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Palumbo e l’arte fuori dagli schemi: dai “Quadri stradali” alle “passeggiate cromatiche”

Fuori dalla gallerie, lontano da circoli e spazi esclusivi, l'arte di Domenico Palumbo nasce per stare all'aria aperta, per vivere 'on the road'.

Fuori dalla gallerie, lontano da circoli e spazi esclusivi, l’arte di Domenico Palumbo nasce per stare all’aria aperta, per vivere ‘on the road’.

All’esterno di OrioCenter come sulle piste ciclabili di Lurano, ai margini delle strade o nei parchi della città e degli hinterland lombardi. Basta alzare lo sguardo per trovare le sue opere su maxi pannelli pubblicitari e sugli spazi che in genere ospitano le affissioni. “Quadri stradali” li ha chiamati, o “passeggiate cromatiche”, lavori a tecnica mista con la complicità del digitale fatti per resistere alle intemperie e attrarre l’occhio anche di chi in una galleria d’arte non ha mai messo piede.

Adesso le opere di Domenico Palumbo, medico fisiatra di professione e artista per passione, sono esposte a Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda e si possono vedere fino al 2 luglio.

Domenico Palumbo

Quale scelta artistica per una location così speciale?
“Sono approdato al castello visconteo di Brignano grazie all’invito del sindaco che è storica dell’arte molto appassionata. Ho utilizzato il cortile del palazzo sotto i porticati, tra gli antichi affreschi, come scenario per i miei lavori. L’evento parla dell’uomo nella nostra società contemporanea, della necessità di liberarsi delle sovrastrutture, della mancanza di vera libertà, delle nuove solitudini e del bisogno di solidarietà. Ho costruito un percorso che mette in rapporto gli antichi spazi e l’uomo moderno, e l’ho svelato all’inaugurazione coprendo e poi scoprendo le opere con dei teli: una quindicina di lavori di misura circa 70 x 100 collocati su cavalletto, con silhouette umane che si stagliano su sfondi spesso urbani, di vicoli e strade con effetti di spaesamento, di oppressione, di vuoto, di isolamento”.

L’impressione, spesso a trompe l’oeil, è quella di un altrove che però ci è molto familiare. Quale tecnica usa?
“Parto da una base prospettica, con spazi e presenze di vita colte dal reale, dal quotidiano. Personaggi ed ambienti sono spesso realizzati a disegno o anche presi da immagini fotografiche. Poi lavoro per sottrazione, tolgo il colore, cancello i tratti, il risultato viene stampato su supporti variabili, spesso forex, e successivamente ritoccato a mano con colori a olio diluiti. Il trattamento finale dà la profondità, il colore, l’espressività necessari per la comunicazione. Il linguaggio che più mi appartiene è l’espressionismo iconico declinato come street art, ma ho aderito anche all’informale e all’espressionismo astratto”.

Domenico Palumbo

Ha creato il progetto “Comunicarte” che prevede di esporre sempre all’aperto in luoghi di pubblico passaggio. È una presa di posizione nei confronti del sistema dell’arte?
“Certamente. L’arte è diventata un fatto elitario, una questione per pochi. La mia idea invece è quella di portare l’arte alla gente e di non relegarla in uno spazio chiuso o privato. Perché un’opera o una mostra possa vivere non voglio che si debba aprire una porta e visitare un ambiente in orari prestabiliti, è contro la mia filosofia. L’arte deve andare incontro alla comunità, al bambino che gioca, alla signora che va al lavoro o torna dalla spesa. Siamo soggetti sociali e il piacere consiste nel condividere, senza esclusioni. In questa avventura ho trovato alleata la società Publionda di Trezzo sull’Adda che gestisce spazi pubblicitari e che me li riserva per uso artistico quando non sono utilizzati per scopi commerciali”.

Quanto conta il suo essere medico nella sua visione dell’arte?
“All’arte mi sono sempre dedicato, fin da ragazzino, quando andavo a bottega da artisti di Vimodrone, dove abitavo. Poi ho scelto la professione di medico e questo mi ha portato a condividere l’esperienza del dolore e della sofferenza con i pazienti. E’ stato un impatto molto forte, attraverso vari percorsi ospedalieri: ho lavorato dieci anni al Don Orione, poi a Zingonia e a Ponte San Pietro. Oltre la diagnosi e la cura, il medico vede la persona e non si può rimanere distaccati, soprattutto se si ha una sensibilità spiccata. Il titolo di questa mostra “Introspezioni” sottolinea proprio questo nesso forte con l’aspetto psicologico e la relazione interpersonale. La mia arte parla dell’uomo per parlare all’uomo”.

Domenico Palumbo

Un’arte che interagisce per forza con le amministrazioni e gli enti si presta a progetti molto diversi.
“Qualche anno fa con le mie tele pittoriche in pvc ho realizzato una serie di borse a sostegno dell’Associazione Paolo Belli per la lotta alla leucemia. Contribuisco anche a Nepios, a favore dell’infanzia e della famiglia. La mia idea di arte è sempre a favore della comunità, certo ci vogliono i canali che lo consentano: per questo è importante trovare pubbliche amministrazioni sensibili e disponibili. Adesso come Comunitarte stiamo lavorando a un concorso il cui vincitore potrebbe esporre in esterno, come già faccio io. Mi piace anche collaborare con le scuole e lavorare con i ragazzi sul tema delle emozioni. I bambini sono straordinari, sono in grado di “staccarsi” dai propri disegni quando qualcuno li esamina dall’esterno: nel momento in cui l’opera diventa soggetto, è il lavoro a parlare, e l’artefice sta un po’ indietro. L’arte è relazione e partecipazione aperta, sempre, per questo prendere parte alle classiche mostre personali o collettive non mi interessa”.

Domenico Palumbo

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