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“Non è vero che Riina sta uscendo dal carcere, e basta improvvisarci giudici sui social”

Per capire meglio la vicenda, abbiamo interpellato il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo, Gianluigi Dettori: "La Corte non ha affatto affermato che il detenuto abbia diritto automaticamente a quei benefici"

Sta facendo discutere la sentenza della Corte di Cassazione sulla detenzione di Salvatore “Totò” Riina, storico capo di “Cosa nostra”, condannato a diversi ergastoli per omicidi e stragi, tra cui quella in cui nel 1992 furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta.

Riina, in carcere dal 1993 dopo una lunga latitanza, ha 86 anni ed è alle prese con gravi problemi cardiaci, renali e soffre di parkinsonismo vascolare. Dopo avere girato diversi penitenziari italiani in questi 24 anni, attualmente sta scontando la pena in una stanza, sorvegliatissima, della clinica universitaria di Parma.

La sentenza della Cassazione si riferisce a una decisione del tribunale di sorveglianza di Bologna, che nel 2016 ha deciso sulle richieste di pene alternative alla detenzione in carcere richiesto dal suo avvocato per gravi problemi di salute.

Il tribunale aveva negato il differimento della pena per Riina (cioè la sua sospensione o la sua trasformazione in arresti domiciliari), stabilendo così che le condizioni di salute di Riina gli permettessero di rimanere in carcere. La Cassazione ha però annullato la sentenza di Bologna, per “motivazioni carenti e contraddittorie”, decidendo semplicemente che deve essere emessa una nuova sentenza, con motivazioni diverse.

Una decisione che ha fatto storcere il naso a molti e c’è chi, come spesso accade, soprattutto attraverso i social ha ingigantito e distorto la questione al motto “Riina sta per uscire dal carcere”, seguito da osservazioni personali, spesso dai toni coloriti.

Per capire meglio la vicenda, abbiamo interpellato il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo, Gianluigi Dettori:

Dettori

– Il caso Riina sta facendo molto clamore in questi giorni. Da quanto si dice e si legge pare che possa lasciare il carcere da un momento all’altro: è proprio così?

“Non esattamente: la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Bologna la decisione di rigetto della detenzione domiciliare o di differimento della pena; ciò significa che il Tribunale dovrà ripronunciarsi sull’istanza del detenuto, applicando il principio affermato dalla Cassazione”.

– Quindi non ci sono ancora sconti o agevolazioni in vista per l’ex capo di Cosa Nostra?

“No, la Corte non ha affatto affermato che il detenuto abbia diritto automaticamente a quei benefici, ma solo che la motivazione con cui era stata rigettata l’istanza non era adeguatamente motivata, in particolare in punto di compatibilità dello stato di salute con il regime di carcerazione. Quindi il Tribunale, in sede di rinvio, potrà decidere di concedere o di negare nuovamente quel beneficio, purché motivi adeguatamente la sua decisione”.

– Da magistrato esperto, come giudica la decisione della Cassazione?

“Da magistrato mi limito a constatare che la Corte, che è il Supremo Giudice nomofilattico, cioe quello che deve insegnare come si interpreta una determinata norma, ha ritenuto che il provvedimento di Bologna fosse motivato in maniera insufficiente. Quindi non giudico affatto quella decisione, peraltro pronunciata in un procedimento di cui non conosciamo contenuto, documenti, le “carte” in genere”.

– Eppure in molti, anche sui social, si stanno pronunciando in questi giorni…

“Una cosa deve essere chiara: prima di avventurarsi in giudizi popolari sulle decisioni giurisdizionali, occorre anzitutto leggere le stesse carte che hanno letto quei giudici, e avere le competenze tecniche indispensabili per capire ciò che si è deciso. Mi chiedo perché nessuno pensa mai di poter effettuare un’operazione chirurgica, mentre tutti pensano di poter decidere (o criticare) una sentenza. Il diritto è una scienza con altissimo grado di tecnicismo, al pari dalle altre discipline scientifiche”.

– Pensa che sia giusto garantire una morte dignitosa a personaggi dal passato come quello di Riina?

“Anche questo non è un giudizio che compete al magistrato, il quale si limita ad applicare la legge al caso concreto sottoposto alla sua attenzione. Da cittadino ho le mie idee, ma non sono così interessanti, e mi consentirà di tenerle per me”.

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