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Pipi Carrara e Attilio Nani, due esposizioni da non perdere

C’è tempo fino ai primi di maggio per visitare le due mostre dedicate da Gamec a Pipi Carrara e Attilio Nani – la prima in Gamec, la seconda all’ex Ateneo di Scienze Lettere Arti in Città Alta. Ma dopo averle visitate, viene da chiedersi perché aspettare. Le due esposizioni creano un ponte ideale, raffinato e saldo, attraverso i territori di ricerca della scultura italiana così come si sono delineati nella ricchissima officina della terra bergamasca del primo e del secondo Novecento.

La qualità dei due scultori, voci personali e significative del panorama locale (locale più per scelta di vita che per orizzonti d’indagine e per talento), emerge con sicurezza dalle due rassegne, di cui quella di Pipi Carrara risulta se mai esigua in termini di opere scelte – ma per chi si fosse perso l’ampia antologica allestita alla galleria Ceribelli nel 2010 l’attuale percorso, nello spazio ParolaImmagine della Gamec, merita senz’altro la visita.

“Sperimentazioni sulla forma” è il titolo della mostra, curata da Maria Cristina Rodeschini e da Attilio Pizzigoni, dedicata all’artista nato nel 1925 e scomparso nel 2008, formatosi alla bottega famigliare del padre Umberto il quale a sua volta aveva continuato e ampliato l’attività di marmista del nonno.

Collocati su ampie basi riflettenti che ne esaltano la tensione spaziale e la forza archetipica, una serie di lavori in legno, gesso, bronzo, terracotta, mettono a fuoco temi e varianti di un racconto plastico ininterrotto, che ama sondare i misteri della forma nelle sue molteplici articolazioni. L’elemento della “cerniera”, dello snodo, così caratteristico della sua arte, crea un raffinato gioco di equilibri tra le parti piene e quelle vuote, che si apprezza specialmente nelle sculture-ingranaggio, nelle strutture-meccanismo, difficilmente assimilabili all’astrattismo come al figurativismo. Spicca, tra tante forme geometriche e meccanomorfe, la serie dedicata al rinoceronte, costituita di sei elementi in bronzo che attraverso la progressiva semplificazione della massa corporea declinano l’idea stessa di “paradigma formale” dall’integrità della figura all’astrazione dell’icona.

Ne viene un profilo sintetico ma intenso di questo figlio d’arte ed erede di un mestiere di lunga tradizione.

Proprio come lo fu Attilio Nani, classe 1901, formatosi alla bottega del padre Abramo, abile sbalzatore e cesellatore clusonese. “La scultura disegnata” è il titolo della mostra in suo onore, aperta fino al 7 maggio all’ex Ateneo, curata da Maria Cristina Rodeschini e Valentina Raimondo. In un allestimento sobrio e calibrato su pezzi scelti, si possono ammirare numerosi ritratti di amici, di artisti e familiari, in terracotta, lamina di rame e bronzo, oggetti di design e d’arredo come piatti, coppe, vassoi, ciotole, oltre a varie opere grafiche dalle prove d’accademia agli studi di figura, acqueforti, puntesecche, disegni – questi ultimi parte del Fondo Attilio Nani custodito alla Biblioteca Civica Angelo Mai.

Tra le opere in mostra spicca una deliziosa “Donna incinta” in lamina di rame del 1956 (cm. 74 x 17 x 20), di grande forza e delicatezza, la cui struttura incompiuta – durante l’esecuzione fu lasciata priva di braccia e di testa – “connota l’opera di una natura frammentaria, acuendone la modernità“, come rilevano le curatrici.
Nell’inquadrare l’operato di Attilio Nani nel suo secolo, Maria Cristina Rodeschini sottolinea che “pur non essendo mancate allo scultore occasioni di confronto nazionale – dalla Quadriennale di Roma alla Triennale di Mailano alla Biennale di Venezia – il suo impegno ha soddisfatto con continuità le richieste di un territorio che in lui non ha fatto fatica a riconoscersi”. La rete dei contatti e delle collaborazioni di Nani con il milieu artistico bergamasco fu effettivamente ricca e fitta, da Giacomo Manzù ad Alberto Vitali, a Trento Longaretti, a Luigi e Sandro Angelini, a Pino Pizzigoni, a Giovanni Muzio. Una storia fatta di talento, di curiosità, di umiltà.
Nel pregiato catalogo si legge con interesse l’approfondito e circostanziato studio della storica dell’arte Valentina Raimondo, che dello scultore bergamasco rileva come non sia possibile “distinguere in lui l’anima dell’artigiano da quella dello scultore”. “Lo studio dell’arte antica e dei modelli”, infatti, costituisce secondo l’esperta una chiave “da cui non si può prescindere per una corretta lettura della sua opera che, sebbene isolata e non facilmente catalogabile, possiede un candore e un forte senso di poesia”.

La mostra di Attilio Nani, a ingresso libero, si può visitare dal martedì al venerdì dalle 14.30 alle 18, sabato, domenica e festivi dalle 9.30 alle 13, dalle 14.30 alle 18.
La mostra di Pipi Carrara, sempre a ingresso libero, è aperta tutti i giorni (tranne il martedì) dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

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