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Fingerpools – Una startup bergamasca per condividere in tutto il mondo la propria piscina

Proseguiamo l’iniziativa di Innovation Club dedicata alle più promettenti Startup Italiane con un’intervista a Paola Carobbio e Beatrice Adorni, cofounders di Fingerpools.

È un’innovazione tutta rivolta al benessere quella di Fingerpools, la prima piattaforma web al mondo di pool sharing che si propone di diventare il punto di riferimento globale per chi cerca un posto esclusivo dove tuffarsi. Fingerpools consente, da una parte, a chiunque possieda una piscina (hotel, B&B, agriturismi, real estate, golf club, tennis club, ecc.. e privati) di diventare host e condividerla con altri guadagnandoci. Dall’altra, si rivolge alle persone desiderose di trascorrere una giornata al sole in piscina a prezzi competitivi, in un contesto privilegiato e ritagliato su misura in base alle proprie esigenze.

Qual è la vostra storia e il vostro percorso lavorativo?

PAOLA: Sono laureata in filosofia, ho alle spalle 15 anni di giornalismo e 7 anni di commercio. E devo dire che l’esperienza in questi ambiti professionali differenti sta tornando utilissima per Fingerpools.
BEA: Sono laureata in legge e ho lavorato per una società che produce droni e realizza servizi per grosse aziende nel settore dei media, curando soprattutto gli aspetti normativi Enac. Poi Paola mi ha parlato di Fingerpools.

Com’è nata l’idea?

B: È venuta a Paola a giugno 2015: si moriva di caldo e non trovava valide alternative in città alle sovraffollate piscine comunali per fare un tuffo. Quando mi ha detto che voleva creare un sito di sharing economy tipo Airbnb ma solo sulle piscine, mi è sembrata un’idea fantastica e ci ho creduto subito. Abbiamo lavorato molto dietro le quinte, sugli aspetti legali, economici, finanziari e societari e sui punti critici del progetto in genere, oltre che sullo sviluppo della piattaforma e dei relativi social. Siamo andate in giro per hotel e strutture con piscina per capire le loro opinioni, perplessità ed esigenze. Lo scorso anno abbiamo anche partecipato a Startupper, un percorso formativo organizzato dalle Camere di Commercio della Lombardia, che ci ha aiutato a redigere il business plan e altri documenti importanti per lo sviluppo dell’impresa, utili anche per partecipare alle Call e incontrare finanziatori. Dall’idea all’execution la strada è lunga e faticosissima, ma la vera partenza è adesso: la convalida del mercato. Fingerpools è online da poco: siamo al penultimo step del primo ciclo di vita di una startup, circa a metà del cammino.

Quali tappe vi mancano per completare il primo ciclo?

B: Attrarre clienti sulla piattaforma e trovare un finanziatore per esplodere sul mercato. Poi inizierà il secondo ciclo, i cui primi step saranno acquisire sempre più clienti e crescere su tutto il globo.

In cosa consiste precisamente la vostra iniziativa?

P: Fingerpools offre la possibilità di fare una cosa che prima era impensabile, vietata o considerata maleducazione. Come nuotare nella piscina di una persona che non si conosce, in quella di un circolo privato senza essere iscritti o di un hotel senza pernottare lì. Fingerpools consente il tuffo proibito e apre così una nuova frontiera nel mercato del benessere e della sharing economy. Con pochi clic, ovunque ci si trovi, sarà possibile prenotare la piscina più adeguata alle proprie esigenze. Vivi a Milano e vuoi fare un tuffo vicino a casa? Magari in una piscina per famiglie, o in una per naturisti, o in una gay friendly? Potrai. Sei sempre di Milano, ma in viaggio e il mare è impraticabile? Fingerpools sarà la soluzione anche in vacanza.

Cosa vi ha spinto a intraprendere questo percorso?

