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Stop ai voucher, 45 giovani della Gamec restano senza lavoro

Il Governo dice stop ai voucher e gli effetti si fanno sentire su molti fronti. Anche a Bergamo. La lettera di denuncia arriva in redazione da Giulia Buttazzoni, 23 anni di Bergamo

Il Governo dice stop ai voucher e gli effetti si fanno sentire su molti fronti. Anche a Bergamo. La lettera di denuncia arriva in redazione da Giulia Buttazzoni, 23 anni di Bergamo.

Gentile Bergamonews,
mi dispiace disturbarvi per quello che probabilmente sarà solamente uno sfogo come tanti altri che avete ricevuto in questo periodo. Ma in ogni caso penso che mi sentirò meglio dopo avervi parlato di ciò che mi è successo, anche se non cambierà nulla.
Sono una ragazza di 23 anni di Bergamo che come tanti altri giovani sta provando a farsi strada nel mondo del lavoro a piccoli passi mentre si sta laureando, andando contro tutti i pregiudizi della gente che pensa che noi giovani ce ne stiamo seduti sul divano a spendere i soldi dei nostri padri.

Ho due piccoli lavoretti entrambi in regola, di cui uno retribuito a voucher in una Onlus di Bergamo (la GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea), e insieme a me lavorano altri 45 ragazzi tra i 20 e i 30 anni circa. Un ente rispettabile che fa le cose in regola per cui lavoro da circa due anni, dove ho imparato cosa sia la passione per un lavoro che ami e soprattutto cosa voglio diventare da grande. Abbiamo ricevuto oggi (lunedì) la notizia che grazie al decreto legge di eliminazione dei voucher approvato dal nostro Governo, e soprattutto la tremenda stupidaggine di eliminarli senza prima trovare una soluzione che sostituisca i voucher, la Gamec per cui lavoravamo si trova con le mani legate e a partire da aprile ci devono lasciare tutti e 45 a casa.

Si trattava di un lavoro saltuario, di circa 3 turni (di circa 8 ore) al mese per ogni ragazzo. Un tipo di lavoro perfetto per uno studente universitario che vuole un po’ di indipendenza facendo le cose assolutamente in regola. La Gamec si è già detta disponibile a riprenderci in un futuro se e quando lo Stato approverà un contratto sostitutivo ai voucher. Ora però la Gamec si trova con le mani legate e deve coprire la fine della mostra di Mario Cresci (che chiuderà al 17 aprile) con una cooperativa perché hanno voucher solo fino al 1° aprile. Quindi non siamo solo noi ragazzi le vittime in questa storia, ma anche le mille aziende ed enti onesti che si sono ritrovati in questa situazione.

Non so neanche come esprimere il dispiacere che provo. È come se la fatica di due anni di lavoro fosse sparita in un soffio. Non tanto per i soldi che non guadagnerò, visto che per mia fortuna ho un altro lavoretto per cui ho appena rinnovato un contratto a chiamata di un anno, ma perché lavorare in Gamec mi faceva stare bene e mi rendeva felice, oltre al fatto che ho imparato tanto perché per mia fortuna era un luogo di lavoro inerente ai miei studi.

Tutti si lamentano per la “fuga delle menti” all’estero dei giovani d’oggi. Io voglio stare in Italia, nel Paese dove sono cresciuta che trovo meraviglioso, ma come posso farlo se lo Stato non guarda a noi giovani? Dicono che i voucher siano stati eliminati perché veniva abusato l’utilizzo e favoriva il lavoro in nero. Ma perché pensavano che eliminandoli la gente venisse assunta? Soprattutto senza prima proporre una soluzione? Quello che hanno ottenuto è che nel mio piccolo caso una Onlus rispettabile come la Gamec fosse messa con le spalle al muro e dovesse decidere di lasciare a casa 45 ragazzi volenterosi perché non aveva un modo di retribuirli in regola.

Lo Stato mi ha spezzato un piccolo sogno che stavo costruendo con la forza di volontà e la passione. E noi ragazzi adesso cosa dovremmo fare? Trovare la forza di rimetterci in piedi dopo questa delusione e avendo di fronte uno Stato che ci rema contro? Penso di poter parlare a nome di tutti i giovani che, come me, si saranno trovati all’improvviso a piedi: lo Stato sta facendo perdere a noi giovani la cosa più importante, la speranza nel futuro.

Ho scritto questa lettera in preda a molta rabbia e tristezza.
Grazie
Giulia Buttazzoni

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