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L’amore, i figli, l’impegno, le canzoni… Roberto Vecchioni si racconta

“La vita che si ama. Storie di felicità” è il tour che sta portando in alcuni prestigiosi teatri d'Italia. Una bella chiacchierata in cui si parla di canzoni, musica, figli ed amore con uno tra i più importanti cantautori italiani

La vita che si ama. Storie di felicità” è il tour che sta portando Roberto Vecchioni in alcuni prestigiosi teatri d’Italia. Una bella chiacchierata telefonica in cui si parla di canzoni, musica, figli ed amore con uno tra i più importanti cantautori italiani. Mercoledì 26 aprile Roberto Vecchioni farà tappa al Teatro Comunale di Vicenza accompagnato dalla sua storica band. Lo raggiungo telefonicamente per parlare del nuovo tour, di canzone d’autore e di amore. Amore che viene declinato nelle sue molteplici forme: da quello per i figli a quello per una donna, a quello per l’impegno sociale e politico. Un filo rosso che attraversa tutta la poetica del Professore scavando nel profondo e toccando corde inaspettate dell’animo umano.

roberto vecchioni

Da qualche mese è in tour nei teatri di tutta Italia con una serie di concerti che vanno sotto il titolo “la vita che si ama. Storie di felicità”. La prima cosa che mi è venuta in mente è che lei abbia voluto tracciare una linea netta e dividere le cose buone della vita da quelle meno belle. Come cambia il modo di amare negli anni?

Questa cosa la deve vedere graficamente. Con gli anni le cose istintive tendono a diminuire e le cose razionali ad aumentare. C’è un momento preciso in cui si incrociano le due linee, è circa verso i quarantacinque/cinquant’anni, ed è il migliore; poi diventi sempre più saggio e meno istintivo. Da giovane sei più istintivo, più burrascoso e meno saggio, da giovane fai cose incredibili ed esagerate, da giovane l’amore è una fiamma che dura poco, che si consuma subito. Quando poi passano gli anni l’amore diventa un qualcosa di più lungo, di più meritato e riflessivo. Questo non significa però che a settantanni non si possa innamorarsi come un pazzo ed essere come un ventenne, sono cose che succedono tranquillamente (ride)

Il suo modo di raccontarlo è cambiato nello stesso modo?

Io non sono proprio come quelle due linee lì, io sono molto istintivo, sono molto burrascoso, sono per le cose che si consumano, ti fanno soffrire ma poi ti fanno godere. Per me la vita è questa, non è mai una linea piatta ma è sempre una grande sfida. Anche l’amore è una continua sfida, io da trentacinque anni ho amore per una sola persona che è mia moglie e l’innamoramento è continuo. La bellezza di quest’amore è che non si è mai adombrato, non si è mai addormentato, è sempre un’amore come un innamoramento. Ogni volta che la vedo e la sento è, se non proprio come la prima volta, quasi…

In “Vorrei essere tua madre” lei canta “per amarti senza amare prima me vorrei essere tua madre”… la componente “egoistica” nell’amore verso una donna viene meno quando si parla di amore verso un figlio? si è disposti a soffrire di più per un figlio?

Non saprei… sono due sofferenze diverse. Con il figlio hai il legame di sangue, è una cosa particolare, sei tu più piccolo, è molto più complessa la vicenda. Con la donna puoi discutere, pensare, ragionare.. con il figlio invece ti arrendi facilmente, cerchi di capirlo, a volte sei troppo duro. Penso che il rapporto di un padre con il figlio sia sempre sbagliato perché il padre non dovrebbe mai coccolarlo, non deve essergli amico ma deve fare sì che il figlio lo superi. L’unico modo perché un figlio sia indipendente e vivo nella sua vita è quello di andare oltre suo padre; questo è un fatto è psicologico ma anche di esistenza. Invece io ho sbagliato. Ecco, vede come sono? Io questo non l’ho mai fatto (ride). Probabilmente ho educato male i miei figli, ho sempre giocato con loro, ho sbagliato tutto. Però qualcosa di buono loro mi dicono che glielo ho lasciato: i sogni, la libertà…

Competere con un padre come lei non credo sia facile.

