BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Contro la povertà 480 euro al mese, e i politici viaggiano a 4 zeri: la dignità non è uguale per tutti

In questi giorni si è finalmente approvato il DDL 2494, strumento legislativo che rappresenta l'azione del Governo italiano contro la povertà.

Più informazioni su

In questi giorni si è finalmente approvato il DDL 2494, strumento legislativo che rappresenta l’azione del Governo italiano contro la povertà. Il provvedimento era fermo, dopo la prima approvazione della Camera, dallo scorso luglio ma, con l’inizio delle grandi manovre elettorali del partito di governo, lo si è fatto approdare al Senato per la definitiva approvazione. La tempistica, purtroppo, induce questi cattivi pensieri.

“Al fine di contribuire a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e il pieno sviluppo della persona, di contrastare la povertà e l’esclusione sociale etc…”. Così recita la pomposa introduzione di questo decreto legge al quale oppongo un altro dato: gli stipendi dei parlamentari che ci rappresentano, parole grosse, in Europa, i più alti di tutti gli emolumenti pagati dalle altre nazioni ai loro parlamentari UE.

A giustificazione di questo dato, qualcuno a Montecitorio, evidentemente in vena di divertirci, ha affermato che il livello del compenso è dovuto al fatto che in Italia l’imposizione fiscale è più alta rispetto a quella degli altri Paesi. Domanda: le pagano solo i parlamentari europei le tasse sugli stipendi o le pagano tutti i cittadini che, anche per mantenere questi faraonici compensi, si vedono decurtare percentuali macrospiche su somme ben più basse e non raffrontabili a quanto intascano queste personcine che sostengono di rappresentarci?

A coloro che non hanno reddito e che saranno dichiarati legali percettori di questo beneficio il DDL attribuirà, quando avrà attuazione e ci vorranno ancora alcuni mesi, la somma di € 480,00. Ben diversa è la somma che intasca un parlamentare europeo che, tra stipendio lordo, diaria e indennità varie si porta a casa qualcosa di più di 16.000 euro ogni mese. Non parliamo poi dei vitalizi perché anche questi sono decisamente superiori a quanto percepiranno i loro pari grado europei di altre nazioni aderenti alla UE quando avranno raggiunto l’età della quiescenza.

Credo proprio che si noti la differenza tra quello che viene definito il reddito di inclusione, il reddito di un comune lavoratore e il reddito di quei signori che stanno lassù a rappresentarci. Anche il livello di dignità ha una differente concezione agli occhi dei nostri legislatori perché, secondo loro, quello è il reddito che permette una vita decente.

Le domande che personalmente ho fatto a cittadini comuni, lavoratori, pensionati, impiegati e dirigenti, hanno avuto risposte che per decenza non cito e ben lontane dalla convinzione che qualcuno ci rappresenti. Tutti, con differenti toni con un denominatore comune molto prossimo al fastidio, si chiedono che ci fanno là a sprecare soldi, quando qui si fatica a vivere. Se volete rovinarvi ulteriormente il fegato, andate in Internet e verificate quanto ci costa questa rappresentanza. Unita ai costi nazionali, sommata al costo delle Regioni, delle Province e di tutti gli altri organismi rappresentativi, otterrete un totale che vi sconvolgerà.

Se tutto questo servisse ad avere una funzionale e civile organizzazione dei nostri bisogni, potremmo anche tornare su questi argomenti con minor frequenza e con minor spirito critico. Il fatto tragico è che, nonostante questo oceano di soldi, una certa quantità di questi cosiddetti rappresentanti viene pescata con le mani sporche perché, non sazia di quanto percepisce, intrallazza con imprese, potentati e, talora anche con la malavita, per avere di più.

Nell’ipotesi migliore, alcuni di questi signori, in spregio alla situazione generale di ristrettezza, chiedono rimborsi non dovuti ed asseriscono che di certo è errata l’interpretazione del magistrato sulla legittimità delle loro richieste, ovviamente liquidate.

Capite in quale Paese viviamo? E riuscite anche a comprendere perché, dal mio modesto punto di vista, difficilmente usciremo dal guado nel quale siamo impantanati?

Dimenticavo. E poi, lor signori viaggiano gratis in treno, in aereo e non pagano le autostrade, sulle quali, di tanto in tanto, precipita un viadotto. Sono proprio avvolti in batuffoli di cotone molto protettivi. I pranzi alla buvette costano poco o nulla ma si scopre che un certo numero dei “nostri” rappresentanti nazionali non paga nemmeno questa elemosina se raffrontata a quanto noi, comuni mortali, spendiamo per un pasto frugale a casa nostra.

