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Inchiesta ultrà e droga, uno degli arrestati esce dal carcere video

Dopo le sue ammissioni, il giudice per le indagini preliminari Ilaria Sanesi ha concesso a V.P., 48 anni, di Bergamo, di lasciare il penitenziario di via Gleno, con obbligo di firma ogni sera alle 19 in questura

Esce dal carcere uno degli arrestati dell’inchiesta “Mai una gioia” sull’attività di consumo e vendita di droga all’interno dello stadio Comunale nel corso delle partite dell’Atalanta, ricostruita dalla Polizia di Stato nel corso dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Gianluigi Dettori.

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Dopo gli interrogatori di convalida dei giorni scorsi, il giudice per le indagini preliminari Ilaria Sanesi ha concesso a V.P., 48 anni, di Bergamo, difeso dall’avvocato Federico Riva, di lasciare il penitenziario di via Gleno, con obbligo di firma ogni sera alle 19 in questura a Bergamo. Sulla decisione del gip hanno influito le ammissioni di V.P., il fatto che ha un lavoro con un contratto a tempo indeterminato e che ha già espianto una pena a 10 mesi per un episodio, ancora di spaccio, successivo a quello per cui è accusato.

Gli altri nove arrestati, difesi dagli avvocati Bosisio, Merelli e Riva, restano invece in carcere dove sono rinchiusi dall’alba di martedì 7 marzo. Sottoposti all’interrogatorio di garanzia, sette di loro (G.D., 36 anni, di Almenno San Bartolomeo; N.F., 32 anni, di Sorisole; L.R., 34 anni, di Almenno San Bartolomeo; E.M, 35 anni, di Ranica; M.P., 31 anni, di Bergamo; A. P., 64 anni, di Bergamo) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Tre hanno invece risposto, almeno in parte, alle domande del Gip. Oltre allo scarcerato V.P., ha parlato H.K., albanese di 26 anni ma da sempre abitante in città, al quale vengono contestate numerose cessioni di erba: “Nessuna è avvenuta durante le partite dell’Atalanta”, ha replicato. Anche P.B., 37 anni, di Scanzo ma con residenza in Spagna, considerato da chi indaga uno dei principali fornitori di cocaina e di marijuana della Bergamo nerazzurra ha risposto: “Con la cocaina non ho mai avuto a che fare – si è difeso – . Al massimo mi sono fumato qualche canna”.

F.R., 34 anni, di Bergamo, che a casa aveva un centinaio di grammi di hashish, è invece stato liberato dopo il processo per direttissima: secondo la sua testimonianza sarebbe stato scambiato per un amico d’infanzia per il quale si era fatto intestare una scheda telefonica e il fumo era per uso personale. Il giudice ha convalidato l’arresto e lo ha scarcerato in attesa del processo a giugno.

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