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Minacce di morte e auto danneggiata da neonazisti: sotto scorta il giornalista Berizzi

Autori delle invettive sarebbero alcuni membri di un gruppo neonazista sul quale l'inviato bergamasco di Repubblica sta svolgendo inchieste da anni

Il giornalista bergamasco Paolo Berizzi è finito sotto scorta dopo una serie di intimidazioni e minacce di morte sui social, fino ai danneggiamenti della sua auto qualche giorno fa. Autori delle invettive sarebbero alcuni membri di un gruppo neonazista sul quale l’inviato di Repubblica sta svolgendo inchieste da anni.

Gli insulti e le offese andavano avanti da tempo, attraverso il web. Nei giorni scorsi, però, si è andati un po’ oltre, con la vettura di Berizzi, parcheggiata sotto la sua casa in centro a Bergamo, vandalizzata: ignoti hanno inciso un crocifisso sul cofano, una svastica su una delle portiere e un simbolo delle SS su un’altra.

Il giornalista dopo una serie di esposti alla procura di Varese, ha così scelto di rivolgersi alla questura bergamasca per denunciare quanto accaduto. Il caso è stato analizzato dal Comitato di prevenzione e sorveglianza della prefettura di Bergamo, che ha deciso per la sorveglianza dinamica nei confronti di Berizzi: agenti di polizia controlleranno la sua abitazione e i luoghi che frequenterà. Della vicenda si sta occupando la Digos bergamasca, che sta cercando di individuare i colpevoli.

Berizzi ha scritto diversi articoli sul gruppo, che non sono mai stati ben digeriti dai responsabili. Dopo una pubblicazione del giornalista bergamasco, nei mesi scorsi, tre deputati del Pd avevano presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’interno Marco Minniti.

Solidarietà a Berizzi è arrivata dai deputati bergamaschi Antonio Misiani ed Elena Carnevali, dal Comitato di redazione di Repubblica e dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana: “Provvedimenti immediati ed esemplari nei confronti dei componenti della formazione neonazista che minaccia il giornalista Paolo Berizzi di Repubblica – hanno invocato il segretario generale e il presidente della FNSI, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti – . Ce n’è abbastanza perché il ministero dell’Interno adotti i provvedimenti previsti dalla legge, disponendo lo scioglimento del suddetto gruppo”.

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