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Finanziamenti per l’innovazione delle imprese, intervista a Paolo La Torre

Nel complesso mondo della finanza agevolata si stanno ritagliando un ruolo di crescente importanza le società di consulenza che aiutano le aziende ad accedere ai fondi pubblici.

Nel complesso mondo della finanza agevolata si stanno ritagliando un ruolo di crescente importanza le società di consulenza che aiutano le aziende ad accedere ai fondi pubblici.
Paolo La Torre – amministratore delegato di Financial Consulting Lab srl – affianca da anni centinaia di aziende che hanno deciso di avvalersi di un supporto nell’approcciarsi al complesso mondo dei contributi.

Al giorno d’oggi si sente sempre più spesso parlare di finanza agevolata, ma sovente attraverso il confronto con diversi imprenditori è capitata di sentire la frase “non ho mai preso un contributo” seguita da “mentre tutti i miei concorrenti si”. Cosa ne pensa di queste affermazioni?

Molto spesso nel corso della mia esperienza lavorativa mi è stata sottolineata questa criticità e di conseguenza quando mi è capitato di imbattermi in queste situazioni chiedo da dove abbiano avuto queste informazioni e la risposta è sempre la stessa: al bar.

Scopro così che i bar italiani sono zeppi di imprenditori che si pavoneggiano per il facile ottenimento di finanziamenti pubblici, è facile pensare come questi signori non abbiano la necessità di passare le loro giornate in azienda ma possono permettersi di ubriacarsi di spritz fin dalla mattina perché tanto con la mole di incentivi statali che ottengono il fatturato è l’ultimo dei loro pensieri. Tutto questo mi ha portato ad una riflessione che voglio condividere ossia chi tra gli imprenditori sobri riesce a tutti gli effetti a rapportarsi in modo proficuo con la finanza agevolata?

A mio parere la risposta è in due caratteristiche fondamentali sia per lo sviluppo di un proficuo business in azienda sia per potersi confrontare in modo sano con gli strumenti agevolativi: obiettività e programmazione.

Perché obiettività?

Spesso l’imprenditore ha un approccio parziale nei confronti dei suoi progetti, soprattutto se si parla di progetti innovativi.

Quotidianamente analizziamo idee innovative che in realtà sono già consolidate e progetti di ricerca dove i risultati sono disponibili da anni in internet, la competizione sui bandi regionali e nazionali è altissima e spesso i progetti buoni non vengono finanziati, figuriamoci quelli raffazzonati.

Troppo spesso si crede che sia il valutatore a non capire le piene potenzialità di un progetto, in realtà o queste potenzialità non sono così evidenti o non vengono esplicitate nel modo più corretto nella richiesta di agevolazione e quindi il progetto non viene premiato.

Idee innovative che non vengono giudicate positivamente dalla provincia o dalla regione – dove la competizione è decisamente relativa – hanno l’ambizione di essere proposti su call europee – dove la competizione è assoluta -. Vengono, quindi, ovviamente bocciate solo dopo che l’azienda ha investito tempo e risorse per presentare la propria domanda su bandi decisamente inadatti.

Vediamo spesso che attività di ricerca giudicate non abbastanza nuove su bandi regionali dove la percentuale di successo è del 40% vengono riproposte sul programma Horizon 2020 dove la percentuale di successo è il 4%. Risulta così facilissimo intuire a priori se la mia idea rientrerà tra le poche finanziate o tra il 96% di quelle che non ottengono alcun contributo.

Tutto ciò è strettamente legato con l’assenza di programmazione nella gestione dell’accesso alle misure agevolative, l’azienda infatti generalmente rincorre il contributo e non lo affronta come un’opportunità di incentivo ad un piano industriale già precedentemente ben definito.

Perché programmazione?

Conoscere quali sono i migliori strumenti possibili ed approcciarsi a loro con la tempistica e la maturità giusta è l’unico modo per ottenere riscontri positivi nell’affrontare il tema dei contributi pubblici.

Un esempio banale è costituito dal rating di legalità, spesso si pensa che le agevolazioni siano destinate sempre alle stesse aziende perché in qualche modo hanno una via preferenziale. La realtà è che spesso sono sempre le stesse imprese che accedono allo strumento agevolativo perché sono le uniche che posseggono questo tipo di attestazione che da sempre rappresenta un privilegio nell’ottenimento di un finanziamento pubblico.

