BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Sgarbi promuove la Carrara: “Opere, luce e poca giacenza: così si tutela l’arte” fotogallery

Esponenti del mondo delle istituzioni e della cultura si sono seduti in Accademia Carrara con Vittorio Sgarbi alla tavola rotonda "L'Arte, un patrimonio da tutelare” per fare il punto della situazione e per scoprire il mondo dei professionisti che ogni giorno lavorano per la tutela, la custodia e la sicurezza del patrimonio artistico italiano.

L’Accademia Carrara di Belle Arti ha festeggiato San Valentino nel modo a lei più naturale e congeniale, ossia manifestando ancora una volta il suo Amore per l’arte.

L’evento del 14 febbraio è stato organizzato e promosso da Aon Benfield, il maggior broker riassicurativo nel mondo che fornisce ai propri clienti una gamma completa di servizi per delineare, strutturare, incrementare i programmi di trasferimento dei rischi.

Maria Cristina Rodeschini, direttrice dell’Accademia fresca di nomina, apre le danze salutando i presenti: sono le 17.15. Introduce Paolo Plebani, conservatore dell’Accademia, il quale dà il suo personale benvenuto e sottolinea come sia fiero del nuovo allestimento: “Abbiamo cercato di dar voce e lustro ad un periodo particolare di Lorenzo Lotto: venendo qui sembra quasi di fare una passeggiata all’interno del suo soggiorno bergamasco”.

Per una buona mezz’ora i presenti hanno potuto ammirare le opere esposte nella galleria accompagnati dalle note del sassofonista e arrangiatore Gabriele Comeglio, uno dei più qualificati studiosi della musica di Ellington, in coppia col pianista e didatta Claudio Angeleri. Con la musica Echi del Sacro hanno voluto rendere omaggio al forte legame tra la figura artistica del Lotto e quella di Edward Kennedy “Duke” Ellington.

Scoccano le 18: si comincia e Lia Perucchini, Dirigente Specialty Lines Aon Benfield Italai S.p.A., fa un richiamo alla location che vanta un patrimonio artistico invidiabile. Colpisce subito nel segno andando a sottolineare quello che sarà il filo conduttore di tutta la serata, ossia la volontà di tutelare e proteggere l’arte: “Impressionante come gli atti predatori dell’arte siano facilmente assimilabili, nei numeri, al mercato della droga o delle armi”.

Ecco allora che arriva il momento del sindaco Giorgio Gori: “Sono felice di essere qui stasera, più che altro in qualità Presidente della Fondazione Carrara; voglio anche io sottolineare l’importanza che ricoprono sicurezza e tutela delle opere d’arte. Ho letto alcuni dati che mi hanno lasciato basito: parlando di opere trafugate c’è un giro di circa 150 milioni di euro l’anno. Capiamo allora quanti siano importanti certi temi, senza dimenticare il restauro, perché salvaguardare l’arte non significa solo proteggerle dall’uomo, ma anche dal tempo”. Dopo aver ricordato le 22 opere restaurate alla Carrara si concede una battuta all’indirizzo dell’ospite d’onore della serata (il quale non era ancora arrivato, ndr) Vittorio Sgarbi: “La nostra Pinacoteca è una donna solo apparentemente frigida: se la conosci meglio scopri che ha un bel temperamento”.

Gianluca Venturini Guerrini porge i suoi saluti alla sala e al sindaco di Bergamo, elogiandone anche l’operato di manager ed imprenditore, dopodiché racconta brevemente la nascita di Aon Benfiled, dalla vendita di auto in america all’impegno sportivo, come sponsor, del Manchester United. Poi è di nuovo la volta della Perucchini, che passa la parola alla Rodeschini ringraziandola per questi 20 anni di lavoro al servizio dell’Accademia.

Subito dopo la palla passa ad Angelo Piazzoli, della Fondazione Credito Bergamasco: “Anche a me dispiace che Sgarbi non si ancora qui, perché gli avrei serenamente detto che non mi pento un attimo di aver contribuito a donare questa meraviglia alla città di Bergamo. Oltre alle parole e le intenzioni ciò che conta è fare le cose, e questa galleria è splendida. Poi con la nostra fondazione abbiamo puntato a due aspetti della salvaguardia artistica: materiale e culturale. Crediamo sia fondamentale che dopo il ripristino ci sia anche l’attenzione alla restaurazione, come giustamente sottolineava Gori. Solo presentando l’arte a tutti la si fa conoscere. E questo è un aspetto importantissimo. Alimentare la cultura dell’arte, guardando in particolar modo ai giovani: saranno loro che un giorno dovranno e vorranno aver cura delle opere”.

