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“Nuovo centro islamico a Bergamo? Non ora, ma per noi è indispensabile”

L'assessore Giacomo Angeloni replica ai consiglieri della Lega Nord Alberto Ribolla e Luisa Pecce in merito alla possibile costruzione di un luogo di culto per la comunità islamica: “I colloqui continuano, una moschea autorizzata e monitorata alla luce del sole rappresenterebbe certamente un miglioramento delle condizioni di sicurezza in città”.

“Allo stato attuale non vi sono in esame luoghi, aree o progetti di centri di culto islamici in città”: l’Assessore all’Innovazione, Semplificazione, Servizi demografici, Sportello polifunzionale, Servizi cimiteriali e Tempi Urbani del Comune di Bergamo Giacomo Angeloni risponde così alla richiesta di spiegazioni presentata dai consiglieri della Lega Alberto Ribolla e Luisa Pecce, in merito alla possibile costruzione di un nuovo centro culturale da parte della comunità islamica.

I due esponenti del Carroccio avevano infatti chiesto un aggiornamento all’Amministrazione, interpellata per sapere se fossero in corso dei contatti con la comunità islamica e se, eventualmente, fosse già stata individuata una ben precisa zona della città.

“Allo stato attuale – ha spiegato Angeloni – intrattengo rapporti proficui e continuativi con tutte e 4 le comunità islamiche presenti sul nostro territorio. Dopo i problemi interni ad una di queste comunità, criticità culminate nei vandalismi di via Cenisio della scorsa estate, la situazione è notevolmente migliorata: lo dimostra il fatto che la preghiera dei fedeli non si è più tenuta per strada, cessando così i disagi ai cittadini infatti sono stati assegnati spazi regolari per attività di preghiera, tutti monitorati dalle autorità preposte e dal Comune di Bergamo. Il dialogo con le comunità, la conoscenza e lo studio delle loro differenze, sia di origine che religiose, ci consente di essere a pieno titolo interlocutori credibili e autorevoli in materia. In relazione alla realizzazione di un Centro Islamico a Bergamo, la domanda rivela scarsa conoscenza delle disposizioni in materia e della legislazione regionale vigente. Se mai potremo pianificare un luogo di culto a Bergamo, lo faremo rispettando i vincoli che la legge ci pone: pertanto i consiglieri avranno facoltà di esprimersi sul tema in Consiglio Comunale”.

A questo punto da Angeloni è arrivata anche una strigliata a Ribolla e Pecce, “appartenenti al partito che lo scorso anno ha approvato in Regione Lombardia la cosiddetta ‘legge anti-moschee’, da me ritenuta inappropriata sotto molti punti di vista, tra i quali quello urbanistico. Il Comune di Bergamo ritiene indispensabile e sempre più urgente affrontare la situazione realizzando un luogo di culto islamico a Bergamo, in un’ottica di controllo del territorio e di percezione di sicurezza: in questo modo si evita il proliferare di mini-siti di culto fuori dell’attenzione delle autorità preposte. Un’eventuale moschea a Bergamo avrà dimensioni proporzionate alla richiesta dei nostri cittadini di fede musulmana e non sarà pertanto sovradimensionata per candidarsi a luogo di riferimento né provinciale né regionale né tanto meno nazionale. La volontà della Lega Nord e di Regione Lombardia di bloccare i progetti per la realizzazioni di spazi per il culto è alla base e diretta responsabile della proliferazione di luoghi di preghiera non autorizzati e poco controllabili. Una moschea autorizzata e monitorata alla luce del sole rappresenterebbe certamente un miglioramento delle condizioni di sicurezza in città, oltre che delle condizioni di espressione del culto per molti cittadini di Bergamo”.

Un altro punto caldissimo è quello relativo ai finanziamenti per la realizzazione del luogo di culto, sui quali Angeloni ripone la massima fiducia nell’Autorità Giudiziaria, l’unica “a stabilire eventuali responsabilità”.

L’assessore chiude poi con un’ultimissima analisi: “La scelta di governare questi processi con il dialogo quotidiano è la ricetta contro il terrorismo. Forse l’unica ricetta. In questa sfida siamo soli, in questo momento: la Regione Lombardia, nella legge cosiddetta anti-moschee, si preoccupa più dei parcheggi e della videosorveglianza intorno alle moschee anziché sottoscrivere convenzioni con le comunità islamiche e verificare la provenienza dei fondi che vanno a finanziare quei luoghi di culto. Proprio su questo aspetto le istituzioni devono soffermarsi e legiferare, perché il colore dei soldi – e non il numero di parcheggi o di telecamere – che vengono usati per costruire moschee nel nostro Paese determina il tipo di Islam con cui dovremo convivere. Chiudere il dialogo – come ci viene chiesto da una certa parte politica, alla quale appartengono gli interpellanti – con le comunità significherebbe in primis, ci si pensi bene, lasciare i nostri concittadini soli di fronte a uno dei cambiamenti antropologici più grande di questi tempi. Dialogare con queste comunità islamiche significa tutelare tutti i nostri concittadini ed essere amministratori seri”.

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