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Testamento biologico, la legge alla Camera: cosa prevede e perché fa ancora discutere

A 8 anni dal caso Englaro e a poche settimane da quello di Fabiano Antonani, inizia l’esame in Aula anche se restano le divisioni tra i partiti

A otto anni dalla morte di Eluana Englaro e a poche settimane da quella di Fabiano Antonani, conosciuto anche come Dj Fabo, lunedì 13 marzo è approdata alla camera la proposta di legge sul testamento biologico.

Il testo, la cui prima firmataria è la deputata del Partito Democratico Donata Lenzi, ha come titolo “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” e si propone di sbloccare una questione ferma da anni a causa di opposizioni incrociate e dissensi tra le varie forze politiche.

L’articolo 32 della costituzione italiana stabilisce che “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”: nel 2001, su spinta del Consiglio Europeo, l’Italia ha firmato la Convenzione di Oviedo, la quale stabilisce che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione”.

Le sei differenti proposte che compongono la legge in discussione alla Camera dovrebbero dunque dare ai cittadini il diritto di scegliere a quali trattamenti sottoporsi in caso non si fosse più in grado di intendere e di volere. Non si parla quindi né di eutanasia né di suicidio assistito, ma solamente di disposizioni anticipate di trattamento (DAT).

L’articolo 1 riguarda il consenso informato ed afferma che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito in assenza del consenso libero ed informato della persona interessata.
Il consenso libero ed informato dovrà essere espresso in forma scritta oppure, qualora il paziente fosse in condizioni fisiche che non lo permettano, tramite strumenti informatici di comunicazione (dichiarazione tramite video).

Il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente, e di conseguenza è esente da responsabilità civili o penali, ma il rifiuto del trattamento sanitario o la sua interruzione non possono comportare l’abbandono terapeutico.

Il ruolo del medico è una delle questioni più dibattute, sulla quale è intervenuta anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, che si è detta favorevole ad una legge, ma ha posto due condizioni: che si vada nella stessa direzione del codice deontologico e che si rispetti l’autonomia del medico, messa a repentaglio da chi vorrebbe dare più libertà al paziente.

L’articolo 2 regola i principi applicati ai minori e agli incapaci: per i primi ad esprimersi sono i genitori, mentre per gli incapaci si esprime il tutore che decide sentendo l’interdetto, ove possibile.
Se non è rilasciata una Dat, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

L’articolo 3 regola proprio le disposizioni anticipate di trattamento: Chiunque sia maggiorenne e capace di intendere e di volere può, attraverso di esse, può esprimersi sui trattamenti sanitari, nonchè il conseno o il rifiuto rispetto a singole scelte o trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione ed idratazione artificiale. Può anche indicare una persona di sua fiducia (“fiduciario”) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

Le DAT possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico, in accordo con il fiduciario, qualora sussistano motivate e documentabili possibilità, non prevedibili all’atto della sottoscrizione, di poter altrimenti conseguire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Nel caso in cui le DAT non indichino un fiduciario vengono sentiti i familiari.

L’articolo 4 parla della pianificazione condivisa delle cure: Nella relazione tra medico e paziente di cui all’articolo 1, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità.

Il fronte del No alla legge è guidato da Forza Italia e Lega Nord, che attaccano: per i due partiti di centrodestra ci sono due valori in conflitto, le libertà costituzionalmente tutelate e la sacralità della vita, e per Alessandro Pagano (Lega Nord) il ddl “Legalizza l’eutanasia per omissione”.

Il Partito Democratico, firmatario della proposta di legge, è impegnato nella difficile mediazione all’interno della maggioranza, soprattutto con Area popolare ed Ncd, che hanno posto questioni sul ruolo del medico, visto come mero esecutore della volontà altrui, ed hanno invitato il Pd ad evitare forzature e fughe in avanti su provvedimenti delicati che rischierebbero soltanto di creare tensioni all’interno della maggioranza.

In aiuto dei Dem c’è però il Movimento 5 Stelle, che si è detto pronto a votare il testo in modo convinto, sempre a patto che non ci siano modifiche, mettendo in guardia tutti da eventuali compromessi al ribasso.

Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni ed attualmente indagato per aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera, ha lanciato un accorato appello:”Se prevale la convinzione dei singoli parlamentari con l’opinione pubblica sempre più favorevole, questa legge passa. Se invece a dominare è la logica dei partiti, delle coalizioni e delle alleanze allora non passerà mai. Ogni giorno che si perde aumenta il rischio di non arrivare alla fine dell’iter legislativo”.

L’Italia resta tutt’ora uno dei pochissimi paesi europei dove non è stata ancora adottata una legge sul testamento biologico. Oltre alla Svizzera, in Inghilterra ed in Galles i diritti dei pazienti sono regolati già dal 2005, ed anche Germania, Spagna, Portogallo, Ungheria, Repubblica Ceca e i paesi scandinavi hanno una legislazione in vigore. Fuori dall’Europa, gli esempi più virtuosi sono il Canada e l’Australia, dove le prime leggi sono state adottate rispettivamente nel 1998 e nel 2000.

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