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Post-verità: l’arma che uccide la democrazia

Samuele Tamanza, classe 1999, partendo dai casi di attacchi informatici russi alla Farnesina riflette sul pericolo della disinformazione di massa.

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Venerdì 10 febbraio 2017, il giornale britannico The Guardian ha rilasciato un articolo concernente un possible attacco informatico perpetrato dalla Russia contro il Ministero degli esteri.

Secondo le informazioni rilasciate dal quotidiano l’attacco avrebbe avuto luogo la scorsa primavera e avrebbe coinvolto ambasciate e membri dello staff della Farnesina, tuttavia viene assicurato che la mail personale dell’allora Ministro degli esteri Gentiloni non sia stata colpita e che gli hackers non sarebbero stati in grado di accedere ad informazioni sensibili.

L’Italia non è altro che l’ultimo episodio di una lunga serie: la stessa sorte è spettata ad altri paesi della Nato quali Stati Uniti, Francia, Germania, Olanda e Bulgaria, che in maniera più o meno grave sono stati vittime di attacchi.

Il problema è molto più ampio: non solo gli hackers russi penetrano negli archivi delle nostre Istituzioni, ma fanno uso della disinformazione che ha assunto i connotati di una vera e propria arma, creando così quella che è stata definita dal neologismo inglese post-truth.

Lo scenario è disarmante e sconsolante: la verità passa in secondo piano e lascia spazio alle emozioni e alle sensazioni che la notizia suscita, generando così una società degradata che calpesta il valore oggettivo dei fatti fidandosi ciecamente delle notizie.

Esemplificative del fenomeno sono le “bufale” di internet, ma cosa succede quando la disinformazione colpisce la democrazia?

L’episodio italiano ci fa riflettere su un possibile coinvolgimento russo nella macchina democratica ora che ha il dibattito sulle prossime elezioni si fa vivo; una possibile interferenza di Mosca non si discosterebbe da quanto accaduto nelle elezioni statunitensi dello scorso anno nelle quali il Cremlino è stato accusato di aver interferito nel più delicato processo della democrazia: la trasmissione del potere.

La retorica sulla posizione che la Nato deve assumere è attiva ed eterogenea: solo una settimana fa il Segretario di Stato della Difesa inglese, Sir Michael Fallon, ha dichiarato in un discorso che “la Russia sta chiaramente mettendo alla prova l’Occidente, cercando di ampliare la propria sfera di influenza, destabilizzato nazioni, indebolendo alleanze e minando la sicurezza nazionale e il sistema internazionale di regole”; le sue parole sembrano divergere dalla posizione assunta dal Presidente degli States Trump che vuole intraprendere una politica di collaborazione e dialogo con la Russia.

A questo proposito Fallon ha asserito che “dopo tutto non possiamo pensare di accettare nessuna ingerenza da parte della Russia che tramite un propaganda in stile neo-sovietico promuove la disinformazione”. Ricollegandosi ai fatti di venerdì è sconvolgente pensare che le Nazioni riescano con difficoltà a proteggere i propri obiettivi sensibili e ci fa capire quanto a rischio siano i cittadini.

Le armi con cui potremmo essere colpiti non uccidono persone ma la democrazia, le nostre idee, la nostra libertà ed indipendentemente da chi sia ad abusare dei nostri intelletti è necessaria una risposta che faccia capire che non siamo menti annichilite soggette ad ogni tipo di manipolazione e che la l’era della post-verità può attendere.

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