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La crisi è alle spalle, Tenaris conferma: assume e investe

"La crisi è alle spalle” afferma il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. La conferma arriva anche da Michele Della Briotta, vice presidente e Managing director della Tenaris Europa, mentre descrive l'andamento del mercato e la situazione di Dalmine Spa, del gruppo Tenaris.

“La crisi è alle spalle” afferma il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Lo ripete anche Michele Della Briotta, vice presidente e Managing director della Tenaris Europa, mentre descrive l’andamento del mercato e la situazione di Dalmine Spa, del gruppo Tenaris.

Un quadro che si può riassumere in 5 punti: la ripresa delle assunzioni dopo una severa ristrutturazione, i nuovi investimenti, commesse ed espansione nei mercati grazie ai Big Data, lo smart working e Dalmine come centro di ricerca e sviluppo per Tenaris Europa.

ASSUNZIONI
Gli anni della crisi hanno scalfito anche il nome Dalmine Spa, che in bergamasca evoca lavoro, sviluppo, crescita. Eppure negli anni scorsi, a seguito di una serie di negative coincidenze Tenaris ha dovuto affrontare un piano severo di ristrutturazione, snellendo l’organico. L’assestamento del prezzo del petrolio, nuove commesse, nuovi campi di utilizzo dei prodotti Dalmine hanno permesso alla società di tornare ad assumente.

“In quattro mesi, da inizio anno, abbiamo assunto circa 100 persone, e nei prossimi mesi contiamo di assumerne altre trenta” afferma Michele Della Briotta. Un dato che torna a far sperare se si pensa che tra il 2015 e il 2016 la Dalmine fu costretta a lasciare a casa 400 persone. “Partiamo da un dato: tutti coloro che hanno lasciato la Dalmine hanno trovato un’occupazione, segno che questa azienda ha dei valori e forma le persone – aggiunge Della Briotta -. Alcuni erano giovani apprendisti. Quando li abbiamo richiamati sono stati ben lieti di tornare in Dalmine e questo non può farci che piacere”.

COMMESSE E MERCATI
La prima parte della fornitura di tubi per l’Eni, riferita al giacimento Zohr in Egitto, si è chiusa in anticipo ma vedrà Dalmine Spa in campo per produrre 160mila tonnellate per la fase due. C’è Leviathan, uno dei più grossi giacimenti nel Mediterraneo orientale, al largo delle coste israeliane: Dalmine produrrà tubi per linea con diametro compreso tra 219,1 mm e 508 millimetri e tutti i mother pipes per curve, per un totale di 85mila tonnellate di materiale. A questi si aggiunge una commessa per 25mila tonnellate di materiale per il sultanato dell’Oman, tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano. Non manca poi la produzione di acciaio per gli Usa in un mercato, quello Nord Americano in forte crescita, importantissimo e strategico per Dalmine.

Ci sono poi una serie di commesse, come la produzione di tubi meccanici che servono nel campo automobilistico, dove la Dalmine Spa si è aggiudicata un’importante fornitura negli Stati Uniti. Per questa lavoreranno in particolare i siti di Costa Volpino ed Arcore.

“Guardando all’andamento del petrolio e al fabbisogno mondiale di energia – osserva Della Briotta – ci aspettiamo sempre un gap tra la domanda e la produzione che faccia fare quel grande salto, previsto da molti esperti, che potrebbe creare un significativo balzo in avanti”.

C’è un dettaglio che va valorizzato. L’utilizzo dei Big Data. Solitamente utilizzati in campo finanziario, Dalmine li sta monitorando per scoprire nuovi processi produttivi utili e sbocchi di mercato.

RICERCA E SVILUPPO
Da tre anni Dalmine Spa ospita un un centro ricerca e sviluppo per Tenaris Europa. La scelta è caduta proprio su Dalmine per la sua posizione strategica con le università del Nord Italia e i centri di ricerca (Politecnico di Milano e di Torino, Università di Bergamo e Kilometro Rosso), e per un approccio diverso tra scuola e mondo del lavoro.
Un rapporto, quello tra università e industria, che caratterizza un territorio ad alta vocazione produttiva. Se da una parte Dalmine cresce e dimostra che la crisi è alle spalle a tutti gli effetti, e chiude un 2016 con un fatturato di 721 milioni di euro, dall’altra parte si deve osservare la ricaduta su altri settori. Un indotto difficile da quantificare, ma dal quale – logistica e trasporti, solo per fare un esempio – si registra un evidente beneficio.

SMART WORKING
È ancora in fase sperimentale, ma promette bene. È lo smart working che Dalmine Spa ha avviato da cinque mesi a questa parte con 190 persone che lavorano in amministrazione, personale, comunicazione, qualità, commerciale e ufficio legale. Più del 90% dei dipendenti si è cimentato nello smart working almeno per un giorno. Il progetto prevede 13 giorni in 5 mesi, quattro al mese. Ad usufruirne sono state più le donne degli uomini e piace molto ai giovani.

INVESTIMENTI
Dalmine investirà per il 2017 circa 50 milioni di euro, un budget di tutto rispetto per opere di manutenzione ordinarie e straordinarie che dimostra il forte impegno della società sugli impianti. Trenta milioni sono destinati infatti alla realizzazione di un nuovo trattamento termico dei tubi, mentre altri 10 sono stanziati per i fumi in vista dei parametri richiesti per l’ambiente con l’agenda 2020.

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