Sì, è molto difficile e non bisogna mai provocarla questa cosa, non bisogna mai fargliela vedere. In questo sono stato bravo devo dire, non ho mai infierito con la mia attività, con il mio essere popolare, non l’ho mai preso come punto a favore mio contro di loro. Questo mai e poi mai! Ho sempre sperato che i miei figli facessero un mestiere “comune”.

Questo tour che è una dedica ai figli: come è stata vissuta da loro?

L’hanno recepita bene, sopratutto le femmine che sono più innamorate del padre. Hanno avuto una grande felicità perché sono cose che restano tuta la vita. I maschi sono sempre un pochino più menefreghisti (ride).

Mettere al mondo un figlio oggi non è una cosa semplice. Ci vuole più incoscienza o più coraggio?

Ci vuole molto coraggio, non serve incoscienza. Secondo me un figlio bisogna averlo, resto del parere che la vita senza un figlio sia un deserto. Anche se qualcuno mi ha contraddetto… (fa una breve pausa)… è vero, ognuno fa quel che vuole, la libertà è di tutti, però credo che avere un figlio riempia la vita e aumenti le potenzialità di felicità, di diversità della vita.

La musica è stata oltre che un modo per vivere anche un modo per sopravvivere alla vita?

La musica per me è stata tutta la vita, è il modo più rapido di comunicare che ho. Emozione e musica, emozione e musica… non c’è diario ne romanzo che comunichi così tanto. Una canzone, tre minuti, è lo sfogo di un attimo che devi sfogare veramente. Il piacere di poter andar a prendere argomenti e personaggi del passato mai trattati. Quando mi metto a fare un disco sono in un’atmosfera quasi divina, non che io sia Dio, ma mi sento preso da un’emozione così forte che nulla riesce a darmi un’emozione del genere. Poi dura uno o due mesi, il tempo che sono in sala di registrazione, ma è una cosa che tutti dovrebbero provare. Ti senti importante per gli altri, per la gente a cui comunichi queste cose e allo stesso tempo ti liberi di un sacco di cose. Fare canzoni è un auto-psicanalisi, è uno sfogo e mi fa star bene. Rispetto ad alcuni anni fa, se penso per esempio a quella che era la scuola cantautorale, mi sembra che oggi ci siano meno artisti disposti a sporcarsi le mani fino in fondo. Penso dipenda molto anche dal pubblico. Il pubblico che c’è adesso si guarda poco dentro, ha paura delle grandi rivoluzioni, dei grandi messaggi. E’ finita l’epoca dei Guccini, dei Renato Zero… queste grandi verità, queste bellissime verità sono viste con sospetto.

Il pubblico di adesso preferisce cose che come un’onda ti passano sopra e vanno dall’altra parte.

Non perché i ragazzi siano superficiali, ma perché hanno un modo diverso di approcciare la vita, non vogliono distruggersi dentro una canzone ma vogliono che la canzone sia soltanto un attimo della loro vita. Negli anni Settanta le canzoni erano quasi una legge, erano una accompagnamento continuo.

Come è cambiato negli anni il suo rapporto con il pubblico?

E’ migliorato, sì è ingrandito.. il pubblico che viene a vedermi sa tutto di me, se sbaglio una parola me lo dice. Ho fatto due concerti recentemente a Roma e Firenze, per fortuna stra colmi di gente, molto belli e non mi lasciavano più andare via e mi chiedevano anche canzoni poco conosciute. La sua agenda vedo che è parecchia piena, già nei prossimi mesi… Ho moltissimi concerti in programma, a Natale devo uscire con un disco inedito che parlerà di cose attuali. Questo è il mio lavoro e lo farò (sorride).

Roberto Vecchioni sarà al Teatro Comunale di Vicenza, con la data più vicina a Bergamo e alla Lombardia del suo tour teatrale in programma mercoledì 26 aprile alle 21. I biglietti sono in vendita alla biglietteria del tcvi dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 18.15 e online sul sito www.tcvi.it e in tutti gli sportelli della Banca Polare di Vicenza.

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