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Basta titoli: cari partiti svolgete i temi, i cittadini sono stanchi dei siparietti

Vediamo pagine sulle quali campeggia solo il titolo, senza che nessun paragrafo successivo ci dica quale sarà l'effettiva azione che discenderà dall'iniziativa annunciata.

Sono tutti a caccia di vittorie, dentro e fuori dai loro ambiti. Sia destra che a sinistra non si riesce a trovare un accordo che pacifichi gli animi e che, soprattutto, ci faccia intendere quali sono le proposte programmatiche che intendono attuare nel caso vincano le elezioni, se mai esisteranno ancora come partiti e non si saranno frantumati in mille pezzi, schegge impazzite a caccia di consensi, a costo di formare nuove aggregazioni.

E in questo frenetico correre intorno al nucleo che dovrebbe essere la gente, il popolo, questi elettroni impazziti, incuranti del parere degli elettori si schiaffeggiano, si sfidano a duello, e cercano di elidersi l’un l’altro. Capite bene che in tutto questo nessuno, al di fuori di loro, ne trarrà vantaggio.

I pentastars attaccano la stampa perché riporta i fatti di cui tutto l’etere parla e dei quali, ovviamente, i loro vertici negano l’esistenza pronti ad accettare solamente lodi e osanna. Berlusconi ha usato termini e metodi pesanti contro giornalisti che criticavano il suo modo di far politica e di porsi nei confronti della gente, dando inizio ad una purga vera e propria di nomi eccellenti del giornalismo e Renzi ha calcato le stesse orme, in modo meno pesante ma molto allusivo.

Non è certo un buon segno dei tempi quello che viene dal mondo politico, diretto contro la libertà di espressione delle proprie opinioni, suffragate da fatti che le rendono legittime. Fatta eccezione per un certo tipo di stampa che, essendo di proprietà, deve mantenere una certa linea di accondiscendenza, tutti coloro che osano contraddire rischiano di essere messi all’indice. C’è una sorta di involuzione che va oltre confine e coinvolge un po’ tutto il mondo.

In Paesi paladini della democrazia e della libertà, il concetto di libera espressione della propria opinione sta traballando sotto i colpi inferti dal nuovo Presidente degli USA che non perde occasione per seminare tensione su un globo che, già di suo, è ormai simile ad un palloncino gonfio di gas pronto ad esplodere. Altri leader, incoraggiati da atteggiamenti spavaldi di grandi potenze, si sentono autorizzati a lanciare provocazioni, fatte di missili e non di parole. Paesi potenti frugano nelle tasche di altre nazioni alla ricerca di fatti che possano condizionarne i destini, dimenticando che dentro i loro confini la democrazia, da tempo immemorabile è sepolta sotto coltri di cemento armato come una centrale nucleare esplosa, per evitare il rischio che l’idea di libertà contamini la gente.

I grandi dittatori non si identificano solo nella triste figura di un fuhrer con i baffetti, ridicolizzato a suo tempo da Chaplin. Ora coloro che vorrebbero imporre i propri pensieri come verità dogmatiche sono alti e biondi, oppure hanno sfumature di capelli alte nella parte posteriore di un cranio squadrato o altri segni particolari non importanti di per sé, se non fosse che identificano personaggi che stanno insufflando, giorno dopo giorno, altro gas tossico nel palloncino del globo, già a rischio di esplosione.

Ma torniamo a casa nostra. Le grandi manovre di Renzi che sta facendo implodere il PD, le differenze che giornalmente allontanano i possibili candidati dalla coalizione di centro destra, l’azione scomposta dei pentastellati che ripetono fino alla nausea il mantra della restituzione allo stato di parte dei loro compensi, quasi bastasse ad essere definiti bravi politici, non lasciano intravedere scritti o enunciazioni programmatiche dettagliate, tali da permettere all’elettorato di scegliere, basandosi su proposte chiare, utili ed attuabili. Ci mostrano fogli di programma con i soli titoli di testa: creazione di posti di lavoro, diminuzione del carico fiscale, razionalizzazione dei flussi migratori ed altro ancora, senza scendere nel dettaglio di come svolgeranno quei grandi temi.

