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Stampanti 3D: utili innovazioni o pericolosi giocattoli del futuro?

Giuseppe Alberti, classe 2000, parla di stampanti 3D: sono incredibili scoperte per il progresso scientifico o pericolosi giochi per il futuro?

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I campi in cui è possibile trovare applicazioni della stampante tridimensionale sono infiniti, per questo motivo sarebbe totalmente sbagliato generalizzare, sia in bene che in male, trascurando gli aspetti positivi o negativi di tale accessorio.

Comincio col dire che, anche nelle sue forme più semplici ed “economiche”, le stampanti 3D si piazzano in una posizione piuttosto elevata della categoria di oggetti che raramente si comprano esclusivamente per svago. Trovo intrigante l’idea di poter realizzare praticamente ogni cosa, rispettando ovviamente il limite dell’area di stampa, ma penso che, almeno per il momento, sia per il costo sia per una minima conoscenza tecnica che si dovrebbe avere trattando oggetti cosi fragili e sofisticati, è consigliabile sfruttare tale tecnologia per utilità reali o lasciare che siano degli esperti ad occuparsene.

Uno degli ambiti in cui la stampa di materiale plastico tridimensionale ha trovato più successo è la medicina; unendo l’utile al dilettevole vengono infatti creati tessuti in grado di sostituire, per esempio, l’antiquato e scomodo gesso. Le strutture costruite dalle stampanti hanno infatti il vantaggio di poter essere create in meno tempo e fatica, di adattarsi meglio alla parte del corpo su cui la si vuole applicare e la possibilità di essere immerso in acqua, problema che affligge migliaia di giovani e non che si trovano “rotti” per l’estate.

Inoltre, grazie al rapido sviluppo tecnologico, comprendente anche il progetto “stampante 3D”, si è in grado di stampare filamenti di metallo, che trovano una grande utilità in ambito meccanico, il quale, oltre la costruzione di elementi di un progetto, necessita di prototipi in scala del corpo finale, per testarne la funzionalità in tempi di realizzazione ridotti.

Come affermato in precedenza, è possibile dare libero sfogo alla nostra fantasia con creazioni di ogni genere…purtroppo anche armi.

In America è infatti consentito possedere alcuni tipi di arma da fuoco senza denunciarla alle autorità se si acquistano le varie componenti in sede separata. L’unica parte obbligatoriamente da registrare è il “lower receiver”, particolare essenziale di alcune tipologie di armi, posto sopra l’impugnatura e il caricatore, contenente le parti operative di essa, dal meccanismo del grilletto e dei percussori, alla catena cinematica di scatto. Tale “regola” è però facilmente arginabile grazie all’ausilio di stampanti 3D, in grado di modellare , nella più profonda illegalità, il lower receiver.

Tutto questo per dire che, nonostante la comune tendenza a considerare le stampanti tridimensionali come giocattoli, esse non lo sono affatto, bensì sono oggetti da trattare con la massima attenzione e consapevolezza che non sempre ciò che si va a creare può beneficiare le persone.

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