Però, plaudiamo all’intuizione di colui che, fatti i dovuti calcoli, ha compreso che per vivere dignitosamente servono 480 euro al mese. Da quale malanno è affetto costui?

Se proponessimo una legge di iniziativa popolare che ipotizzi il compenso dei nostri rappresentanti, non dico in 480 euro mensili ma in una somma pari a 3 volte questa soglia, per riconoscere le responsabilità connesse al loro mandato, pensate che avremmo la possibilità di raccogliere firme sufficienti per poter procedere? Ma, quand’anche riuscissimo, i riferimenti alla precedente legislazione e i tanti cavilli, difficili da conoscere e da aggirare, invaliderebbero la proposta, anche perché i magistrati della Corte Costituzionale godono degli stessi privilegi.

Signori, si gira a vuoto.

Che non vi venga in mente di toccare il portafoglio di questi signori! Ne andrebbe della vostra tranquillità e, si sa, nessuno vuole più turbolenze di quelle che già affronta nella vita quotidiana. Vorrei, poi, fare un encomio a coloro che amministrano i nostri soldi e che non permettono a nessuno di mettere il naso nella complessa situazione dei derivati sul debito che, nel solo 2015, hanno prodotto perdite per 6,8 miliardi. I derivati, lo sapete, hanno il sapore di scommesse e noi abbiamo degli specialisti nel perderle tutte.

Se volete approfondire l’argomento, andate a leggervi l’Espresso Nr. 7 del 12 febbraio e sarete affetti da stupore nel constatare come quella che viene definita la”deriva di stato” abbia consegnato l’Italia alle fauci delle banche e comprenderete anche la ragione per la quale nessuno è mai riuscito a mettere il naso in tutte quelle carte.

Mi dispiace sul serio rovinare il vostro buon umore con queste notizie, ma, credetemi, vorrei creare in voi lettori un minimo di interesse che vi spinga a preoccuparvi della fine che fanno le vostre fatiche e a cercare di comprendere come mai i vostri pochi soldi vengono fagocitati dalla macchina famelica del nostro stato senza che mai bastino a colmare la voragine provocata da decenni di indefinibile gestione. Con una tassazione spropositata e nemica di ogni possibile sviluppo, senza che questo flusso diminuisca o cessi, non si pone fine alla dissennata sequenza di errori, passati sotto silenzio, che ogni anno fanno lievitare il fabbisogno di entrate nelle casse dello stato.

L’attenzione è, cionostante, tutta puntata sulle grandi manovre di Renzi e del PD. Noi non chiediamo la politica dei miracoli, infarcita di termini Americani. Ci basterebbe leggere rettitudine, sincerità e reale preoccupazione per il benessere della gente sulle facce di coloro che si propongono all’attenzione degli elettori per guidare le sorti del nostro Paese.

Non ci focalizziamo su un nome, un viso, un modo di parlare, purché chi incarna queste doti minimali, utili per essere credibili, ci comunichi verità e intenti puliti, scevri da intenzioni revansciste, lontani da macchinazioni vendicative e da lotte partitiche finalizzate, tout court, alla presa del potere.

Diceva Léo Ferré, nella stupenda composizione intitolata “Le chien”, il cane, di cui vi cito i concetti:” Io non parlo come De Gaulle o come un qualunque altro politico. Io abbaio come un cane quando gli viene sottratto l’osso.” E a noi di ossi ne sono rimasti pochi e totalmente spolpati.

Per chiudere, noi siamo stanchi di parole e di sceneggiate. Ci chiediamo, così come lo fanno tanti altri concittadini, che cosa ci dobbiamo aspettare dopo Alitalia, le Ferrovie,i derivati e gli osceni scandali nella sanità. Vorremmo che la nostra pubblica amministrazione che ci costa una fortuna, uscisse dalle retrovie nelle quali le statistiche l’hanno confinata, diciassettesima su 23 Paesi europei presi in considerazione. Solo Grecia, Croazia, Turchia e pochi altri paesi dell’ex blocco sovietico chiudono la classifica dopo la nostra Italia, alla quale, nonostante le ferite inferte da chi la dovrebbe rendere bella e cara, noi contribuenti, privi di privilegi, continuiamo ad offrire cure perché esca dallo stato di malattia che da decenni la rende debole e quasi sfinita.

Se come Ulisse pensassimo davvero che la Patria è “ là dove si sta bene”, signori miei, dovremmo avere la valigia in mano e viaggiare alla ricerca di quell’angolo di terra dove, finalmente, stendere le stanche ossa a riposare, in attesa del transito verso l’eterno riposo.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.