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Italiani passionali anche sugli investimenti, l’emotività prevale sulla razionalità

È quanto emerge dalla prima rilevazione dell’Osservatorio UBI Pramerica People LAB, Osservatorio permanente sul sentiment dei risparmiatori italiani

Gli italiani sono fortemente condizionati nelle proprie scelte di risparmio e investimento da eventi d’attualità di forte impatto mediatico, soprattutto se nazionali, ma non in grado di condizionare i trend di lungo periodo dei mercati. Hanno una conoscenza poco approfondita dei tecnicismi finanziari (es. bail-in, QE); mostrano, invece, di assimilare più facilmente termini riconducibili ad elementi concreti e più vicini al quotidiano (es. i PIR e la possibilità di investire nell’economia reale).

Questo il quadro che emerge dalla prima rilevazione dell’Osservatorio UBI Pramerica People LAB, progetto voluto da UBI Pramerica SGR, società ai vertici nel mercato italiano del risparmio gestito con circa 50 miliardi di euro di masse in gestione, frutto della partnership industriale tra il Gruppo UBI Banca (65%) e Pramerica Financial (35%), nono gestore di patrimoni al mondo[2], e condotto da KANTAR TNS, società di ricerca che già conduce Eurobarometro, un sondaggio sullo stato dell’opinione pubblica nei diversi Paesi membri dell’Unione.

Sono soprattutto gli eventi nazionali a preoccupare gli italiani. I principali freni alla propensione a investire sono corruzione (81%) ed entità del debito pubblico (77%), seguiti da stabilità dei Governi (68%), emergenza dei migranti (67%) e disoccupazione (67%). Sul palcoscenico internazionale, invece, il terrorismo (72%) e la nascita di regimi autoritari/ poco democratici anche in Paesi vicini all’Italia (70%) creano molta più inquietudine di eventi politici rappresentati dai media come altamente destabilizzanti, quali la presidenza Trump (56%) o la possibile uscita di alcuni Paesi dalla UE (45%).

Questi dati testimoniano un bias comportamentale degli investitori, che si lasciano influenzare da eventi impattano sulla sfera emotiva che, però, non condizionano l’andamento dei mercati, i cui trend di lungo periodo dipendono dall’andamento dell’economia e degli utili aziendali. Eventi esogeni come quelli che allarmano gli italiani possono al più determinare movimenti di breve periodo, ma non incidono su questi trend.

Inoltre, in tema di educazione finanziaria, dall’indagine è emerso che il 64% del campione conosce il significato di almeno uno dei seguenti termini: bail-in, quantitative easing, core tier 1 e gestione attiva. Andando, però, nel dettaglio, si registra che il significato preciso dei termini bail-in e QE, da tempo frequentemente richiamati dalle pagine delle testate nazionali e dai telegiornali, sia noto solo, rispettivamente, al 34% e al 31%. Al contempo, termini più vicini al quotidiano sembrano essere assimilabili più rapidamente. È il caso dei PIR, nuova soluzione di investimento al centro dell’attenzione dall’inizio dell’anno, che si caratterizza per la possibilità offerta ai privati di investire nel tessuto delle piccole e medie imprese italiane a fronte di vantaggi fiscali. Nonostante si parli di PIR solo da pochi mesi, il 26% del campione ha dichiarato di conoscerlo; ben uno su quattro degli intervistati è interessato a sottoscriverlo e uno su due è disposto a prenderlo in considerazione.

“In questo contesto gli operatori finanziari, custodi dei risparmi degli italiani, continuano a giocare un ruolo centrale che implica anche un’importante responsabilità”, commenta Andrea Ghidoni, Amministratore Delegato e Direttore Generale di UBI Pramerica SGR, aggiungendo, “l’emotività dei risparmiatori italiani emersa dalla rilevazione, infatti, ci fa riflettere sul ruolo della nostra industria, chiamata ad accompagnarli in scelte d’investimento più consapevoli e razionali. Questo compito rappresenta per noi una grande opportunità che porterà ad un rafforzamento della fiducia dei risparmiatori nei nostri confronti”.

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