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Atalanta-Bologna, Beppe Savoldi dice ‘Dea’: “Le motivazioni fanno la differenza”

Beppegol da Gorlago è sicuro: "Nerazzurri più forti e determinati, ma se pensano che sia una partita facile allora potrebbero complicarsi la vita"

“Partita facile? Sulla carta sì, ormai l’obiettivo del Bologna è stato raggiunto e ha mollato, mi dicono anche gli amici che stanno là e sono un po’ giù di morale, la squadra manca di motivazioni. Quelle motivazioni che invece sono fondamentali e spingono l’Atalanta: l’obiettivo è restare lì e vede il traguardo più vicino e i nerazzurri ci credono, sono giovani spensierati che giocano per il piacere di giocare. Questa è la miglior medicina per una buona prestazione e perciò l’Atalanta dovrebbe vincere. Poi il calcio, si sa, è imprevedibile”.

Così parla Beppegol, alias Beppe Savoldi, bergamasco di Gorlago (il paese ora famoso anche per Andrea Belotti, il bomber italiano numero uno), cresciuto nell’Atalanta e poi tornato a Bergamo a fine carriera (73 presenze e 18 gol) e passato poi al Bologna, dove ha collezionato la bellezza di 230 partite in campionato e 96 gol e anche un titolo di capocannoniere nella stagione 1972-73, assieme a Gianni Rivera e Paolo Pulici.

Sembra preistoria, tanti tifosi ancora non erano nati, eppure Savoldi a 70 anni suonati (compiuti lo scorso 21 gennaio, è stato ospite di Bergamonews qualche settimana dopo) sembra ancora un ragazzino. Naturalmente si parla di Atalanta-Bologna con un occhio particolare ai bomber, a Petagna, a Gomez e a questa Atalanta che sta volando.

Si diceva sfida facile, però col Sassuolo non lo è stata affatto. Savoldi distingue le due situazioni: “Intanto il Sassuolo è migliore del Bologna, poi l’Atalanta non era l’Atalanta brillante delle ultime prestazioni, non vorrei che avesse iniziato la caduta ma non credo… Poi i giocatori venivano dalle convocazioni in Nazionale e ai giovani quei momenti danno un po’ alla testa, sono al centro dell’attenzione e qualcosa perdono”.

In effetti a Roma l’Atalanta ha fatto più di quel che si pensasse: “Infatti ha messo paura alla Roma, anche senza Gomez. Magari proprio per questo i giallorossi l’hanno presa un po’ sottogamba, però l’Atalanta ha dimostrato di esserci”.

Le milanesi? “Hanno i loro problemi, poi devono dimostrare conn il cambio di proprietà di riuscire a centrare l’Europa, sperando che l’Atalanta molli e torni indietro. Ma ci vuol altro…”.

Bomber Savoldi cosa dice di Petagna che fa un gran lavoro, è preziosissimo per la squadra ma fa pochi gol? “Mah, a Petagna si chiede un determinato movimento, lui deve creare varchi per i compagni. Bisogna capire se, lasciato libero, può essere non solo rifinitore ma anche goleador. Gioca così perché glielo chiede l’allenatore oppure… Ma sarà improbabile che ci diano una risposta. Però alla fine se hai dentro qualcosa in certi momenti lo dimostri, quindi secondo me adesso lui non ha ancora dimostrato di avere quel senso del gol da cannoniere. Deve ancora esprimerlo”.

In compenso segnano in tanti, nell’Atalanta. “Perché nelle squadre di Gasperini non c’è mai stato un goleador, certo se mi parlate di Milito è diverso, ma hanno sempre giocato tutti per la squadra”.

Anche Gomez… “Beh Gomez ha rapidità, tocco di palla, lui cerca l’uno contro uno, riceve palla sull’esterno e aspetta l’avversario per saltarlo. Vedete che non gioca al centro. Come giocavo io? Quando ho iniziato nell’Atalanta, alla fine degli anni Sessanta, avevo Danova e Rigotto che facevano le ali e grazie ai loro cross potevo fare gol. Al Bologna avevo Perani e anche Fedele, terzino di fascia, che mi rifornivano di cross e grazie a loro spesso facevo gol di testa. Dipende dal gioco che si fa, prendete il Napoli: se ha Milik e quindi una torre lì davanti punta sui cross, se gioca con i tre piccoletti allora vanno in gol palla a terra. Nell’Atalanta quando crossano Petagna è sull’esterno perché crea lo spazio per chi si inserisce, io invece ero sempre là in mezzo ad aspettare palloni…”.

Tornando all’Europa, si può anche attaccare la Lazio o bisogna temere soprattutto il ritorno delle milanesi? Savoldi non si fida del tutto: “Ci sarà da giocarsela, le milanesi sono più… rispettate, hanno un occhio di riguardo e questo potrebbe condizionare l’Atalanta. Nel dubbio favorisci la squadra che ha più potere, più blasone: io sono convinto che sotto questo aspetto le cose non sono cambiate, la sudditanza c’è ancora. Quindi stiamo attenti”.

In conclusione, cosa bisogna temere dal Bologna? Forse Destro o Verdi? “Destro è un buon giocatore ma non mi sembra temibile, a meno che Verdi inventi qualcosa. Ma io dico Atalanta: può temere questa sfida solo se pensa di averla già vinta”.

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