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Vertenze, 4.300 lavoratori assistiti nel 2016: il 42% sono donne, sempre meno stranieri

Gli uffici vertenze di Cgil, Cisl e il hanno presentato i dati relativi al 2016 quando sono stati 4.300 i lavoratori assistiti, per 21 milioni di euro recuperati: in aumento la vertenzialità femminile, specialmente in commercio, servizi e cooperative.

Nel 2016 sono stati assistiti 4.300 lavoratori e recuperati 21 milioni di euro: sono questi i numeri forniti dagli uffici vertenze di Cgil, Cisl e Uil che dal 2014 presentano unitariamente i dati della propria attività, dimostrando così che, ad oggi, la crisi non ha ancora avuto evidenti segnali di inversione.

Secondo quanto esposto dai tre responsabili Salvatore Catalano (Cisl), Carmelo Ilardo (Cgil) e Claudio Lodi (Uil), vi è una riduzione delle vertenze e dei fallimenti, miglioramento che però non evidenzia un’uscita dalla crisi, ma è dovuto da altri fattori: “Nel 2014 ci sono stati 400 fallimenti, era ovvio che dopo quell’anno ci sarebbe stata una diminuzione, altrimenti nel campo delle imprese ci sarebbe un deserto – spiega Carmelo Ilardo, che continua – È un dato che sicuramente fa piacere, ma non va letto come una uscita dalla crisi, perchè non c’è una reale crescita. Anche la diminuzione delle vertenze spiega meglio gli effetti della crisi: se prima era più facile rientrare nel mondo del lavoro dopo un licenziamento, ora i lavoratori difficilmente riescono a reinserirsi, ciò spinge chi ha un’occupazione ad aver paura ad aprire vertenze, soprattutto a lavoro in corso, per non intaccare la sua nomea, in un ambiente già di per se molto complicato. Anche il Jobs Act ha contribuito ad alimentare queste paure, aumentando l’instabilità del lavoro”.

Nel 2016 sono stati aiutati circa 4.300 lavoratori, per un recupero crediti pari a 21 milioni di euro: il 40% di questi sono stati recuperati tramite l’apertura di contenziosi individuali, mentre il restante 60% grazie all’assistenza alle ditte fallite, con il fondo di garanzia dell’INPS che dà diritto ai lavoratori di aziende fallite ad ottenere la liquidazione e le ultime 3 mensilità.

Oggi va di moda non pagare i lavoratori – spiega Salvatore Catalano – Infatti le vertenze per il recupero delle retribuzioni e del Tfr sono aumentate, arrivando al 71,8% del totale. Molte ditte promettono di pagare i dipendenti in un futuro prossimo, facendo addirittura firmare le buste paga e poi rimandando ad oltranza la data del pagamento. Ora in commissione lavoro alla Camera c’è in discussione una legge che potrebbe invertire questa tendenza, imponendo alle imprese il pagamento delle mensilità tramite bonifico bancario o postale”.

“Siamo soddisfatti per l’utilità dei servizi che offriamo ai lavoratori in difficoltà – continua Ilardo – Molti di essi si presentano senza assistenza al Distretto Territoriale del Lavoro, per risolvere i contenziosi direttamente con il proprio datore di lavoro. I nostri commissari, presenti negli uffici distrettuali, registrano i lavoratori e controllano l’iter procedurale”.

I licenziamenti a Bergamo e provincia sono aumentati, passando dal 17% del 2015 al 19% del 2016, variando da settore a settore: per l’edilizia, uno dei più colpiti dalla crisi negli scorsi anni, ad esempio, i licenziamenti sono calati, così come i fallimenti, che invece sono aumentati nel settore del commercio e in quello metalmeccanico, dove ha influenzato la chiusura di ditte grosse, che davano lavoro a centinaia di persone.

“Stiamo assistendo ad una sensibile diminuzione della vertenzialità – spiega Claudio Lodi – Ma non vi è un miglioramento, anzi, in alcuni settori, come quello dell’edilizia, i numeri calano perchè si è toccato il fondo”.

Significativo è il dato riguardo ai lavoratori extracomunitari, le cui vertenze sono in drastico calo: ” La diminuzione delle richieste dei lavoratori non italiani è in linea con la direzione del lavoro e delle conseguenze della crisi di questi anni – aggiunge Lodi – I lavoratori extracomunitari sono stati i primi ad essere licenziati durante la crisi: diminuendo la base, diminuiscono così anche le richieste d’aiuto da parte loro”.

Un dato allarmante è l’aumento della vertenzialità femminile, passata dal 40% del 2015 al 42% del 2016: “I settori del commercio, dei servizi e delle cooperative sono quelli più in crisi al giorno d’oggi – analizza ancora Lodi – Purtroppo, sono anche i settori con il maggior numero di lavoratrici, per questo la vertenzialità femminile è aumentata in modo considerevole”.

Dai tre rappresentati arriva infine un accorato appello: “I lavoratori non abbiano paura nel rivolgersi al sindacato per recuperare ciò che spetta a loro di diritto, evitando vie più costose o, addirittura, tacendo sui mancati pagamenti”.

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