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Anniversario dell’Unità d’Italia: “Io decido di festeggiare il mio paese”

17 marzo: in quanti conoscono l'anniversario dell'unità del nostro paese e perché nessuno ne parla a scuola? Ci riflette Nicole Motta, classe 1997

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Per uno studente le due settimane tanto agognate di vacanze natalizie sono sacre. Così è stato anche per me: mi sono richiusa nella mia stanza divorando episodi di ogni telefilm possibile, allontanandomi da interrogazioni e ansie inutili. Mi sono imbattuta in una serie tv norvegese, Skam, la quale ha come protagonisti dei giovani ragazzi adolescenti alle imprese con i primi amori, drammi scolastici e lavorativi, prendendo proprio spunto da quello che accade nella quotidianità. In un episodio, si ritrovano a festeggiare il 17 maggio con parate, indossando vestiti d’epoca e pranzi in famiglia. Ovviamente vi starete chiedendo che cosa significa quel giorno per loro. Nel lontano 1814, in Norvegia, veniva firmata la Costituzione.

Ho iniziato a domandarmi se anche in Italia ci sono queste tradizioni e non mi è venuto in mente niente, eccetto le parate di carnevale organizzate dall’oratorio.
Se non sbaglio, anzi, sono certa di non sbagliare, il 17 marzo per il nostro Paese è un giorno fondamentale. Eppure, so che alcuni penseranno che, sì, è importante, ma non sapranno effettivamente che cosa accadde in quella data nel 1861.

Ora che ho svelato l’anno, sicuramente avrete capito di cosa sto parlando: dell’Unità d’Italia. Ci ho pensato a lungo, ho cercato sulle feste tradizionali del nostro paese, sul calendario preimpostato del telefono e ho trovato una casella vuota, niente di niente. Le uniche notizie che ho trovato sul motore di ricerca Google sono i festeggiamenti per il 50esimo, 100esimo e 150esimo anno dell’unità del nostro paese.

I professori sono le prime persone che ci fanno studiare la storia del nostro paese, la storia che ci ha portato qui, ma quando il 17 marzo arriva alle porte, nessuno di loro si ferma per spendere due parole, perché finire il programma è la cosa che conta. Mi ricordo che l’anno scorso un solo compagno su ventisei sapeva che cosa si festeggiasse quel giorno, mentre proprio oggi il professore di storia non ha nemmeno speso una parola in merito a ciò.

In famiglia non ci si ritrova e non si fa un cenone tutti insieme, fra amici non si parla e non si commemora questo giorno. Sui gruppi di Whatsapp si parla della festa di San Patrizio, tutti a bere birra e brindare. Ma brindare cosa esattamente? Una festa che nemmeno ci appartiene o l’Unità d’Italia?

Mi dispiace deludervi ma io scelgo il nostro Paese, almeno una volta; e mi viene spontaneo domandarmi dove sia finito quello spirito di patriottismo che ci fanno studiare con affanno sui libri.

In fondo, se siamo ciò che siamo è proprio grazie a quello che accade quel lontano 17 Marzo: siamo italiani e lo siamo proprio grazie a quello che fu stabilito centocinquantasei anni fa.

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