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Spaccata da 3 milioni di euro alla gioielleria Curnis: scovato anche il basista della banda foto video

Tra i colpi della banda anche quello del 16 marzo 2015 in pieno centro a Bergamo, ai danni della gioielleria Curnis: un milione e mezzo di euro il valore totale della refurtiva.

Era tornato in Italia con un aereo dalla Serbia, probabilmente intenzionato a costituirsi. Gli uomini della squadra mobile di Bergamo, coordinati dal commissario Giorgio Grasso, hanno arrestato il settimo componente della banda di rapinatori specializzati in spaccate, che aveva colpito anche alla gioielleria Curnis di Bergamo il 16 marzo 2015 con circa tre milioni di euro di danni (LEGGI QUI).

Fetahi Metius, serbo di 32 anni, si muoveva tra il suo Paese d’origine, Bergamo e Verona. Secondo quanto ricostruito dalle indagini era il basista della banda: tramite appostamenti, si occupava di trovare i negozi che i complici avrebbero poi svaligiato.

Sei le persone che erano già state arrestate, una ricercata e altre otto indagate, grazie un’indagine durata due anni da parte delle Polizie di Stato di Bergamo e Verona, che aveva permesso di smantellare una banda di cittadini di origine serba dedita ai furti in gioielleria con la modalità delle “spaccate”.

Professionisti del crimine che si spostavano repentinamente dalle proprie basi, a Roma e Napoli, per colpire in tutta Italia: a loro le squadre mobili orobica e scaligera contestano sei furti, a partire da quello commesso ai danni della gioielleria Stevanella di Verona la notte del 2 febbraio quando, a colpi di mazza, erano riusciti a sfondare saracinesca e vetrina e a impossessarsi di una refurtiva del valore di 150mila euro per poi scapare a bordo di una Mercedes Classe C AMG e un’Audi S4 station wagon.

Con le stesse modalità, la notte del 15 febbraio, la banda aveva messo a segno un secondo colpo, questa volta a Prato, sempre ai danni di una gioielleria dalla quale avevano sotratto gioielli e preziosi per un valore di 50mila euro.

Ma è il terzo colpo, quello ai danni della gioielleria Curnis di Bergamo, che ha convinto gli investigatori che ad agire fossero sempre gli stessi malviventi. A fare la differenza, come spesso capita, è stato un dettaglio quasi impercettibile: analizzando i filmati estrapolati dagli impianti di videosorveglianza di Bergamo e Verona, infatti, gli inquirenti hanno notato come una delle due vetture utilizzate per la fuga fosse inequivocabilmente la stessa, in quanto presentava la medesima ammaccatura sul passaruota posteriore sinistro.

I malviventi hanno commesso poi altre due leggerezze risultate decisive alla loro individuazione: hanno portato a termine i colpi tenendo addosso i telefoni cellulari, che hanno permesso di verificare la loro presenza sui luoghi delle spaccate, e durante la fuga sfruttavano le corsie di ingresso dei caselli autostradali riservate ai clienti Telepass, accodandosi ad altre auto e venendo inevitabilmente fotografati per la contravvenzione.

In occasione del colpo a Bergamo i ladri avevano precedentemente rubato a Seriate una Fiat Marea, utilizzata come ariete per sfondare la saracinesca, due targhe, apposte sulle auto poi utilizzate per la fuga, e alcuni bidoni dell’immondizia per raccogliere la refurtiva, del valore di un milione di euro.

Grazie a una telecamera di videosorveglianza di una banca gli inquirenti sono riusciti a rintracciare la reale targa della Mercedes utilizzata dalla banda, riconducibile a una donna che aveva ben 200 vetture intestate a suo nome.

Una vettura sulla quale in svariate occasioni erano stati fermati, durante controlli ordinari della Polizia Stradale, alcuni dei cittadini serbi che poi effettivamente si sono rivelati gli autori dei furti: si tratta di Jubo Adzovic, 37 anni, Feta Bajrami, 27 anni, Leonardo Prokuplja, 32 anni, Katalin Ruszka, 29 anni, Almir Suljevic, 31 anni e Avdija Suljevic, 35 anni, tutti zingari di origine serba che vivevano in campi nomadi.

La Polizia li aveva arrestati nella serata di mercoledì 8 febbraio tra Roma, Napoli e Verona e ora è sulle tracce del settimo elemento, probabilmente il basista che la banda aveva in città a Bergamo e per ora irreperibile.

Ad alcuni degli arrestati e degli altri 8 indagati sono riconducibili altri tre colpi messi a segno tra maggio e giugno del 2015 con le stesse modalità in altrettante gioiellerie di Pedaso, in provincia di Ascoli Piceno, Milano Marittima, in provincia di Ravenna, e Pulsano, in provincia di Taranto.

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