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Champions League, ora si fa sul serio: ecco cosa ci hanno lasciato gli ottavi di finale

Si sono conclusi gli ottavi di finale di Champions League. Stefano Buzzotta, classe 1993, ci racconta alcune curiosità sulle squadre protagoniste degli ultimi match, con un focus particolare sulle otto che hanno passato il turno

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Si sono conclusi gli ottavi di finale di Champions League. Ecco alcune curiosità (partiamo, come spunto, dai freddi numeri) sulle squadre protagoniste dei match, con un focus particolare sulle otto che hanno passato il turno.

10, come i gol segnati tra andata e ritorno dal Bayern Monaco del “nostro” Carlo Ancelotti all’Arsenal. Gli inglesi, reduci da una disastrosa doppia prestazione (5-1, 1-5), non raggiungono i quarti di finale del massimo torneo territoriale dalla stagione 2009/2010. Un po’pochino. Mostruoso lo strapotere fisico e tattico dei bavaresi, primissimi candidati alla vittoria finale (e il Carletto nazionale tendenzialmente in Champions è una garanzia).

9, come il classico numero di maglia del bomber. Questi ottavi ci hanno regalato una quantità spropositata di reti, ben 62, con una media di quasi quattro a partita. E, al netto di gol di difensori, centrocampisti e ali, non si sono fatte pregare le vecchie (o nuove) classiche punte, con il nove o meno sulle spalle. Gli habitué Lewandowski (due reti tra andata e ritorno), Cavani, Benzema, Suarez, Aguero (due anche per lui), il graffio di vecchi leoni come Falcao (pure per el tigre doppietta) e El nino Fernando Torres, la freschezza di attaccanti nuovi ai palcoscenici europei, come Vardy (il suo gol all’andata di fatto ha tenuto aperto-e reso possibile- il discorso qualificazione per il gioiello Leicester) e la roboante tripletta di Aubameyang. È il definitivo riscatto dell’antico e illustre ruolo, il centravanti, che le innovazioni guardiolesche sembravano aver messo in discussione.

8, come le partite consecutive in cui il Real Madrid, in questa edizione della Champions, ha preso almeno un gol. Cioè tutte. Nonostante un attacco stellare e un centrocampo di prima qualità, i blancos non hanno entusiasmato per le prestazioni difensive, e non sono mai riusciti a terminare una gara a porta inviolata (e senza sofferenza: vedi alla voce Napoli). Buona colpa è attribuibile all’estremo difensore: Navas non si sta dimostrando all’altezza del ruolo (arduo) che fu del monumento Casillas.

7, cioè il mancato traguardo di Pep Guardiola. Se avesse passato il turno, per l’allenatore del Manchester City sarebbe stata la settima edizione consecutiva almeno ai quarti di finale, dopo le 4 volte con il Barcellona e le 2 col Bayern. L’allenatore catalano, dopo l’ottima partita di andata, si è invece scontrato con gli enfant terrible del Monaco e la loro poco pronosticabile fame di rimonta, trovandosi per la prima volta estromesso dalle migliori otto.

6, bisogna proprio specificarlo?, come i gol del Miracolo al Camp Nou. In una serata che passerà alla storia, il Barcellona ribalta ogni pronostico e in otto minuti mette a segno la rimonta più incredibile che la storia della competizione ricordi: nessuno, in Europa, aveva mai rovesciato un 4-0 subìto all’andata. Mai dare per vinti i blaugrana, al loro decimo accesso consecutivo ai quarti di finale: che potenza.

5, come l’occasione mancata, appunto dal PSG. Quella, cioè, di accedere ai quarti per il quinto anno consecutivo, e magari stavolta andare pure un po’ oltre. Invece la squadra degli emiri raccoglie una batosta epocale, si scioglie nelle sue fragilità e vanifica la partita perfetta del Parco dei Principi. Risultato: anni di spese folli, campioni e fior di allenatori, zero titoli fuori dalla Francia. In questo sport sempre più plutocratico, la conferma che per fortuna il denaro non è (non ancora?) l’unica cosa che conta.

4, come le edizioni consecutive dell’Atletico Madrid ai quarti. I Colchoneros sono ormai ospiti fissi tra le otto grandi d’Europa (con due finali negli ultimi 4 anni), merito di una filosofia e di un gioco che derivano dal carisma e dall’abnegazione del suo Lìder maximo Diego Pablo Simeone, dalla coesione di un gruppo che non molla mai e da una tifoseria fedele e appassionata. Capito, PSG?

3, come i gol di Aubameyang (già citati prima). La magnifica tripletta del gabonese contro il Benfica vanifica la vittoria lusitana dell’andata (con gol di un altro centravanti vero, Mitroglou) e consegna un altro passaggio del turno alla bella realtà del Borussia Dortmund. Complimenti anche ai gialloneri, che nonostante le spoliazioni dei potenti cugini del Bayern, in Europa dicono ancora la loro.

2, come i gol con cui il piccolo Leicester ha regolato il Siviglia nella partita di ritorno, dopo aver perso di misura in Andalusia. Prestazione tutta cuore e corsa per i campioni d’Inghilterra che, nonostante il triste (e un po’ ingrato) epilogo con Claudio Ranieri, hanno ancora voglia di stupire il mondo del pallone. Prima partecipazione assoluta alla Champions, ed è già impresa. Sotto a chi tocca, le Foxes non hanno paura di nessuno.

1, proprio a simboleggiare la solitudine del Leicester, unica squadra inglese ai quarti. I masters, come amano definirsi loro, non portano più di un club tra le prime otto d’Europa dalla stagione 2013-2014 (Chelsea e Manchester United), e più di due addirittura dal 2010-2011, quando a rappresentare la Regina furono Chelsea, M. United e Tottenham. L’anno scorso, solo il Manchester City; due anni fa addirittura tutte le inglesi fuori agli ottavi o ai gironi, come quattro anni fa; tre anni fa solo il Chelsea. Sono lontani i tempi (2007) quando su quattro semifinaliste, tre erano britanniche… E noi non siamo da meno: con la sola Juventus a rappresentarci ai quarti per tre volte nelle ultime cinque edizioni (compresa la corrente), il solo Milan nel 2011/2012, la sola Inter nel 2010-2011. Per trovare due italiane tra le prime otto, dobbiamo risalire ancora al 2006-2007 (Milan e Roma): bei tempi andati… Per contro, la Spagna porta tre club con regolarità ai quarti di finale da cinque edizioni consecutive.

0, come i gol presi dalla Juventus nella doppia sfida vinta contro il Porto. La Vecchia Signora, unico residuo italico fuori confine, ha la miglior difesa del torneo (solo due gol presi nei gironi), come da buona tradizione italiana (e juventina), incarnata simbolicamente nei suoi leader: l’ormai esperto Leonardo Bonucci e la leggenda vivente Gigi Buffon. La solidità granitica e l’arrembante attacco permetteranno ai ragazzi di Allegri di affrontare le corazzate continentali senza timori reverenziali? Dopo la finale persa nel 2015, è tempo di nuove sfide.

Questi gli accoppiamenti dei quarti di finale:

  • Juventus-Barcellona;
  • Bayern Monaco-Real Madrid;
  • Borussia Dortmund-Monaco;
  • Atletico Madrid-Leicester.

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