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Ubi, Bergamo ‘caveau’ della macro area che comprende Lecco, Monza e Varese foto video

Presentato il progetto della Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia: il cuore della Popolare Bergamo tiene saldo il territorio e punta all'espansione

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“Un passaggio epocale, conseguente alla politica di contenimento dei costi a più riprese invocata dalla BCE”. Con queste parole Osvaldo Ranica – Direttore Generale della Banca Popolare di Bergamo e membro del Consiglio di Gestione di UBI Banca – introduce il progetto della Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia, quella tra le nuove Mat di Ubi Banca che maggiormente raccoglie l’eredità in termini di clienti e territori della Banca Popolare di Bergamo.

Luca Gotti e Osvaldo Ranica

A giugno 2016, con la presentazione del piano industriale di Ubi Banca, era stato varato il cosiddetto progetto di Banca Unica. Ovvero il superamento del modello federale in favore di un’organizzazione per macro aree territoriale, integrate dal supporto di due business unit specialistiche: la divisione Top Private e la divisione Corporate e Investment Banking, al pari di quanto accade con altre banche quali, per esempio, Banca Intesa, Unicredit e il Banco Popolare.

Che cosa cambia? “Il marchio continuerà ad essere presente – spiega Ranica -. Alla Mat faranno capo autonomie e poteri decisionali almeno pari a quelli riferiti alle banche rete”. Con un vantaggio però: “Quello di una superiore rapidità decisionale”.

Dal 20 febbraio, ad assumere il ruolo di capo, ci sarà Luca Gotti, in veste di Responsabile Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest. Bergamasco, 50 anni, nel curriculum vanta 30 anni passati in Popolare. “Gerarchicamente si porrà a due livelli dal Consigliere delegato. Ciò significa che le istanze che solleverà (operazioni, richieste di autonomie e altre iniziative, ndr) arriveranno in consiglio in maniera pressoché diretta”.

A Gotti faranno riferimento l’Area Crediti, la Direzione di Coordinamento Commerciale, la Struttura di Supporto e Controllo e le 7 Direzioni Territoriali: ovvero Bergamo Centro, Bergamo Est e Val Seriana, Bergamo Ovest e Val Brembana, Lecco Como, Monza Brianza, Varese Nord e Varese Sud. Un perimetro che copre 861 mila clienti, 70 mila aziende e 410 mila conti corrente solo nella Bergamasca. A livello numerico, per quanto concerne il ridisegno territoriale, erano 367 le filiali e sotto la giurisdizione della Mat ne resteranno 308, alle quali vanno aggiunte 13 tra corner e centri corporate.

La vera sfida di Gotti sarà quella di non risentire eccessivamente del ‘gap’ numerico. Una sfida che, per quanto riguarda Bergamo, affronterà con l’aiuto di Roberto Bolis (risorse umane), Domenico Bellini (alla Val Seriana), Mauro Toti (alla Val Brembana) e Vittorio Carrara (Bergamo città).

L’allineamento dei sistemi delle cinque banche reti alla centrale di Ubi si concretizzerà nel fine settimana: “Senza alcun disagio per i correntisti – assicura Ranica -. La clientela è stata prontamente avvisata del cambio del codice Iban e per quel che riguarda bollette e utenze eventuali difficoltà sono in via di risoluzione. In termini pratici – continua – l’integrazione delle prime due banche a novembre è avvenuta senza alcun intoppo per nessuno dei clienti, cosa che ci ha portato ad anticipare l’integrazione delle cinque restanti e a realizzarla in contemporanea nel mese di febbraio”.

E come sarà il primo giorno della nuova banca? “Come l’ultimo del modello gestionale precedente per i clienti che vorranno vivere il proprio rapporto come in passato – continua Ranica -. Coloro che invece sentiranno il bisogno di prodotti e servizi evoluti (dal private all’internazionalizzazione, dall’accesso al mercato dei capitali, alla finanza strutturata) potranno contare su risorse più ampie, più rapidamente disponibili e su professionisti specializzati”.

Il Direttore Generale si sofferma poi sul recente passato: “Siamo reduci dalla presentazione di un piano che mira a creare le condizioni per conseguire oltre 800 milioni circa di utili entro il 2020. Inutile, inoltre, ricordare il caso delle tre Good Bank che porterà il gruppo a crescere di circa il 20%, acquisendo capacità distributiva per le nostre fabbriche prodotto, come per esempio Prestitalia e Ubi Pramerica ed asset di estrema qualità poiché completamente ripuliti. Prima di poterne parlare completamente, tuttavia, dovremo attendere il closing”, cioè il perfezionamento dell’operazione che a sua volta avverrà dopo l’autorizzazione della Bce che dovrebbe arrivare entro 90 giorni dal signing e quindi dall’accettazione dell’offerta.

“Le persone che oggi lavorano in Banca Popolare di Bergamo, nelle filali e nelle strutture centrali di servizio e supporto sono le stesse, e questo rappresenta senz’altro l’elemento di maggiore continuità col passato – afferma Luca Gotti -. Alla vocazione territoriale della banca, alla vicinanza alle famiglie e alle imprese del territorio, si aggiunge però un elemento di novità teso al miglioramento del servizio. L’elemento di banca unica permetterà di avere un minor numero di passaggi funzionali per le delibere e le decisioni operative, garantendo una maggiore rapidità nelle risposte”.

IL MODELLO SPIEGATO IN CIFRE (clicca per ingrandire)

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