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“Direzione Pd: da questa guerra interna solo vinti e nessun vincitore”

Carla Rocca, sindaco di Solza e membro della direzione nazionale del Partito Democratico, spiega la sua visione sul segretario Matteo Renzi, sulle lotte interne del PD e sull'esecutivo guidato da Paolo Gentiloni.

Nel pomeriggio di lunedì si riunisce al centro congressi Frentani di Roma, la direzione nazionale del Partito Democratico. Un incontro che si annuncia teso, con renziani e minoranze interne che già nelle ultime settimane hanno acceso il dibattito sulla leadership del partito e sulla data del voto, con il fantasma della scissione che sembra trasformarsi sempre di più in realtà.

In questa atmosfera pesante ed incerta, in cui tutto può succedere ed in quello che può essere definito come il giorno della resa dei conti per il partito di governo, Carla Rocca, sindaco di Solza e membro della direzione nazionale del Partito Democratico, che parteciperà all’assemblea romana, ha risposto alle nostre domande, spiegando la sua visione sul segretario Matteo Renzi, sulle lotte interne del PD e sull’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni.

Sindaco Rocca che cosa si aspetta dalla direzione del Pd?

È un momento cruciale, nessuno sa cosa dirà Matteo Renzi, tutto è possibile e siamo tutti in attesa. Ho partecipato alla riunione delle minoranze interne e sono molto preoccupata: stiamo vivendo un momento di difficoltà, sia come partito che come nazione, l’aggressività che è emersa all’interno del dibattito fra le correnti interne del partito non è un bel messaggio e non porterà del bene a nessuno.

Chi è il responsabile di questo clima teso all’interno del Partito?

Quando una cosa non funziona, io credo che la responsabilità sia di tutti, quindi sia di Renzi che delle minoranze. Renzi non è stato in grado di fare ciò che aveva promesso, mentre le minoranze devono accettare il fatto che il renzismo sia parte integrante del partito. Siamo il partito dell’inclusione sociale, se ci escludiamo al nostro interno non siamo credibili davanti a nessuno. Continuiamo a parlare di noi stessi e non del Paese, da questa guerra interna usciranno soltanto sconfitti, nessun vincitore. C’è da dire che, se ci sarà una scissione, il responsabile unico sarà Renzi: è lui il segretario del partito, è suo il dovere di tenerlo unito ed evitare scissioni.

Quali sono le sue speranze per il partito?

Per quanto riguarda il partito, raggiungeremo la maturità quando riusciremo ad accettare il fatto che siamo un partito largo, che al suo interno ha diverse correnti e pensieri. Dobbiamo tornare a rivolgerci ai cittadini, la politica è soprattutto sociale, se non la vediamo in questo modo siamo destinati all’estinzione.

E per il governo Gentiloni?

Il governo Gentiloni ha bisogno di un avere un partito forte alle sue spalle, perché ha di fronte sfide molto importanti ed il termine della legislatura è nel 2018, fra solo un anno. Indebolire il governo vuol dire indebolire il partito, mentre in questo momento dobbiamo trovare la forza di compattarci. Dobbiamo anche ascoltare i molti cittadini che chiedono le elezioni anticipate, ma con questa legge elettorale non si può andare al voto: se non c’è la garanzia di una maggioranza, cosa può cambiare, che vantaggio avremmo e che differenza ci sarà tra il governo di oggi e quello di domani, se entrambi per avere la maggioranza si devono fondare su alleanze allargate ed estremamente fragili?

Farà un intervento in direzione?

Sarà molto dura riuscire ad intervenire, perché sono state invitate 600 persone. Abbiamo estremamente bisogno di una discussione, invitare così tante persone limita le possibilità di intervento e dialogo, Renzi non avrebbe dovuto invitare così tanti delegati.

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