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WeRun si trasforma in WeArt: fusione tra sport e arte

Anna Mocchi, classe 1998, ci racconta WeArt, l'evento appena concluso che ha unito sportivi e amanti dell'arte alla GAMeC di Bergamo, a cui Anna ha partecipato attivamente.

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Gli ingredienti sono sempre quelli: scarpe da ginnastica, tuta e voglia di mettersi in gioco, ma questa volta non si corre in giro per la città. Le suggestioni che emana la bellissima Bergamo vengono sostituite dalla potenza delle opere d’arte racchiuse in GAMeC e in Accademia Carrara. Si chiama “WeArt” e dal 7 al 15 aprile ha unito sportivi e amanti dell’arte.

“Non abbiamo inventato nulla”, mi spiegano i ragazzi di WeArt terminato l’allenamento in Gamec, “traendo ispirazione da un’ attività teatrale svoltasi al Metropolitan Museum of Art di New York, abbiamo deciso di portare al museo WeRun, l’allenamento collettivo che facciamo il mercoledì sera per le vie di Bergamo.”
Che sia il risveglio muscolare in Carrara alle 7 o il mix di esercizi di body weight la sera in GAMeC , preservare le opere è il primo pensiero. Tutti i movimenti svolti all’interno dei musei erano posti al fine di entrare meglio in contatto con le opere che ci circondavano riuscendo così ad abbandonare contemporaneamente corpo e mente.

WeArt ha pensato sia agli amanti dell’ arte sia agli sportivi: l’attività non era pesante e la musica accompagnava chi nei musei si sente spaesato. Rimembrando una lezione dell’ Università, Carlo risponde così quando gli chiedo il perché della musica che a me suonava strana: “Non c’è nulla di più imbarazzante che guardare un’opera in silenzio e non sapere cosa si stia guardando realmente ma soprattutto non sapere a cosa pensare.” Come WeRun, anche WeArt vuole spingere le persone ad entrare in contatto con realtà e luoghi con i quali, probabilmente non entrerebbe mai in contatto.

E se “mens sana in corpore sano”, come si suol dire, WeArt ci ha insegnato che l’esercizio fisico è condizione indispensabile per l’efficienza della facoltà spirituale.

Ho storto il naso quando sono venuta a scoprire dell’iniziativa, devo ammetterlo.
Lungo la mia adolescenza sono spesso entrata in contatto con musei, mostre e opere d’arte e l’idea di rapportarmi in modo diverso in luoghi da me ritenuti “sacri” mi spaventava.

we art

Mente chiusa? Non credo. Schiva? Forse.

Con il mio amore per l’arte e il mio minuto corpicino da lanciatrice di coriandoli che non riesce nemmeno a coordinare la mano destra con la gamba sinistra, ho deciso di buttarmi e partecipare attivamente a WeArt proposto sia in GAMeC che in Carrara: ne sono rimasta molto soddisfatta.

Non é mai bene partire prevenuti o non partire proprio.
Parlare con i volenterosi ragazzi di WeArt ha generato uno scambio di idee diverse, ma allo stesso tempo costruttive. Se per me osservare un’opera durante un esercizio fisico è servito a sentirmi più a mio agio, per una persona che difficilmente comprende l’arte, ascoltare musica e svolgere attività fisica ha smorzato silenzi imbarazzanti.

È stato interessante partecipare a quest’iniziativa ancora in via di sperimentazione, ora ho qualcosa da raccontare, ma ancora preferisco andare a correre in un parco e osservare le opere di Lotto senza toccare con le mani le punte dei piedi.

Amante dell’arte lo sono giá, chissà magari potrei iniziare a fare Yoga.
Ma non sperateci troppo.

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