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Antonio Scaini eletto segretario generale della Fit Cisl

Antonio Scaini, 49 anni, una carriera sindacale costruita in FILCA, FISASCAT e FIT, è il nuovo segretario generale della FIT CISL di Bergamo

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“Il prossimo mandato congressuale ci deve vedere impegnati in un’azione incisiva nel mondo delle cooperative, dove troppo spesso si annida il cancro del caporalato e del pizzo, sempre più frequenti anche alle nostre latitudini”.

Antonio Scaini, 49 anni, una carriera sindacale costruita in FILCA, FISASCAT e FIT, è il nuovo segretario generale della FIT CISL di Bergamo. Lo ha eletto il congresso della categoria, che si è svolto oggi alla Casa del Giovane, alla presenza, oltre che dei 40 delegati (in rappresentanza di quasi 2000 iscritti), del segretario regionale Giovanni Abimelech e della segreteria della CISL di Bergamo.

Scaini succede a Renato Lorenzi, che rimarrà comunque in segreteria, insieme a Claudio Marcolongo.

Il nuovo segretario ha dato subito il segnale che si vuole perseguire. “Le cooperative di facchinaggio e di logistica utilizzano in misura preponderante persone immigrate, e già per questo deboli e ricattabili. Centinaia sono state le segnalazioni di comportamenti illeciti, ma la paura di perdere il posto, oltre che di reazioni ancor più gravi, ci ha finora impedito di intervenire in misura massiccia”.

La stessa intransigenza, Scaini la richiede anche nel campo dei parking aeroportuali. “Qui, è il nero che la fa da padrone, e “vittime e carnefici” sono per la grande maggioranza italiani. Servono interventi mirati a riorganizzare il servizio e a garantire legalità nelle assunzioni”.

Una particolare attenzione al prossimo bando di gara per il Trasporto Pubblico Locale, e rilanciare fortemente la bilateralità nel settore merci (“a tal proposito, merita di essere menzionato il teatrino della politica incapace di individuare un’area per realizzare lo scalo merci, che rappresenta un’opera fondamentale per tutta l’economia bergamasca”) sono altri aspetti che dovranno caratterizzare la segreteria Scaini.

Il tutto, sulla scia della politica sindacale che ha contraddistinto anche “l’epoca Lorenzi” (generale dall’aprile 2015, in segreteria da oltre 10 anni), che nella sua relazione ha sottolineato alcune delle problematiche legate al mondo gestito dalla FIT CISL orobica.

“Negli ultimi anni – ha ricordato Lorenzi – è risultato particolarmente ostico il fronte del trasporto pubblico locale, un settore interessato da pesanti tagli delle risorse pubbliche stanziate dalla Provincia e dalla Regione, con il conseguente aumento delle tariffe (+13% dal 2005) e la soppressione di diverse corse in alcuni periodi dell’anno, penalizzando soprattutto le aree decentrate come il territori di montagna. Nel periodo 2010-2017 abbiamo assistito ad un taglio di risorse pari a 4,5 milioni di euro e a una riduzione di corse pari a 2,2 milioni di km.
La svolta si avrà con il programma di bacino: un documento che consentirà si indire la gara d’appalto per assegnare il servizio di trasporto urbano ed extra-urbano a Bergamo e provincia.
Un percorso, quello iniziato con l’Agenzia Locale della Provincia, che ha un duplice obiettivo: mantenere livelli occupazionali e salari da un lato, e dall’altro ripristinare condizioni di lavoro congrue alle percorrenze e alle attuali condizioni della viabilità bergamasca”.

D’altronde, il mondo dei trasporti è radicalmente cambiato, anche se ancora oggi si fa viaggiare su strada circa l’85% delle merci in Italia. Infatti, “ si allarga sempre più la forbice tra imprese virtuose, che praticano la bilateralità con la buona prassi delle relazioni sindacali e il mondo semi-sommerso di pseudo-imprenditori che penetrano il mercato praticando l’illegalità con l’ausilio di lavoratori stranieri (e quindi facilmente ricattabili) Non è marginale il fenomeno di camionisti interinali mandati da società dell’Est europeo che lavorano e vivono h24 nella cabina del mezzo che guidano, e per cui spesso ne pagano anche l’affitto”.

“Ci preoccupa infine la presenza dei sindacati di base (Cobas, USB) – conclude Lorenzi – in settori come quelli della logistica e del facchinaggio che con metodi becero/populisti cavalcano il malcontento promettendo soluzioni impossibili da realizzare anche dal punto di vista normativo e contrattuale. Essere incapaci di parlare ai lavoratori in maniera responsabile e sincera porta molto spesso ad una esasperazione delle relazioni che sfocia in episodi tragici”.

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