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Occupazione, Istat: a Bergamo sale, più lavoratori che nel 2007, ma in forme meno stabili

Meloni, Cisl: “Cambia la qualità del lavoro, ma ci sono buone prospettive. Intanto parte la sperimentazione sull'assegno di ricollocazione".

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A Bergamo il dato sull’occupazione torna ai livelli del 2007. Non è un abbaglio, lo dice l’Istat nella sua ultima rilevazione. Il tasso di occupazione registrato a fine 2016 è stato del 64,4%. Prima che scoppiasse la grande crisi eravamo al 64,6. Se passiamo ai numeri reali, addirittura andiamo meglio: nove anni fa lavoravano 460 mila bergamaschi, 286.000 maschi e 175.000 femmine. Prima dell’ultimo capodanno, la forza lavoro bergamasca era composta da 470.000 addetti: in leggero calo gli uomini (280.000), in decisa crescita le donne (190.000).

Sarà tutto oro? “Di sicuro il ragionamento lo dobbiamo fare oggi sulla qualità dei lavori – commenta Giacomo Meloni, segretario della Cisl di Bergamo -: se prima della depressione economica e della conseguente emorragia di posti, il lavoro, almeno alle nostre latitudini, si coniugava quasi sempre con contratto a tempo indeterminato, oggi le forme di occupazione variano in forme totalmente diverse tra loro e non sempre sicure e durature”.

Ma il segno, oggi, è positivo, e tanto basta per guardare con maggior ottimismo la situazione. In Italia, dice l’Istat, l’occupazione, è pari a 22 milioni 827 mila persone, in aumento rispetto al dato precedente (+0,1%, 32 mila). Il tasso di occupazione sale al 57,4% (+0,1 punti percentuali), sintesi di una lieve flessione per i 15-34enni (-0,1 punti), della stabilità per i 35-49enni, e di una crescita per i 50-64enni (+0,4 punti).

A Bergamo, il tasso di occupazione dei giovani (15-24 anni) è salito al 22.5 dal 18.7 del 2015, così come note positive giungono dai tassi di disoccupazione: i giovani passano dal 30.6 al 25%, mentre il dato totale si è attestato al 5,3, contro il 5,8 dell’anno precedente (e al 2,5 del 2007). “Troppo presto per dire che siamo fuori dal tunnel della crisi – insiste Meloni -, ma sono dati comunque incoraggianti, che dovrebbero spingere gli imprenditori a investire sull’occupazione, soprattutto giovanile. Dall’altra parte della barricata, invece, iniziano a giungere segnali concreti anche dalle politiche attive del lavoro nei confronti di chi il lavoro l’ha perso e fatica a rientrare: l’Anpal ha avviato la sperimentazione degli assegni di ricollocazione. A Bergamo sono stati ‘prescelti’ in fase sperimentale, 620 disoccupati percettori di Naspi su 5.168 a livello regionale (i bergamaschi sono quindi l’11%), che potranno utilizzare i fondi a loro disposizione per formarsi e riqualificarsi, presso apposite strutture convenzionate, e rimettersi in gioco nel mondo del lavoro con strumenti adeguati alle nuove esigenze”.

Il valore dell’Assegno di ricollocazione, se c’è il risultato occupazionale, varia da un minimo di 250 euro per un contratto a termine da tre a sei mesi, fino a 5.000 euro per un contratto a tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, e le quote saranno incassate dai Centri per l’impiego (Cpi), o dall’operatore accreditato o dal Cpi scelto dal disoccupato. “È il primo passo di una sperimentazione che non si annuncia breve – conclude Meloni -, e che ci auspichiamo veda un ruolo protagonista dei Cpi, magari in stretta collaborazione sul versante formativo con ABF, ma le cose iniziano a muoversi”.

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