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Inchiesta ultrà e droga, gli arrestati dal carcere: “Mai spacciato in Curva” video

I carcerati dell'operazione "Mai una gioia" difendono la tifoseria atalantina e provano a ridimensionare le accuse di consumo e vendita di marijuana e cocaina

“La Curva Nord non c’entra nulla con lo spaccio”. Gli arrestati dell’inchiesta “Mai una gioia” dal carcere difendono la tifoseria atalantina e provano a ridimensionare le accuse legate all’attività di consumo e vendita di droga all’interno dello stadio Comunale nel corso delle partite dell’Atalanta, ricostruita dalla Polizia di Stato nel corso dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Gianluigi Dettori.

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Dieci degli arrestati, difesi dagli avvocati Bosisio, Merelli e Riva, che dall’alba di martedì 7 marzo sono rinchiusi nl penitenziario di via Gleno, sono stati sottoposti all’interrogatorio di garanzia di fronte al giudice per le indagini preliminari Ilaria Sanesi. Sette di loro (G.D., 36 anni, di Almenno San Bartolomeo; N.F., 32 anni, di Sorisole; L.R., 34 anni, di Almenno San Bartolomeo; E.M, 35 anni, di Ranica; M.P., 31 anni, di Bergamo; A. P., 64 anni, di Bergamo) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Tre hanno invece risposto, almeno in parte, alle domande del Gip. V.P., 48 anni, di Bergamo, ha diversi precedenti per spaccio e secondo gli inquirenti è un volto storico della tifoseria atalantina più calda. E lui ha negato un collegamento tra la droga e la Curva: “All’interno dello stadio non è mai avvenuto nulla di illegale. Tra l’altro io ho il Daspo, quindi non potrei nemmeno entrare o avvicinarmi al Baretto”, ha spiegato al giudice. Sulla stessa linea H.K., albanese di 26 anni ma da sempre abitante in città, al quale vengono contestate numerose cessioni di erba: “Nessuna è avvenuta durante le partite dell’Atalanta”, ha replicato. P.B., 37 anni, di Scanzo ma con residenza in Spagna, è considerato da chi indaga uno dei principali fornitori di cocaina e di marijuana della Bergamo nerazzurra: “Con la cocaina non ho mai avuto a che fare – si è difeso – . Al massimo mi sono fumato qualche canna”.

Come mostrato dal video diffuso dalla polizia, il luogo principale di spaccio e di consumo della droga era il bar del distributore Erg di viale Giulio Cesare, colpito dal provvedimento di chiusura insieme ad altri otto pub. Gli inquirenti parlano di “cestini traboccanti di involucri di cellophane nei bagni del benzinaio, dove sarebbero avvenute 250 cessioni di sostanza stupefacente prima delle tre partite dell’Atalanta poste sotto osservazione nella stagione scorsa: quelle contro Inter, Napoli e Genoa”.

F.R., 34 anni, di Bergamo, che a casa aveva un centinaio di grammi di hashish, è invece stato liberato dopo il processo per direttissima: secondo la sua testimonianza sarebbe stato scambiato per un amico d’infanzia per il quale si era fatto intestare una scheda telefonica e il fumo era per uso personale. Il giudice ha convalidato l’arresto e lo ha scarcerato in attesa del processo a giugno.

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