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Arianna Fidanza, ciclista professionista: “Passione e sacrifici, così ce l’ho fatta” foto

Figlia d'arte, Arianna corre per l'Astana Women's Team e si racconta: dalla sua passione per il ciclismo ai sacrifici per diventare professionista, fino alla tappa del Giro di domenica e le emozioni provate al seguito di papà.

“Impegnativa ed un po’ troppo difficile per le mie caratteristiche, però se dovessi correrla, terrei duro e ci proverei”: questo è il commento di Arianna Fidanza, classe 1995, ciclista professionista dell’Astana Women’s Team e già campionessa del mondo juniores su pista, figlia dell’ex corridore professionista Giovanni Fidanza (LEGGI QUI LA SUA INTERVISTA PER BERGAMONEWS) riguardo alla tappa numero 15 del Giro d’Italia a Bergamo domenica 21 maggio.

Una tappa che potrebbe piacere all’atleta bergamasca, soprattutto il finale movimentato, ma che purtroppo non potrà disputare, anche perché il Giro d’Italia femminile non transiterà in Lombardia: “E’ un peccato che il Giro femminile quest’anno non giunga nella nostra regione. Quest’anno si è scelto di concentrarsi sul Centro – Sud, nonostante questo cercherò di fare del mio meglio”.

Un Giro femminile duro e molto movimentato, ma quali saranno le aspettative di Arianna?

Sarà il mio primo Giro completo visto che lo scorso anno ho dovuto ritirarmi per poter partecipare al Campionato Europeo su pista. Punterò a vincere delle tappe, soprattutto quelle che potrebbero concludersi in volata, però terrò duro anche nelle tappe movimentate, per potermela giocare in volata con un gruppetto ristretto.

Una passione quella di Arianna che viene da lontano, anche grazie alla presenza in famiglia di papà Giovanni, corridore professionista negli anni ’90: “Essendo una famiglia dove la passione per il ciclismo è fortissima, visto che sia mio padre che mia madre erano corridori, è stato facile scegliere questa strada. La mia famiglia mi ha sempre sostenuta e questo sicuramente è stata una marcia in più”.

Una passione che è diventata anche un lavoro con il proseguo degli anni, con alcuni momenti belli, ma anche con molti momenti difficili: “In questo sport spesso sono più i momenti difficili di quelli facili. Non è semplice proseguire in quei momenti, anche se non ho mai pensato di smettere, però la passione e la volontà di raggiungere gli obiettivi prefissati sono stati più forti di tutto il resto”.

A mettere i bastoni fra le ruote non ci sono solo delusioni sportive e fatiche ma, specialmente se sei un atleta giovane, anche la scuola può non aiutare: “Ho frequentato il liceo delle scienze umane e l’ho concluso con buoni voti. Non è stato un periodo facile poiché, uscita da scuola verso le 13.30, mezz’ora dopo appena giungevo a casa mi mettevo in sella, in particolare d’inverno per cercare di sfruttare le poche ore di luce. Tornata a casa dovevo studiare e poi la sera andare a letto presto, perché il giorno successivo dovevo alzarmi presto per andare a scuola. Non è stato un periodo facile anche perché fuori dal ciclismo e dalla scuola non potevo far altro”.

Una vita complessa, nonostante ciò il mondo del ciclismo e la famiglia hanno aiutato moltissimo: “Durante quel periodo ho perso molti amici, anche per via del mio impegno ciclistico. Nonostante questo ho conosciuto molte persone nel mondo del ciclismo che mi hanno saputo aiutare, oltre che la mia famiglia che mi ha sempre sostenuta nel mio impegno”.

Tornando al mondo del ciclismo professionistico, abbiamo chiesto ad Arianna quali siano le prospettive del ciclismo femminile italiano e bergamasco: “Il movimento è in crescita, anche a Bergamo ci sono molte atlete giovani grazie anche alla presenza di molti appassionati. Il vero problema del ciclismo femminile italiano è che è poco considerato dai media e quindi rimane poco conosciuto. Inoltre molte delle squadre che sono presenti anche a livello professionistico, lavorano in maniera ancora tipica del dilettantismo e soltanto pochi team stranieri sanno dare le garanzie adatte alle atlete”.

In conclusione abbiamo chiesto ad Arianna quale è stato il ricordo più bello che ha del Giro d’Italia e chi vincerà la centesima edizione: “I momenti più belli sono due : la vittoria del primo Giro d’Italia di Paolo Savoldelli nel 2002 con l’Index – Alexia con papà come direttore sportivo e la partecipazione ad un tappa in ammiraglia quando papà era direttore sportivo della LPR. Nel secondo caso è stato un’emozione poiché ho conosciuto il ciclismo dall’interno, potendo anche la sera stare in albergo con la squadra e comprendere le sensazioni che si provano. Chi vincerà il Giro? Quintana perché è stato il più forte in salita”.

(ph. In Photo Studio)

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