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Di Pietro a Bgnews: “25 anni fa ‘Mani Pulite’, ma la corruzione non è ancora stata vinta” video

Antonio Di Pietro, ospite in redazione, ricorda quell'inchiesta e una stagione giudiziaria che cambiò l'Italia: "Ma il sistema marcio ancora oggi è vivo e vegeto. Anzi, forse più forte di prima"

Il 17 febbraio 1992 con l’arresto di Mario Chiesa si apriva a Milano la stagione di Tangentopoli che prendeva il via con l’inchiesta di Mani Pulite.

Antonio Di Pietro era uno dei pubblici ministeri del pool coordinato dalla Procura di Milano. A venticinque anni da quel giorno, ospite di Bergamonews, in redazione ricorda quell’inchiesta e una stagione giudiziaria che cambiò l’Italia.

Non mancano curiosità come il rapporto con i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino o come nacque l’idea di chiamare quell’inchiesta Mani Pulite. Ma anche una dura e cruda verità: “Con quell’inchiesta abbiamo sconfitto la corruzione? Assolutamente no – risponde Di Pietro -. Con quell’inchiesta l’abbiamo solo mostrata all’Italia intera, ma oggi quel sistema marcio esiste ancora. E’ come un tumore: a volte lo curi e sembra sparisca; poi quello può tornare, e se lo fa è ancora più invadente della prima volta. Noi 25 anni fa abbiamo solo diagnosticato il tumore, non sconfitto”.

“L’inchiesta ‘Mani Pulite’ non è arrivata dove doveva arrivare, e qui sta tutta la mia delusione – continua Di Pietro -. Io mi sono dovuto dimettere, ho rischiato di essere ammazzato. A un certo punto una parte politica ha fatto scattare un sistema di delegittimazione: io e gli altri pm la mattina facevamo il nostro lavoro di magistrati, e nel pomeriggio diventavamo dei nuovi imputati. Siamo stati accusati di ogni calunnia possibile”.

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