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Improvvisazione jazz per e con disabili: gioia e comunicazione attraverso la musica foto

Col percussionista Stefano Bertoli ogni lunedì tangibile la sensazione di benessere che si crea "suonando" in un gruppo di una quindicina di diversamente abili, un progetto di Suonintorno e Namasté,

Avevo ultimato da pochi giorni la lettura di Musicofilia, del neurologo Oliver Sacks giunto alla notorietà grazie alla trasposizione cinematografica del suo bestseller Risvegli, ed era ancora forte la fascinazione di ciò che prepotentemente affiorava dal testo. È evidente come la musica eserciti un forte potere sulla quasi totalità degli uomini, a prescindere dalla cultura in cui siano nati e indipendentemente dal fatto che la si cerchi o meno.

Ai più è meno conosciuto il rapporto privilegiato con la musica di chi soffre di gravi infermità o menomazioni e ritardi cerebrali o psichici, alterazioni cognitive o soffra di malattie degenerative come demenza o amusia. L’ascolto o l’esecuzione della musica scuote sensibilità difficilmente raggiungibili e crea risposte responsoriali lucide e consapevoli donando energia vitale e sollievo alle difficoltà soggettive, e da ciò nasce la musicoterapia.

Così quando durante una riunione mi vien proposto di incontrare il percussionista Stefano Bertoli durante una delle sue mattinate dedicate a persone disabili o con fragilità psicologiche, m’illumino di entusiasmo.

Questa attività musicale nasce dalla sinergia tra l’associazione Suonintorno di Gorle e la Cooperativa Sociale Namasté, che avvalendosi di operatori qualificati aiuta le persone disabili a costruirsi, grazie ai loro servizi educativi e assistenziali, una consapevolezza del proprio valore all’interno delle famiglie e della società creando inclusione, integrazione e indipendenza.

Le attività sono personalizzate e rivolte alla cura del sé, tra le altre informatica, yoga e shiatsu, trucco e parrucco, camminate alpine e piscina; e le attività espressivo/artistiche con laboratori teatrali, di arti visive, di cucina e per l’appunto di attività musicale.

L’appuntamento è un lunedì mattina presso la sede di Suonintorno, dove Bertoli insegna e dove verrà raggiunto per la mattinata musicale.

Bertoli definisce con chiarezza di non esser un musicoterapeuta ne di aver svolto studi specifici con i disabili ma di aver approcciato questa richiesta di collaborazione con l’esperienza didattica, da anni oltre che per l’associazione insegna batteria al Conservatorio di Brescia, e di improvvisatore come musicista jazz con una lunga e vasta carriera. Il concetto di jazz è legato all’improvvisazione e all’elasticità mentale che tale pratica richiede e questo concetto sarà l’elemento di base dell’uso della musica come spazio e strumento di benessere.

All’ora di inizio gli operatori accompagnano, in ordine sparso, una quindicina di disabili di età diverse che subito si incuriosiscono della mia presenza e mi riempiono di domande.

Si siedono in cerchio e ognuno sceglie lo strumento che suonerà, c’è chi sceglie di sedersi alla batteria e chi preferisce un tamburo o un piatto. L’attività non ha scopo didattico ma solo ludico e di condivisione, così si inizia con l’appello e ognuno al proprio nome risponderà battendo, a proprio piacimento, lo strumento scelto; già qui le diverse personalità si affacciano, c’è chi più estroverso risponde con forza e volume e chi più introverso risponderà pianissimo.

All’appello seguirà il giro delle “ripetizioni sonore”, un colpo di tamburo di Bertoli dovrà esser replicato in ugual intensità e misura, e le risposte più o meno coerenti saranno un’esplosione di entusiasmo e allegria.

Ogni tanto qualcuno si alza, esce e torna in totale armonia con ciò che lo circonda e la sensazione di benessere che la sensibilità e l’empatia di Bertoli, così come degli operatori, sanno creare è tangibile.

La performance collettiva viene stimolata con la libertà di seguire o meno ciò che si chiede, c’è chi ascolta e segue l’altro e chi autonomamente prosegue pur non in sintonia, l’entusiasmo e la gioia sprigionati conquistano tutti.

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