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I medici dell’ospedale di Bergamo in Palestina: visitati 80 pazienti, 32 operati

Hanno lavorato su due sale per una settimana intera, dalle 8 del mattino alle 20. Si tratta dell'ottava missione internazionale svolta dal gruppo della Chirurgia plastica dell'ospedale Papa Giovanni XXIII

In una settimana hanno visitato circa 80 pazienti, 32 dei quali sono stati operati per tumori della pelle, ustioni, traumi, malformazioni congenite e ulcere.

Un’equipe medica composta da cinque professionisti dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è tornata sabato 11 febbraio dopo una settimana trascorsa all’ospedale governativo Rafidia di Nablus, in Palestina: una delle più grandi città della Cisgiordania con una popolazione di 135 mila abitanti, situata a circa sessanta chilometri a nord di Gerusalemme.

Si tratta dell’ottava missione internazionale svolta dal gruppo della Chirurgia plastica dell’ospedale bergamasco, che negli anni ha raggiunto diverse mete, compresa la striscia di Gaza.

Decollati dall’aeroporto di Milano-Linate e atterrati a quello di Nablus, i medici che hanno offerto il loro aiuto sono il direttore della Chirurgia plastica Enrico Robotti, il chirurgo plastico Bernardo Righi, l’anestesista Alberto Benigni e le infermiere Isabella Pesenti ed Elisabetta Piazzalunga, oltre allo specializzando Omar Jaber, attualmente operativo a Pavia.

Insieme hanno portato a termine quella che è la seconda missione nella città palestinese, sotto il coordinamento della ONG statunitense Palestine Children Relief Fund (PCRF) e in collaborazione con il Ministero della Sanità Palestinese.

“Abbiamo lavorato su due sale per una settimana intera, dalle 8 del mattino alle 20”, spiega il direttore della Chirurgia plastica dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Enrico Robotti.

Il lavoro dei sanitari bergamaschi, per molte persone, si è rivelato cruciale: “A Nablus gli ospedali hanno problemi organizzativi e di materiali non indifferenti – continua Rebotti – e l’assistenza medica non è certo quella dei paesi occidentali”.

Per esempio: “Abbiamo operato una signora anziana rimasta senza un occhio. Dopo un intervento maldestro, l’altro si stava ulcerando in seguito a una grave infezione della cornea. L’abbiamo curata e ci ha ringraziato in maniera servile. Non siamo degli eroi – conclude – ma facciamo il possibile. Quella che per noi è ordinaria amministrazione, per loro può essere molto importante”.

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