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Moonlight: una storia di formazione (anche sessuale)

Giulia Personeni, classe '94, ha visto il film Moonlight, vincitore del premio Oscar come miglior film 2017, e ci racconta la sua personale interpretazione della pellicola.

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Quando sono andata al cinema per vedere Moonlight non avevo idea di quale fosse la trama del film. Sapevo che aveva vinto un Oscar (non che sia una garanzia, per carità, ma tendenzialmente ci azzeccano) e che aveva come protagonista un bambino vittima di bullismo, nient’altro. Le aspettative erano alte e devo dire che non sono state deluse.

La pellicola, per farvela breve, segue la vita di Chiron, un ragazzo nero omosessuale che vive in una zona malfamata di Miami con la madre tossicodipendente.
A dire la verità, la prima cosa che ho pensato quando tutti gli elementi del protagonista sono emersi è stata “ma questo qui tutte ce le ha?”, perché l’impressione iniziale è stata proprio quella di voler fare di questo protagonista una vittima cosmica, a cui appiccicare tutte le sventure possibili: senza padre, bullizzato per il suo orientamento sessuale, con una madre drogata che non si preoccupa minimamente del figlio, che vive in un quartiere di malavitosi.
In fondo credo che sia questa l’unica “pecca”, se così si può dire, del film. Mi spiego meglio: sebbene gli attori siano stati, a mio parere, fenomenali, io non sono mai riuscita ad entrare in empatia con il protagonista. Fino alla fine c’è stato qualcosa che non mi ha convinto del tutto di lui.

In ogni caso, questo non ha influenzato (troppo) l’impatto che il film ha avuto su di me.
L’ho trovato di un realismo delicato ma al contempo crudo tanto da essere disarmante: non sembra finzione, la storia e soprattutto l’interpretazione assorbono l’attenzione di chi guarda fino a farlo sentire lui stesso un personaggio.
Quindi, riprendendo le fila, la vita di Chiron è suddivisa tra la sua “infanzia”, la sua adolescenza e la sua maturità.
E’ quindi una storia di formazione, dove si segue l’evoluzione e la crescita del protagonista.

Nel corso delle varie “fasi” incontriamo personaggi che contribuiscono in maniera positiva o negativa alla crescita di Chiron: dalla madre stessa che, volente o nolente, lo costringe a crescere e ad arrangiarsi; a Juan e Teresa, che lo fanno sentire amato come in una vera famiglia, lo aiutano a capire la sua identità e ad accertarsi per come è; a Kevin, il primo ragazzo con cui Chiron ha un rapporto e che conferma, se vogliamo, un’identità sessuale a lungo nascosta e molto sofferta.

Chiron viene preso di mira fin da piccolo dai suoi compagni e non ha un sostegno di nessun tipo, perché la madre non si cura minimamente di lui. Gli unici appoggi psicologici che ha sono Juan e Teresa, che lo incontrano per casualità ma lo accolgono come un figlio e cercano di fargli acquisire fiducia in sé stesso. Purtroppo però Juan muore e di nuovo a Chiron viene a mancare una figura di riferimento maschile. Nel frattempo, anche “Piccolo” (come lo soprannominano i compagni) è cresciuto e non è più un bambino semplicemente con una camminata un po’ “effemminata”, ma un ragazzo in piena fase adolescenziale, che forse le idee un po’ più chiare le ha.

Qui però subentrano altri fattori, nello specifico compagni di scuola omofobi e arroganti, che lo prendono di mira e quindi nel momento in cui la sua sessualità dovrebbe trovare piena maturazione, viene repressa e ridicolizzata.
Il primo momento di conferma e di appagamento dopo la tanta frustrazione è una scena molto bella e intima del film, nella quale finalmente Chiron si sente protetto e si lascia andare, sentendosi libero di essere sé stesso.
Da qui fino alla fine del film questo tema di nuovo resterà latente ma non protagonista, perché Chiron si allontanerà dal luogo di nascita, e di conseguenza dalla madre, da Kevin, da Teresa e dai bulli della scuola, portando a termine la sua crescita (fisica) ma rimanendo un bambino, di fatto, nell’ambito della sessualità. Fondamentalmente, dal momento in cui lo lasciamo a metà film con Kevin è come se la sua maturazione fisica e sessuale procedessero separate. Anzi, questa divisione è ulteriormente sottolineata da uno sviluppo eccessivo dal punto di vista fisico, quasi a voler compensare una mancanza di altra natura.

Secondo la mia personale lettura la completa maturità e accettazione di sé vengono alla fine del film, quando si riunisce con Kevin.
La prima volta che ho visto il film sono rimasta un po’ in dubbio sul significato della scena (non voglio svelare tutto quanto, se l’ avete già visto lo capirete altrimenti guardatelo) ma rivedendolo ho capito che è in quegli ultimi istanti del film, quando finalmente Chiron si decide a parlare apertamente (è un personaggio che parla molto poco tendenzialmente, fa fatica a comunicare quello che prova nel corso dell’intera pellicola), che viene sancito il passaggio da bambino a uomo e di conseguenza una maturità fisica e sessuale sullo stesso livello.

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