite ufficiali di cui 396 in campionato e 281 in serie A. Dai Pulcini alla prima squadra, per vent’anni con la stessa maglia. Uno che avrebbe potuto cambiare maglia più di una volta, come racconta nel libro di Stefano Serpellini e Stefano Corsi, “La Dea della giovinezza”: “Colantuono andò al Palermo ed era un Palermo in Coppa Uefa e voleva che lo seguissi. Ma l’Atalanta non accettò l’offerta. Io rimasi e non chiesi un euro in più, nonostante a Palermo mi offrissero il doppio: a Bergamo avevo già un contratto e non ho mai voluto fare la “guerra” alla società perchè mi sembrava di fare la guerra ai bergamaschi, alla mia gente, a me stesso”. Due anni dopo, nel 2009, quando lascia Delneri, Bellini è di nuovo tentato di cambiare maglia: “Avevo 29 anni, forse era l’ultimo treno della carriera per fare nuove esperienze. Invece rimasi. Non per questioni economiche, ma perchè la società mi parlò di un nuovo progetto”.

Ecco, la parola… magica: progetto, che spesso invece diventa un alibi per dire no grazie, me ne vado. Si dice che Donnarumma non creda più nel nuovo Milan dei cinesi, che non è più il Milan di Berlusconi. Mentre Conti vorebbe a tutti i costi vestire la maglia rossonera, l’Atalanta gli propone un aumento da 300 a 700 mila euro e chiede ai rossoneri, se proprio vogliono il terzino goleador, di scucire 30 milioni.

Gasperini vorrebbe tenerlo ancora un anno. E come dargli torto? Cerchiamo di accontentarlo, Mago Gasp che ha portato l’Atalanta al quarto posto e in Europa. Ma di Caldara, che volentieri resta a Bergamo un altr’anno, ce n’è uno solo. Ed è bergamasco come Gian Paolo Bellini, attaccato alla maglia della squadra della sua città e all’ambiente dove è cresciuto, un giocatore (non si offenda) d’altri tempi.

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