“Senza dubbio – spiega Lia Perucchini – conoscenza e divulgazione ricalcano e tengono vivo il pensiero di Giacomo Carrara”.

Poi la parola torna alla direttrice Rodeschini che elogia l’ingegno notevole delle 28 sale che “sono una passeggiata nell’arte”. Ringrazia i collezionisti che hanno contribuito alla creazione di questo patrimonio artistico e spera che le regole che mirano a inculcare una cultura del rispetto e della tutela dell’arte siano più che rispettate. Regole che richiedono un impegno quotidiano. “Bellissima è questa collaborazione che vede impegnati chi si occupa di arte, chi di sicurezza e chi di tutela e restauri Anche il recupero e la valorizzazione territoriale è fondamentale”. Il tutto per cifre considerevoli, ma questa “politica di cautela è paragonabile alle spese per la medicina e la cura del copro umano”.

“Sono 100 anni che Mondialpol lavora nell’ambito della sicurezza, passando dai metronotte che giravano in bicicletta a tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione oggi – spiega Nicola Nugnes, Chief Operating Officer Vedetta 2 di Mondialpol mentre in sala fa la sua comparsa Vittorio Sgarbi -. La vigilanza vuole collaborare a stretto contatto con le forze dell’ordine e desidera portare al pubblico più opere d’arte possibile. In che senso? Vuole garantire la sicurezza con i sensori, o con le telecamere. Ci sono gli allarmi che hanno il compito di intercettare le anomalie preventivamente: sì, è fondamentale avere anche una mentalità di prevenzione. Non solo di gestione della sicurezza. Lavoriamo affinché le reazioni a determinate minacce siano sempre più tempestive”.

Carlo Hruby invece, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby (l’attuale presidente che a metà degli anni Sessanta introdusse per primo in Italia la sicurezza elettronica), sottolinea come con il loro lavoro in 10 anni abbiano messo in sicurezza ben 60 edifici: “Auspico che ci sia sempre più una sensibilizzazione a questa cultura della prevenzione e della tutela anche nelle scuole. Noi stessi ci impegniamo per questo. In Italia abbiamo più di 4.500 musei ma solo 1,5 % di questi ha una cinquantina di addetti. 1.500 musei addirittura non hanno personale. 900 invece un solo addetto. Ho i brividi. Ci sono pochi custodi e distribuiti malissimo: sapete che in Campania c’è un numero di addetti che otteniamo sommando quelli in Liguria, Lombardi e Friuli Venezia Giulia!?”.

Hruby continua il suo intervento rincarando la dose sulle possibilità offerte dalla tecnologia, creata per far sì che si agisca in maniera mirata: “Oggi la vera sicurezza sono monitor spenti che si accendono quando registrano un’anomalia. Ad esempio se si corre o se si è troppo vicini ad un’opera”.

E infine ci siamo: Lia Perucchini passa il microfono al celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi che esordisce in questo modo: “Sinceramente non so perché mi abbiano chiesto di parlare di sicurezza, forse perché sono come un museo, avendo raccolto in 40 anni tantissime opere d’arte. Mi sono arricchito un sacco insultando mezzo mondo, Giorgio Gori lo sa perché lavoravo a Mediaset: a causa mia si è beccato sette denunce. Ricchissimo, con un patrimonio di 1 miliardo e 800 che ho speso per le opere d’arte. Guadagno e ahimè finisco sul lastrico: sono sempre in difetto! Vivo controllando un patrimonio artistico che finisce in esposizioni, mostre, restauri… Aiuto!”.

Poi Sgarbi si concentra sul tema principale, ricordando come a Brera fosse scattato il gelo a causa dei condizionatori in tilt e arrivando a raccontare di Paola Marini, direttrice della galleria di Venezia: “Questa ragazza vive ancora un trauma, quello di 17 dipinti rubati. Vado lì e faccio un giro nella galleria un po’ triste come questa (ed ecco i primi sorrisi ironici degli altri relatori e dei presenti) e trovo un graffio di 8 centimetri su un altro dipinto. Questo mi fa pensare: non solo i 17 dipinti rubati, ma pure questo? C’è qualcosa che non va! Sicurezza! Sicurezza dev’essere la parola d’ordine. Ha ragione Hruby quando dice che non basta il semplice custode notturno. Mi chiedo come possa un idiota marcare un dipinto in quella maniera? Che rabbia. Per non parlare di quel famoso Raffaello con un danno di 30 centimetri: queste cose non possono e non devono succedere. Non puoi sperare che non capitino, devi esserne sicuro”.

