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Preghiere e lettera di Mastrovito: guarigione straordinaria per il bimbo caduto in una vasca

Tecnicamente morto, migliaia di persone pregano in tutto il mondo per la sua vita e, dopo oltre due settimane, il bambino si riprende.

E’ salvo il bambino di due anni scivolato nella vasca d’acqua del giardino di casa a Mandello del Lario, in provincia di  Lecco, lo scorso sabato 29 aprile e ricoverato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Tecnicamente morto, migliaia di persone hanno pregato e pregano in tutto il mondo per la sua vita e, dopo oltre due settimane, il bambino si riprende.

Dopo quindici giorni in prognosi riservata, a cavallo tra la vita e la morte, lo scorso venerdì 12 maggio i medici di Bergamo hanno sciolto definitivamente la prognosi, trasferendo Ambrogio (il nome del bambino) dal reparto di Terapia intensiva a quello di Pediatria. La guarigione ha dello straordinario, e qualcuno grida al miracoloso, visto che il piccolo paziente era tecnicamente deceduto, o almeno questa è stata la constatazione di uno dei medici.

La vicenda risale alla fine di aprile: il bimbo di 2 anni cade nella vasca dei pesci del giardino della casa della sua famiglia rischiando di annegare. Soccorso, è trasportato in ospedale, ma le sue condizioni sono gravissime. La vasca, realizzata a forma di piccolo laghetto artificiale, non ha un livello molto alto dell’acqua, ma il bimbo scivola rimanendo comunque sommerso. Perde i sensi e ingerisce molta acqua.

A raccontare della straordinaria guarigione è il quotidiano Resengoneonline.it partendo dai fatti accaduti subito dopo l’increscioso fatto di cronaca quando “una signora, che aveva da poco fatto un corso di rianimazione, s’avventa sul bambino e gli pratica il massaggio cardiaco facendogli espellere l’acqua dai polmoni. Pochi minuti dopo passano dal luogo dell’incidente (sempre casualmente ?) due operatori del Soccorso degli Alpini di Mandello, i quali provvedono a praticare al piccolo un’iniezione di adrenalina facendogli ripartire il cuore bloccato da diversi minuti, riuscendo così a stabilizzarlo”.

Il bambino, in arresto respiratorio, viene portato al campo sportivo e da lì, con un elicottero, viene trasportato all’Ospedale San Giovanni XXIII di Bergamo. Ricoverato in terapia intensiva pediatrica con prognosi gravissima ed alto pericolo di vita comunicano i medici, o in caso di sopravvivenza, il rischio è di irreparabili lesioni cerebrali.

Da quel momento i genitori e i nonni s’aggrappano alla loro fede e chiedono una grazia alla Madonna.

Nella chiesa dell’ospedale bergamasco campeggia la monumentale opera della Croce del maestro Andrea Mastrovito che, informato delle gravi condizioni in cui versa Ambrogio, manda dal suo studio di New York una toccante lettera al piccolo. Ai piedi della Croce della chiesa i parenti di Ambrogio (che non sono ammessi nell’area delle cure del bambino) si recano in continuazione e lì affidano la loro disperazione a Cristo Salvatore. Sono consapevoli che le condizioni di salute del loro piccolo siano gravissime e che le speranze di vita sono praticamente nulle.

L’unica consolazione, che allevia un po’ la loro angoscia, è di sapere che molte persone, scossi dalla vicenda di Ambrogio, pregano per la sua salute.

Tecnicamente morto, dopo oltre due settimane il bambino si riprende e dal 12 maggio scorso, salvo, è ricoverato in Pediatria. “I miracoli esistono. Siamo noi, anche cristiani praticanti, che non li riconosciamo”: il commento del sacerdote di Lecco, monsignor Franco Cecchin.

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