La voglia di rivincita degli sconfitti fa dimenticare che la politica, e lo si evince dalla radice del nome, deve tenere in considerazione solo l’equilibrio economico-finanziario della nazione per farne ricadere i benefici sulla gente. Non ci fidiamo più dei titoli di testa.

Il lavoro non è un regalo bensì un diritto sacrosanto perché ad esso è legata la capacità di vita della gente, la dignità dell’essere umano e delle aggregazioni che egli crea. Il Jobs act e perdonatemi se ancora mi sto chiedendo come mai, in una nazione la cui lingua è l’Italiano, si debba definire con un termine inglese, è fallito o comunque non ha dato i risultati previsti.

La legge elettorale è stata bocciata. La pressione fiscale non è assolutamente diminuita, anzi rischia di aumentare per via di un debito pubblico in perenne incremento. Con tutta la buona volontà che ci si può mettere, diventa veramente difficile vedere quali benefici ha portato alla nazione la ventata di giovanilismo e di modernismo dell‘enfant prodige Renzi. Ora è la determinazione a riconquistare il timone del comando che domina il suo agire contro le opposizioni interne al PD. Ma quali sono i programmi specifici sui quali esprimere o togliere il consenso a lui o agli altri contendenti?

Vediamo pagine sulle quali campeggia solo il titolo, senza che nessun paragrafo successivo ci dica quale sarà l’effettiva azione che discenderà dall’iniziativa annunciata. Volete creare posti di lavoro? E come pensate di farlo? Volete incentivare nuove iniziative e richiamare aziende ad investire in Italia? Ammettetelo, state scherzando. Chi volete che investa qui da noi quando la pressione fiscale è a livelli stellari e dove le mafie, nonostante i numerosi e frequenti arresti, riescono a condizionare qualsiasi iniziativa si affacci al sud e, in tempi recenti, anche al nord?

C’è da chiedersi se non sia giunto il momento che la classe politica attuale si fermi e, dopo aver riflettuto sui disastri causati da improvvide azioni, decida di rinunciare al mandato, per altro non ricevuto dal popolo ma conferito da qualche mago Merlino fattosi interprete del desiderio della gente senza averne chiesto il parere.

Ora l’enfant prodige forse si dimetterà. Si invoca a gran voce un congresso di quelli veri, allargato alle componenti della società civile. Non crediate che sia l’ammissione di un fallimento. Lo dicevo qualche riga sopra. Ciò che motiva questa decisione è la malcelata speranza che in lui diventa spavalda certezza, di riuscire a scalare di nuovo la classifica per qualificarsi al primo posto al fine di dettare le sue regole. E poco importa se gli oppositori se ne andranno a costituire un altro partito di sinistra. Credo che il suo compito fosse proprio quello di disfare il PD e qui bisogna dargli atto: ha centrato l’obiettivo.

Mi vien da pensare che Crozza abbia avuto ragione allorché, interpretando il presidente Mattarella, ha conferito l’incarico di formare il governo e di scegliere i ministri tra i cantanti a Carlo e Maria. Sono propenso a pensare che potremmo averne qualche beneficio. I cantanti sanno almeno cantare ed alcuni lo sanno fare molto bene. Ma i cantastorie che abbiamo ascoltato fin qui, tappandoci le orecchie per proteggerle dalle stonature che ammorbavano l’etere, non hanno ancora dato prova di essere all’altezza di risolvere i problemi che ci pesano addosso ormai da decenni. E non sarà certo chi va cantando che applicherà la flat tax (anche questa in inglese) al 15% che ci incanterà con un perfetto do di petto. Quello è il titolo di una canzone non scritta, così come lo sono le stonate melodie di chi ci fa sentire il canto delle sirene per ammaliarci. Il gioco fino ad ora è in parte riuscito.

Ma il conto, come sempre l’abbiamo pagato noi e, perdonatemi il pessimismo, continueremo a pagarlo noi mentre sul palco, attori, cantanti e musicisti si azzufferanno, come è loro costume, interpretando la shespiriana commedia: “Tanto rumore per nulla”.

E’ rinato il motto che avrebbe dovuto scomparire dalla mente dei politici e temuto dalle masse votanti: “Ti lascio libero di pensare quello che penso io”.

Buona fortuna o good luck, tanto per stare alla pari.

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