Poi continua la sua arringa contro chi ha rubato i 17 dipinti e chi lo ha permesso, in primis lo Stato. “Com’è possibile che in Italia se ne possano rubare addirittura 17 di opere d’arte? Qui c’è stato il tempo di guardare, scegliere, valutare, tornare, prendere un the… Insomma! Che poi… Sono stati trovati dal presidente dell’Ucraina che se li è tenuti per un po’ e alla fine probabilmente abbiamo dovuto sborsare ancora per riprenderci cose che erano già nostre, assurdo!”.

Un furto inammissibile insomma, e allora spiega come servano figure di professionisti. Qualcuno che si preoccupi di salvaguardare le opere dai furti. Senza però scordare tutela e manutenzione, anche questi aspetti fondamentali. “Fare tutto questo con il contributo dell 0,20% dello Stato è ridicolo, dai! Sarebbe come vedere le Maldive che investono sul turismo montano. Dopotutto i Musei Vaticani hanno circa 7 milioni di visitatori: se pensiamo che il Louvre ne ha circa 9… Non si investe abbastanza sul nostro patrimonio artistico”.

Sgarbi punta allora a smuovere la coscienza dello stato e parla di più direttori: “Uno che si preoccupi di studiare e far conoscere le opere, uno che sia manager e che si occupi dell’organizzazione del museo, uno che si preoccupi di tutelare e mettere in sicurezza il patrimonio artistico. Si deve far vivere il museo”.

“Da Bergamo vedo serietà. Credo che un sindaco o un ministro debbano aumentare le responsabilità di chi governa un museo, mantenendo una certa gerarchia e una distinzione dei compiti. Nel caso Noto Moretti delle Ferrovie dello Stato egli era colpevole e non lo era. Perché non c’è stata una strategia corretta di prevenzione e messa in sicurezza.”

Poi qualche commento sulla galleria: “Qui vedo colorini freddi e frigidi, io ci avrei messo un bel rosso come sfondo, ma questi sono pareri miei! Le opere d’arte sono invece all’altezza giusta, sono organizzate bene. La luce è buonissima. Ma quello che mi è piaciuto di più è stato vedere come si sia ridotta la giacenza: anche questo è un modo di prevenzione e tutela dell’arte. Non lasciare pieni i depositi, perché l’arte va vissuta e vista, ammirata. Cirillo Ricci è bello e marginale! Chi cavolo è? Io lo so ma i più no, però è bello che ci sia. Chapeau all’Accademia! Qui le cose belle da vedere ci sono. Non sono abbandonate a loro stesse”.

Infine riporta l’accento sulla restaurazione e sui fondi per farlo: “Siamo tristemente al di sotto del nostro patrimonio artistico. Io conosco 3.000 opere, è il mio mestiere, ma qui non so chi arriverebbe a citarmi 30 artisti. Ora…Se il nostro patrimonio non lo conosciamo come possiamo pretendere di proteggerlo? Allora è fondamentale educare i giovani. Deve’esserci una buona dose di consapevolezza oltre che di coscienza e conoscenza”.

Ricorda come inoltre servano edifici che consentano tutto questo: “Se hai un malato devi sapere dove portarlo per guarire. Gli affreschi che si sfarinano sono come malati terminali, poi forse dovremmo anche essere capaci di capire che non tutto probabilmente si può salvare. Qualcosa andrà perduto, io non lo so. Occorre però che l’arte viva”.

Fa un ultimo riferimento a “giornalisti maliziosi e punzecchiatori, che hanno fatto riferimento alle infiltrazioni della Carrara dopo i lavori; allora si capisce qui come dobbiamo essere fortemente esigenti, nel grado più alto del termine, con le ditte a cui affidiamo certi lavori. Essere minuziosi e pignoli. Se vince quello che fa l’offerta più bassa, pagherà meno e allora avremo sicurezze minori. No, La sicurezza dev’essere totale e assoluta”.

Chiude alleggerendo con una battuta, in cui richiama l’attenzione a certe figure di tutela: “Se posso corrompere una guardia, certo mi sarà più difficile farlo con 3. Aumentiamo l’attività di vigilanza e poliziesca intorno alle opere d’arte. Dobbiamo essere esigenti anche e soprattutto con lo Stato: voglio almeno il 2% del patrimonio per curare e difendere queste bellezze. Chiedo il minimo, Hruby è qui perché alla fine c’è una lacuna nello Stato. Lui è un’agenzia che soffre per questa mancanza e io non voglio. Se Hruby andasse in vacanza ad abbronzarsi sicuramente significherebbe più felicità per lui così come per noi. Io non voglia che soffra, voglio che Hruby goda”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.