Quindi, vista la complessità degli strumenti agevolativi, perché un’azienda dovrebbe ricorrere alla finanza agevolata?

Perché oggi lo strumento delle agevolazioni è diventato uno strumento competitivo molto importante di cui le imprese possono e devono servirsi. Se ad esempio un’impresa fa un progetto di ricerca e sviluppo e sostiene un investimento produttivo finanziandolo in parte attraverso un contributo agevolato questa azienda è già in una posizione di vantaggio competitivo rispetto alle altre imprese concorrenti e quindi il competitor deve chiedersi quanto deve essere più bravo ed efficiente rispetto ad ora, per poter riuscire a colmare il gap creatosi nei confronti dell’impresa beneficiaria del contributo.

Se l’agevolazione è uno strumento fondamentale ma difficoltoso da gestire, cosa può fare allora l’imprenditore per gestirlo al meglio?

L’imprenditore deve capire il bando, ricevendo adeguate informazioni, in modo tale da poter entrare fino in fondo nello strumento. Un bando è pensato in modo generico ma al suo interno ha tante particolarità che rendono possibile la sua comprensione solo se viene analizzato e approfondito nei minimi dettagli.

Di conseguenza il primo passo è capire il bando?
Certo, perché a titolo tutte le agevolazioni sembrano adatte a qualsiasi tipologia di azienda, ma in realtà non è così, ed è importante capire quali effettivamente sono calzanti nello specifico e quali invece non lo sono. Affrontare una misura agevolata non vuol dire affrontarla in modo asettico, ma è necessario studiarla, capirla e comprenderla fino in fondo per meglio usarla. Io credo che la richiesta e la disponibilità di un contributo non devono essere visti dall’impresa in modo a sé stante ma all’interno del piano strategico aziendale. Perché, se ad esempio un’impresa investe in un macchinario per aumentare la sua capacità produttiva e l’investimento lo fa perché lo stesso è finanziato anche con contributi, nonostante l’acquisto del mezzo non sia necessario perché nella realtà non ha abbastanza ordinativi, essa non potrà sfruttare al massimo ed in modo efficiente la maggiore capacità produttiva. Quindi l’impresa ha si un nuovo impianto su cui ha ottenuto un contributo, ma ha comunque sostenuto un investimento che non ha portato nessun valore aggiunto al piano di sviluppo aziendale.

Il contributo può essere dunque un’opportunità molto pericolosa?

Si, soprattutto particolari tipologie di contributo.

Ad esempio i fondi comunitari che ad oggi sembrano la soluzione a tutti i mali di un’azienda, ma che in realtà presentano dei problemi e delle criticità particolari, come essere molto impegnativi e capaci di portare via molto tempo all’azienda e ai dipendenti. Ma questo non è tutto: se non si ha un profilo aziendale calzante con i rigidi requisiti richiesti dal legislatore comunitario diventa difficile ottenere l’agevolazione e quindi questi fondi presentano tassi di successo bassissimi.

Un secondo aspetto non meno importante è che i fondi comunitari richiedono una gestione molto complessa: l’azienda deve verificare di avere le capacità e le competenze adatte per poter affrontare lo strumento. Se in azienda non si hanno competenze basiche, come può essere la conoscenza della lingua inglese, non si può pensare di instaurare e gestire rapporti con un soggetto terzo inglese.

Quali sono le potenzialità che un’azienda deve cercare di sfruttare?

Potenzialmente tutte. Suggerisco di valutare ogni tipo di strumento non trascurando quelli provinciali e regionali che spesso sono più performanti da gestire e rappresentano il miglior modo per approcciarsi alla finanza agevolata.

In conclusione quindi una soluzione alle criticità è rappresentata dall’informazione?

Si, a mio parere un’informazione tecnica ma che sia anche comprensibile, senza alcuna finalità commerciale, consente all’azienda di cogliere tutte le opportunità insieme a tutte le sue criticità. L’informazione è lo strumento per conoscere e comprendere il fenomeno e quindi consente di non investire in modo inconsapevole in agevolazioni suggerite da professionisti con troppa superficialità e che possono portare più male che bene all’azienda.

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