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Motoslitta in zona protetta: “Multa ok, non serve accertare il danno ambientale”

Il Tribunale di Bergamo ha respinto il ricorso di quattro motoslittisti bergamaschi che erano stati sorpresi dalla Guardia Forestale in un punto in cui vige il divieto di transito: il giudice ha stabilito la legittimità della sanzione anche in assenza di un danno ambientale accertato.

La sentenza potrebbe fare giurisprudenza perchè per la prima volta un tribunale ha applicato la norma regionale che prevede la possibilità di sanzionare chi non rispetta il divieto di utilizzo di motoslitte al di fuori delle strade nei cosiddetti ambienti alpini aperti, anche senza alcun accertamento di danno ambientale.

Il Tribunale in questione è quello di Bergamo che ha condannato quattro motoslittisti bergamaschi al pagamento di 350 euro per un fatto che risale al marzo dello scorso anno: la Guardia Forestale, allora, li aveva sanzionati perchè sorpresi a passare su prati e pascoli nella Zona a Protezione Speciale del Parco delle Orobie, in località Conca dei Campelli in direzione del Passo del Vivione.

I quattro avevano presentato ricorso, sostenendo che il loro transito non poteva essere stato accertato dagli agenti che nel verbale non avevano indicato il punto esatto in cui sarebbe avvenuta la violazione.

I ricorrenti avevano anche contestato la sussistenza del danno ambientale di minima entità in quanto le motoslitte erano dotate di regolari dichiarazioni di conformità e non avevano prodotto né fumi né rumori molesti: per questo motivo avevano chiesto che venissero ritirate le sanzioni a loro carico.

Il Tribunale di Bergamo, però, ha considerato infondata la loro opposizione, richiamando in particolare una delibera di Giunta del 2009 e una legge regionale del 1983.

“Il Parco delle Orobie Bergamasche – si legge nella sentenza – è riconosciuto come parte della Rete Natura 2000 e vi risultano istituite 3 aree definite come Zone di Protezione Speciale (ZPS) che comprendono i principali habitat propri dell’orizzonte alpino. Tra gli ambienti più rappresentativi vi sono gli Ambienti Alpini Aperti che devono essere protetti da ogni disturbo derivante dal passaggio di mezzi motorizzati. L’area in cui è stato verificato il transito delle motoslitte si colloca proprio in questo habitat protetto”.

Nella delibera di giunta dell’8 aprile 2009 la Regione aveva precisato che “per gli ambienti alpini aperti è vietato l’uso di motoslitte e battipista al di fuori delle strade, fatti salvi l’utilizzo per ragioni di servizio nelle arre sciabili e in rapporto all’attività dei rifugi, limitatamente al trasporto dei clienti e all’approvvigionamento delle derrate alimentari dei materiali di uso corrente” mentre la legge regionale 86/83 prevede che “in caso di violazioni che comportino danno ambientale di minima entità, per il quale non si ritenga opportuna l’ingiunzione di ripristino o di recupero ambientale o che non comportino danno ambientale, si applica la sanzione amministrativa”.

“Diversamente da quanto sostenuto dai ricorrenti – spiega la sentenza – la sanzione in oggetto non presuppone l’accertamento di un danno ambientale, che può anche mancare, ma solo la constatazione di violazioni che in base ad valutazione ex ante il legislatore ha individuato come nocive dell’habitat che ha inteso tutelare. Nel caso che qui occupa, appunto, a tutela degli ambienti alpini aperti è stato istituito il divieto di vietato l’uso di motoslitte e battipista al di fuori delle strade (art. 3 cit.) la cui trasgressione può essere punita a prescindere dalla causazione di alcun danno all’ambiente. L’attestazione sopra riportata per la quale gli agenti hanno assistito al transito sui prati – pascoli non può essere contestata se non tramite la proposizione della querela di falso”.

Querela che non è mai arrivata e quindi, per il giudice, “nessuna delle censure mosse alle ordinanze opposte può essere accolta”.

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