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Dr. Vecchi Odontoiatria Biologica

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Infiammazione silente, il dottor Vecchi: “Attenzione, può arrecare gravi danni alla salute”

È silenziosa ma può arrecare gravi problemi alla salute. L’infezione silente, chiamata anche “silent inflammation”, è un processo infiammatorio che può cominciare senza che ce ne rendiamo conto e avere importanti ripercussioni su diversi organi del corpo. Abbiamo intervistato il dottor Andrea Vecchi, esperto in materia, per saperne di più.

È silenziosa ma può arrecare gravi problemi alla salute. L’infiammazione silente, chiamata anche “silent inflammation”, è un processo infiammatorio che può cominciare senza che ce ne rendiamo conto e avere importanti ripercussioni su diversi organi del corpo.

Tipici campanelli d’allarme sono costituiti dalla presenza di malattie parodontali, sovrappeso, glicemia, ipertensione arteriosa e colesterolo: l’igiene orale, una corretta alimentazione e la pratica di attività fisica aiutano a evitarla. Per accorgersi di soffrirne e predisporre terapie è necessario che il proprio medico adotti una visione complessiva e integrata, che consideri patologie e stile di vita del paziente. Un approccio che caratterizza lo studio medico-chirurgico e odontoiatrico dottor Stelio Vincenti – dottor Andrea Vecchi, realtà d’avanguardia che svolge la propria attività con professionalità e continuo aggiornamento.
Abbiamo intervistato il dottor Andrea Vecchi, esperto in materia, per saperne di più.

Che cosa è la “silent inflammation”?
È un’infiammazione cellulare: a differenza di quella classica, si trova al di sotto della soglia di percezione del dolore e non manifesta disturbi, calore, arrossamento o rigonfiamento. Tuttavia, comporta rischi per la salute in quanto rappresenta la causa scatenante di molte malattie croniche poiché interrompe la rete di segnali ormonali del corpo. Per questo, viene anche definita “infiammazione cronica sistemica di basso grado” (ICSBG).

E quali conseguenze può avere?
L’infiammazione silente è il minimo comune denominatore di molte gravi malattie, sistemiche e non, caratteristiche dei Paesi industrializzati o in via di rapido sviluppo, centrate su quello che è stato definito il “quartetto mortale” (Kaplan, 1989): sovrappeso/obesità, alterata regolazione del glucosio, ipertensione arteriosa e alterazioni dei grassi circolanti nel sangue in grado di favorire l’inizio dell’aterosclerosi, una malattia vascolare cronica e progressiva.
La combinazione di quadri clinici strettamente correlati e spesso interdipendenti è indice di diabete mellito tipo 2, patologie cardio-vascolari, alcune neoplasie maligne (come il cancro della mammella, colon-retto, pancreas), malattie neurodegenerative (ad esempio la malattia di Alzheimer-Perusini, il morbo di Parkinson o la Sla) e complicazioni gravidiche (come il diabete gestazionale), ma anche problemi di fertilità (policistosi ovarica).

Silent inflammation

Cosa può favorire l’infiammazione silente?
Innanzitutto, un’alimentazione non sana e corretta. Sotto la lente c’è il cibo spazzatura (junk food, trashfood), i piatti elaborati e antigenici, ma anche le bevande zuccherate che hanno sostituito l’acqua, l’eccessivo consumo di acidi grassi saturi, come i trigliceridi di origine animale/vegetale (carne, grasso del latte, burro, strutto, olio di cocco) e acidi grassi prodotti industrialmente come le margarine. Contestualmente, uno scarso consumo di pesce, fibre, frutta e verdura, oppure la carenza di vitamina D, K e magnesio. A questi squilibri nella dieta si lega una composizione anomala della flora batterica del cavo orale, soprattutto delle gengive e dell’intestino.
Ma i fattori scatenanti non sono finiti.

Ci spieghi…
Il nostro stile di vita può favorire lo sviluppo dell’infiammazione silente. Ad esempio, sono fattori scatenanti anche una ridotta attività fisica, le tante ore trascorse davanti al televisore, ai videogiochi o al computer, sonno insufficiente, stress continuo, consumo cronico di alcool, sigarette, le malattie parodontali, l’età e l’inquinamento ambientale. Inoltre, la situazione viene aggravata da infezioni/infiammazioni acute non risolte, risolte solo parzialmente o troppo velocemente.

E come è possibile accorgersene?
Ci sono alcuni marcatori nel sangue che possono essere utilizzati per misurare direttamente i livelli d’infiammazione sistemica cellulare in una cellula (il cosiddetto SIP, “silent inflammation profile”, ovvero il profilo dell’infiammazione silente). Quello più comunemente usato per diagnosticare l’infiammazione è la proteina C- reattiva (CRP, i cui valori normali sono 5-6 mg/l), prodotta dal fegato. Occorre considerare, però, che un elevato rapporto tra gli acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6 nella membrana cellulare bersaglio spesso può precedere di diversi anni l’aumento della proteina C-reattiva.
Ma ci sono anche altri parametri da tenere sotto controllo.

Quali sono?
L’omocisteina (valori normali 5-12 μm/l), un aminoacido contenente zolfo in grado da solo di aumentare l’incidenza di malattie cardiovascolari, morbo di Alzheimer, osteoporosi e diabete mellito tipo 2. Un altro indicatore da monitorare per verificare l’infiammazione silente è l’emoglobina glicata (Hbg, che deve essere inferiore a 6,5mg/l), utilizzata come marker rilevatore della glicemia media degli ultimi 3-4 mesi e indice di valutazione del rischio di sviluppare complicanze diabetiche.
Oppure, la vitamina D, il cui valore se inferiore ai parametri fisiologici (30-150 ng/ml) determina non solo una riduzione della massa ossea, affezioni e perdita di massa muscolare e deficit della regolazione del sistema immunitario, ma è coinvolta anche nella regolazione della pressione arteriosa e nella progressione dell’aterosclerosi.
La carenza di vitamina D si associa a una maggior frequenza di infarto miocardico e di ischemia cerebrale, ad aumentato rischio di tumore della mammella, colon, prostata, ovaio, linfomi e diabete mellito tipo 2.
Infine, altro marcatore è la colesterolemia: attualmente, più che il valore assoluto di Colesterolo, viene valutato il rapporto tra la frazione LDL e HDL, indice di possibile rischio cardiovascolare.

Silent inflammation

Per concludere, come è possibile intervenire?
In odontoiatria l’uso di terapie specifiche come le Citokine SKA consente di interrompere il cronicizzarsi della patologia, come l’intossicazione da metalli pesanti, l’infiammazione parodontale, le infezioni croniche come i granulomi.
Siamo dunque in presenza di una rete di interazioni complesse, regolata unicamente da meccanismi di stimolazione infinitesimale, ma sufficiente per sensibilizzare o occupare qualche unità di recettori cellulari o plasmatici. Questa soglia consente di innescare reazioni a catena che agiscono in senso regolatorio sul network immunologico.
A livello preventivo, oltre ad adottare uno stile di vita sano e un’alimentazione corretta, è utile ridurre le fonti di rischio.

In che senso?
Come indica la risoluzione dell‘assemblea del parlamento europeo del 27 maggio 2011, bisogna allontanare il più possibile i metalli tossici dall‘ambiente di vita umano, ostacolare il loro bioaccumulo in natura, la loro presenza nella catena alimentare e nell‘organismo umano. Contestualmente, è prioritario attuare misure preventive di politica sanitaria tese alla riduzione del sovraccarico per l‘uomo dovuto a queste sostanze dannose.

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