B: L’incoscienza. Scherzo! La nostra mission è portare il “mare” ovunque: in pieno deserto, sul cucuzzolo di una montagna o in centro a New York. E renderlo accessibile a tutti, affinché non sia più di esclusivo appannaggio di pochi, ma il benessere di molti. L’idea base è di contribuire a diffondere tra le persone (Guest) una nuova mentalità di viaggiare, di vivere il territorio, di connettersi alla gente e di utilizzare le strutture private. Dall’altra parte, Fingerpools vuole contribuire a far entrare hotel, club e altre strutture private nella sharing economy. La nostra piattaforma rappresenta infatti un’innovativa leva tecnologica
per il turismo e un modo nuovo di mettere a frutto con profitto un bene (la piscina) che spesso rappresenta solo un costo.

Come avete trovato le prime risorse per partire?

P: Ho messo la mia parte di tasca mia, e devo ringraziare un’eredità arrivatami dal nonno. Poi abbiamo dovuto aggiungerci tanto tempo, tanto fegato e tanta testa.
B: Idem, ho investito l’eredità di mia nonna. È sinistro da dire?

State già operando sul mercato?

P: Sì, da pochissimo, e stanno arrivando le prime adesioni di guest e host con le loro piscine. Al momento, siamo forti a Bali in Indonesia e suscitiamo molto interesse in Costa Rica, Cambogia e Argentina. Adesso cominceremo a lavorare sull’Europa, perché la stagione giusta è ormai alle porte. L’inizio è sempre un po’ lento per tutti, lo sappiamo bene, soprattutto se come noi si è un marchio ancora sconosciuto, si propone un nuovo tipo di mercato e si ha a che fare con il chicken and egg problem. L’importante è esserne consapevoli. A tal proposito, stiamo valutando delle alleanze chiave per potenziare il marketing, attivare nuove strategie per acquisire Host, implementare la tecnologia del sito
e fare l’app.

Che cos’è il “chicken and egg problem”?

B: Semplificando, nel nostro caso è: se non hai piscine, non arrivano bagnanti; se non hai bagnanti, non arrivano piscine. Ma è risolvibile.

Quali sono gli obiettivi raggiunti fino ad oggi e quelli dei prossimi anni?

B: Abbiamo raggiunto l’obiettivo iniziale di creare un prodotto ben studiato, e mettere online la prima piattaforma globale di pool-sharing.
Ora dobbiamo creare alleanze strategiche, espanderci e diventare sempre più capillari (l’estate e il caldo ci daranno una mano, perché risponderemo al bisogno di refrigerio che assale i più) e, per farlo nel più breve tempo possibile, siamo alla ricerca di un investitore adatto per Fingerpools.

Qual è il segreto di una startup di successo? Cosa fa la differenza?

P: Siamo appena nate, quindi il successo è un traguardo che dobbiamo ancora raggiungere. Comunque un concetto ci è già molto chiaro: il segreto sono sempre le persone. Se non hai partner onesti, energie da vendere, perseveranza, pazienza, tempo e coraggio, e non sei multitasking, lascia proprio perdere! Il percorso è duro, pieno di ostacoli, di antagonisti e con pochissimi mentori e, anche se nessuno ne parla mai (perché non è professionale o replicabile sui business plan) la fortuna gioca un ruolo centrale nella
corsa al successo di un’impresa. Però bisogna attrarla, credendo tantissimo nel proprio prodotto e mettendoci il cuore. In ultimo – segnatevelo a caratteri cubitali – non partite mai da soli o con qualcuno che non conoscete più che bene.

Altri consigli per gli startupper?

B: Non pendere dalle labbra dei professionisti (a volte ne sanno anche meno di te). Procedi step by step. Non aver paura che ti rubino l’idea.

P: Vero, l’idea vale quasi zero senza l’execution. Ogni startupper pensa che la sua idea sia fighissima, verrà finanziata e farà milioni in quattro e quattr’otto. In realtà, abbiamo capito che il minimo indispensabile per essere anche solo presi in considerazione è dimostrare di essere in grado di realizzare il prodotto, farlo funzionare e attirare clienti.

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