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Vi ricordate di Alfredino? Trentasei anni fa scivolava nel pozzo maledetto

Era giugno. Era il 1981. Era a Vermicino, in provincia di Roma. E tutta Italia stava attaccata alla tv a fare il tifo, a piangere per il piccolo Alfredo Rampi, 6 anni appena, che era caduto nel pozzo artesiano in cui rimase sepolto vivo. Tre giorni di dolore in diretta.

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Vi ricordate di Alfredino? Trentasei anni fa scivolava nel pozzo maledetto. Era giugno. Era il 1981. Era a Vermicino, in provincia di Roma. E tutta Italia stava attaccata alla tv a fare il tifo, a piangere per il piccolo Alfredo Rampi, 6 anni appena, che era caduto nel pozzo artesiano in cui rimase sepolto vivo. Tre giorni di dolore in diretta. Tre gironi di agonia e di speranza. Anche dell’allora presidente Sandro Pertini, in lacrime al fianco di Franca Rampi che parlava ad Alfredino sull’orlo del pozzo: un capezzale profondo 64 metri.

‘Franca rampi, la mamma si occupa da allora del Centro Alfredino Rampi creato per evitare tragedie dei questo tipo: qui circa 240mila bambini e ragazzi partecipano ad incontri con i professionisti della sicurezza, come vigili del fuoco, volontari della protezione civile, speleologi e poliziotti. Trent’anni orsono invece c’era inesperienza e improvvisazione. Il coraggio e la tenacia non bastarono e i tg mandarono in onda la lunga diretta della sconfitta.

Maurizio Bonardo, l’allora caposquadra della centrale di Roma dei vigili del fuoco, non si è mai dato pace per ”la promessa non mantenuta”. ”L’immagine della sagoma di Alfredino ricoperta dal fango non la dimenticherò mai. Al padre, Nando ripetevo stai tranquillo, riporterò su tuo figlio. Purtroppo non è stato così. Se fosse successo oggi, invece, con le nuove tecnologie avremmo potuto agire più rapidamente”.

Giù nel pozzo era sceso Angelo Licheri, fattorino di una tipografia, ribattezzato l’ ‘Uomo Ragno’: era riuscito a resistere 45 minuti in quelle viscere, appeso a una corda e a testa in giù. Ha parlato ad Alfredino raccontandogli favole, mentre nel frattempo gli toglieva il fango dagli occhi e dalle labbra. L’ultimo momento di umanità. Quando Licheri è risalito era solo e in pessime condizioni. ”Lo afferravo e scivolava via, non potevo fare nulla”, racconta lui che oggi ha oltre 70 anni ed è su una sedia a rotelle.

 

 

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