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“Mi hanno portato via il lavoro, vado a Roma a protestare fuori dal Parlamento”

Giuseppe Effendi, ex titolare del distributore di benzina della Cremasca, ad Azzano San Paolo, mercoledì 15 febbraio partirà per la Capitale: "Mi dovranno spiegare perché nessuno tutela i diritti di noi lavoratori onesti"

Ha alzato la voce, si è fatto sentire, ha perfino minacciato il suicidio nel giorno dello sfratto. Ora Giuseppe Effendi, il benzinaio di Azzano San Paolo rimasto senza distributore, continua la sua battaglia. E la porta fino a Roma, fuori dal Parlamento.

L’aveva promesso quel 6 marzo 2015, quando l’avvocato della Shell – accompagnato dall’ufficiale giudiziario – gli ha notificato lo sfratto dell’impianto della Cremasca “per gravi inadempienze” (leggi QUI). “Un’azienda cresciuta in trent’anni di lavoro, mio e di mio padre oggi costretto a letto per una grave malattia, è stata distrutta – spiega a Bergamonews Effendi – Dove sono finiti i diritti di noi lavoratori? E’ mai possibile che nessuno ci tuteli, ci aiuti e ci sostenga quando facciamo delle battaglie per una giusta causa?”.

Azzano, il benzinaio sfrattato minaccia il suicidio

La protesta di Effendi, venerdì 6 marzo 2015

La protesta di Effendi nasce da una causa legale che dura dal 2006, contro la compagnia petrolifera Shell, proprietaria del distributore in questione. La Shell in quegli anni aveva avanzato la proposta di un contratto Aico di compartecipazione, che Effendi aveva deciso di non sottoscrivere, giudicandolo svantaggioso rispetto alle condizioni precedenti.

A quel punto la Shell, racconta Effendi, “ha aumentato i prezzi che ero costretto a praticare nel mio distributore a livelli inaccessibili e si è rifiutata di pagare i costi della manutenzione del distributore” (leggi QUI). Così il benzinaio bergamasco ha fatto causa alla Shell, perdendola.

E il 6 marzo 2015 si è trovato costretto a dover consegnare le chiavi del distributore a Q8, alla quale Shell ha ceduto gli impianti.

“Oggi mi resta solo l’officina – dice amareggiato Effendi – e non riesco a tirare avanti. Volevo acquistare l’impianto con un mutuo, ma da parte di Shell non c’è stata alcuna risposta in tutti questi anni. E’ chiaro il loro intento: non ho accettato i loro contratti svantaggiosi per me, quindi hanno voluto farmi fuori. Ma perché avrei dovuto firmare un contratto che non ritenevo giusto? La mia battaglia non è mai stata sostenuta dai sindacati, e questo mi ha fatto molto arrabbiare. Voglio invece ringraziare la polizia locale di Azzano, i carabinieri e il senatore Giacomo Stucchi, che in questo ultimo periodo mi ha dato una mano”.

Azzano, il benzinaio sfrattato minaccia il suicidio

Giuseppe Effendi il giorno della protesta, ad Azzano

Ora la protesta di Effendi, che il giorno dello sfratto minacciò di suicidarsi davanti ad avvocati e ufficiale giudiziario, continua a Roma. Fuori dal Parlamento: “Mercoledì 15 febbraio porterò la mia storia agli uomini della politica, quelli che ci hanno trascinato in questa situazione – spiega -. Vediamo cosa avranno il coraggio di dirmi. Quel che è certo, è che il sottoscritto non tornerà a casa senza una soluzione”.

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