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Match di improvvisazione teatrale a Bergamo, Burroni: “Ecco cos’è…”

Venerdì 17 febbraio alle 21 nell'Auditorium di Piazza della Libertà di Bergamo si terrà lo spettacolo organizzato dall'Associazione Ardega. Di cosa si tratta? Lo spiega lo stesso Burroni

Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia… Venerdì 17 febbraio alle 21 nell’Auditorium di Piazza della Libertà di Bergamo si terrà un “match di improvvisazione teatrale”organizzato dall’Associazione Ardega.

Di cosa si tratta? Lo spiega Francesco Burroni, che ha portato in Italia direttamente dal Canada questo nuovo modo di fare teatro. Un attore senese, che dopo aver girato il mondo e frequentato il teatro nelle sue molteplici declinazioni, passando per la scrittura e la televisione, è rientrato in Italia diffondendo e proponendo questa nuova disciplina artistica.

È partito da Siena e la passione per il teatro l’ha portata in giro per il mondo per poi tornare in Italia e proporre una formula nuova che ora si sta diffondendo in tutte le città. Stiamo parlando proprio dei match di “improvvisazione teatrale”. Quali sono le differenze tra il teatro classico e questa nuova forma di teatro popolare?

“Nel teatro classico l’attore recita un ruolo, interpreta una parte che gli è stata affidata da altri ed è fedele ad un testo. Nell’improvvisazione non è così, anzi, l’attore è lui stesso autore e regista, è lui che “scrive” il testo in diretta. Inoltre non è da solo ma deve interagire in tempo reale con un gruppo di persone, è un lavoro di squadra. Credo la differenza sostanziale sia proprio questa”.

Come sta cambiando il teatro in Italia?

“Il teatro ha avuto moltissimi cambiamenti negli ultimi anni. Dopo il 1968 e ad inizio anni ’70 il teatro si è diviso in due grossi filoni. Primo filone era il teatro delle compagnie professionali di giro; chi decideva di intraprendere questa strada decideva di cambiare vita. Giravo per tutt’Italia, lasciava famiglia, affetti, amori e lavoro, lasciava tutto ciò che veniva considerato “un mondo normale” per vivere in una sorta di “mondo parallelo e diverso”. Era una scelta di vita radicale e totalizzante. C’erano poi le compagnie “amatoriali” o di “parrocchia”, in cui tutti potevano cimentarsi. Quest’esperienza rispondeva all’esigenza dell’individuo di fare altro oltre a dormire, mangiare e riprodursi, che lo differenzia da altre forme di vita. La voglia di cimentarsi in quest’esperienza era dettata dalla passione e dalla ricerca della bellezza, tipica dell’essere umano. Fare teatro fa stare meglio, fa scoprire delle qualità e porta ad una realizzazione e soddisfazione dell’individuo che non si prova in altre situazioni”

Qual è, o quale dovrebbe essere, il suo ruolo in una società 2.0, veloce, interattiva, dove tutto viene condiviso velocemente e altrettanto velocemente dimenticato, dove tutti esprimono opinioni o peggio giudizi, su qualsiasi cosa?

“Questa è una società dove la scena artistica è affidata alla meccanica, pensiamo ad esempio al cinema. Siamo in una società dove un ruolo importante lo svolgono i social network… dove non c’è contatto vero tra le persone…è vero..anche una volta c’erano storie epistolari..però almeno una o due volte all’anno le persone si incontravano (ride).
Credo che il pubblico abbia voglia di vedere le cose dal vivo, di vedere in faccia le persone, di sentire che sono vive. Il teatro è poi importante per chi lo fa, ancora più che per il pubblico. Io ho fatto sia teatro che televisione, ma tra le due cose c’è un abisso, una differenza enorme. Oggi se sei un personaggio televisivo ti riconoscono, ti salutano, passare dalla televisione vuol dire essere consacrati e diventare famosi. Recitare in teatro, per una platea numerosa o anche solo per una ventina di vecchietti che però hanno le lacrime agli occhi per un’emozione che sei riuscito a passare è un’altra cosa. Mi viene in mente un bellissimo verso di una canzone di De Gregori, dovrebbe essere “La leva calcistica del 68” ‘.. un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…”. Nei match di improvvisazione teatrale il pubblico non si immedesima in un personaggio, come potrebbe essere Desdemona, ma al contrario vive e vede il processo creativo, è una cosa rara..sarebbe come vedere Pollok mentre crea un quadro, o vedere le riprese e l’allestimento di un film. Nel teatro classico si vede il prodotto finito, nei match di improvvisazione si vede invece l’attore che crea in diretta e si vive, di riflesso, la possibilità di essere anche noi creativi. E’ una sensazione molto bella ed importante”.

Una delle caratteristiche di questi match è la partecipazione del pubblico che si diverte e interagisce con gli attori, creando un ponte tra il “teatro di strada” e quello più tradizionale. come viene recepita negli ambienti “accademici” questa nuova forma d’arte?

“Sì, l’improvvisazione teatrale ha molto del teatro di strada, dei cantastorie.. è fondamentale il contatto diretto con il pubblico. L’artista di strada ha la necessità di instaurare un contatto diretto con lo spettatore, così anche nell’improvvisazione teatrale. Quando vent’anni fa arrivarono in Italia i primi Match di improvvisazione se ne parlò molto, la stampa e la televisione dedicò parecchio spazio alla cosa. Il teatro classico snobba un po’ questa forma d’arte. Non parliamo del teatro di ricerca, che è molte volte oltre che snob anche autoreferenziale. Nell’improvvisazione il pubblico vede stimolata e accesa la propria fantasia e credo sia questa la molla del successo”.

A cosa sta lavorando in questo momento? Che progetti hai il futuro?

“Il 7 aprile 2017 sarò in provincia di Brescia, al Centro Lucia di Botticino, con lo spettacolo “Desdemona”. Sarà un Otello molto particolare, visto dalla prospettiva di Desdemona. Inoltre non ho un testo preciso ma recito a canovaccio, lasciando quindi molto spazio all’improvvisazione. Il canovaccio contiene solo delle indicazioni del tipo “un personaggio incontra un altro e fa una dichiarazione d’amore…””

Un libro, un film e una canzone che sono stati per lei particolarmente significativi?

“Una canzone ti dico “La leva calcistica del ’68” di Francesco De Gregori,, il libro potrebbe essere “Le città invisibili” di Italo Calvino… ti dico poi un’opera teatrale che è Mistero Buffo di Dario Fo, con il quale ho avuto piacere di collaborare e di instaurare un rapporto d’amicizia, li aveva molto a che fare con il teatro popolare… Se penso ad un film ti dico “Rashomon”, film giapponese basato su uno stesso acconto che viene riproposto più volte con diverse chiavi di lettura”.

Anche a Bergamo è possibile cimentarsi con questo tipo di esperienza grazie all’Associazione Culturale Ardega (www.ardega.it), composta da professionisti preparati ed esperti che da alcuni anni tengono corsi di improvvisazione teatrale, coinvolgendo moltissime persone. Info e prenotazioni per assistere al Match di venerdì 17 febbraio a Bergamo: bergamo@ardega.it oppure 3473636903

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