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L’ospedale papa Giovanni corre al Giro: i trapiantati faranno l’ultimo chilometro a Bergamo

L’ultimo chilometro di gara sarà percorso da ciclisti che hanno ricevuto un trapianto. L’iniziativa, in programma il 21 maggio con l’arrivo a Bergamo del tour “in Rosa”, è promossa dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII in collaborazione con i volontari delle associazioni per la donazione e trapianto di organi e tessuti.

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L’ultimo chilometro di gara sarà percorso da ciclisti che hanno ricevuto un trapianto. L’iniziativa, in programma il 21 maggio con l’arrivo a Bergamo del tour “in Rosa”, è promossa dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII in collaborazione con i volontari delle associazioni per la donazione e trapianto di organi e tessuti.

Hanno già tagliato il traguardo più importante, ricominciare a vivere dopo un trapianto. Ora taglieranno l’arrivo del centesimo Giro d’Italia, precedendo i campioni delle due ruote: stiamo parlando dei ciclisti non professionisti dell’Associazione amici del trapianto di fegato di Bergamo e del gruppo di ciclisti AIDO, che vogliono sensibilizzare sull’importanza della donazione d’organi, per molti ancora oggi l’unica chance di sopravvivenza. Non saranno i soli ambasciatori del messaggio che il trapianto è vita: in Piazza Vittorio Veneto, nel pomeriggio di domenica, gli operatori dell’Ospedale e alcuni volontari delle associazioni coinvolte forniranno materiale informativo sul tema della donazione.

Pedalare e in generale fare sport è forse la miglior dimostrazione del risultato raggiunto grazie al dono ricevuto. Per questo l’iniziativa dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII – sostenuta da Promoeventi Sport RCS e realizzata in collaborazione con AIDO Associazione Italiana per la Donazioni di Organi, ADMO Associazioni Donatori Midollo Osseo, ACTI Associazioni Cardio Trapiantati Italiani, Amici del trapianto di fegato e L’Orizzonte di Lorenzo, anticipa i contenuti della Giornata nazionale per la donazione di organi e tessuti del 28 maggio, che coinvolge tutto il mondo dei volontariato di settore con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la popolazione sulle tematiche dei trapianti e sull’importanza di aderire alla donazione per contribuire a salvare molte vite.

“Con questa iniziativa intendiamo fornire una corretta informazione su un tema molto importante, infondendo nei cittadini la consapevolezza che donare gli organi è un atto di enorme generosità. La donazione – ha commentato Mariangelo Cossolini, coordinatore al Prelievo e trapianto d’organo della provincia di Bergamo – consente di ridare una concreta possibilità di vita a chi è in lista d’attesa e la speranza ai loro familiari e amici. Le Associazioni come quelle che hanno scelto di essere presenti oggi condividono questi principi, aiutandoci a promuovere una volontà che, ogni anno, aiuta a salvare vite umane. Per poter donare gli organi è sufficiente iscriversi all’AIDO, o portare con sé una dichiarazione di volontà sulla donazione contenente i propri dati anagrafici (cognome, nome, luogo e data di nascita), il numero di un documento di identità, la data e la firma. In alternativa si può segnalare la propria volontà negli uffici di ATS oppure, se il proprio Comune è tra gli aderenti al progetto ‘Donare gli organi: una scelta in Comune’, è possibile comunicare la propria volontà all’atto del rinnovo della propria carta di identità’”.

Quello della donazione è un tema sul quale la provincia di Bergamo è ad ogni modo già molto sensibile. Sono almeno 112 su 242 i Comuni aderenti al progetto del Ministero della Salute che permette di comunicare la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti all’atto del rinnovo della carta di identità. Un contributo che permette alla Regione Lombardia di raggiungere il significativo dato di ben 533.363 dichiarazioni espresse di consenso o diniego a donare su poco più di 2 milioni totali a livello nazionale. Si tratta di un gesto comunque importante. La legge prevede che se il defunto non ha esplicitato la propria volontà in vita con gli strumenti consentiti, spetta ai familiari del defunto l’interpretazione della volontà del loro caro sulla disponibilità alla donazione post-mortem. Anche su questo fronte comunque nell’anno 2016 la provincia di Bergamo registra il minor tasso di opposizione espresso dai familiari, con una percentuale del 21%, contro una media del 28,9% in Lombardia e del 32,8% a livello nazionale.

Donare è un gesto che può contribuire a salvare vite umane. Al 31 dicembre dell’anno scorso erano 9.026 i pazienti in attesa di un organo. Nonostante il numero elevato di trapianti eseguiti ogni anno in Italia (3.694 solo nel 2016), sono circa 400 le persone che ogni anno muoiono in Italia in attesa di un organo che non arriva in tempo. Altissimo il numero di pazienti in attesa di un rene (6.793), che fa registrare i tempi di attesa medi più lunghi insieme al cuore (3,1 anni la media) e subito dopo il pancreas (3,5 anni). I tassi percentuali di mortalità in attesa si verificano invece soprattutto per il polmone, con il 9,8% dei pazienti che muoiono in attesa, a seguire il cuore (6,2%) e il fegato (4,1%).

L’Ospedale Papa Giovanni XXIII è il primo in Italia in grado di eseguire qualsiasi tipo di trapianto, si tratti d’interventi neonatali, pediatrici o su pazienti adulti. Tra le eccellenze di Bergamo l’area di trapiantologia pediatrica, con più della metà di tutti i trapianti effettuati in Italia. Numerosi i primati che sono stati raggiunti: l’Ospedale di Bergamo è primo per volume di trapianti di fegato in Italia e tra i primi dieci in Europa, ha indicatori di performance superiori allo standard europeo e paragonabili ai livelli statunitensi per il cuore, mentre da tredici anni conduce un programma innovativo per il doppio trapianto di reni in pazienti over 60.

“Siamo sempre in prima linea nelle iniziative rivolte alla sensibilizzazione della donazione e del trapianto di organi – ha dichiarato Carlo Nicora, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII –. Nel corso del 2016 sono stati effettuati nella nostra struttura 153 trapianti di organi solidi che, aggiunti ai trapianti di cornee e di midollo, raggiungono i 315 interventi in un anno, quasi uno al giorno. Ciò è reso possibile da un’attenta e continua operazione di sensibilizzazione promossa dai nostri operatori e dalle associazioni presenti sul territorio e dalla grande macchina organizzativa che l’ospedale mette in camp

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