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Mafia e supermercati Lidl, scatta l’inchiesta

Durante l’inchiesta è emerso come la famiglia Laudani attraverso una serie di società cooperative facenti capo a diversi imprenditori, fosse riuscita a infiltrarsi nel tessuto economico lombardo

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I supermercati della Lidl e la società di vigilanza di Palazzo di giustizia a Milano. Sono due obiettivi su cui era riuscita a mettere le mani la cosca mafiosa dei Laudani del catanese. Ad accertare le infiltrazioni un’inchiesta coordinata dalla Dda di Milano che ha portato all’arresto di 14 persone e al commissariamento di 4 direzioni regionali della Lidl e del consorzio che gestisce la sorveglianza privata a Palazzo di Giustizia.

Durante l’inchiesta è emerso come la famiglia Laudani attraverso una serie di società cooperative facenti capo a diversi imprenditori, fosse riuscita a infiltrarsi nel tessuto economico lombardo. Nella prima si intercettazione si sente uno degli imprenditori che facevano parte della rete, Emanuele Micelotta prendere accordi con Enrico Borzì un affiliato considerato il cassiere della cosca.

Borzì è al centro di un’altra intercettazione ambientale che documenta vari scambi di denaro con l’imprenditore Giacomo PolitiCi sono poi due incontri provati dalle immagini delle intercettazioni avvenuti a Lissone e Milano, il primo tra Politi e un prestanome, Vincenzo Strazzulla, e il secondo tra Micelotta e Domenico Palmieri, ex dipendente della provincia di Milano e attuale sindacalista.

Quest’ultimo sarebbe stato a libro paga della cosca catanese e avrebbe facilitato l’aggiudicazione degli appalti di pulizia negli edifici scolastici milanesi a favore dei 5 imprenditori arrestati grazie alla conoscenza della responsabile del servizio gestione contratti trasversali di Palazzo Marino, Giovanna Afrone finita ai domiciliari.

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