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Vent’anni fa la tragedia di Pisani, Prandelli commosso: “Lo ricordo sorridente” fotogallery video

Il 12 febbraio 1997 un tragico incidente stradale uccideva Federico Pisani e la fidanzata Alessandra Midali. Prandelli l'ha allenato all'Atalanta: "Quel un duello con Fabio Cannavaro al Torneo di Viareggio..."

Se le dico Banda Prandelli, che cosa le ricorda? “Anni meravigliosi, l’inizio di qualcosa di straordinario, la tua passione che diventa lavoro. E un gruppo di ragazzi con grandi motivazioni ma soprattutto serietà… e poi in quegli anni si formavano gruppi che andavano d’accordo, anche fuori dal campo c’era un’intesa che poi ritrovavi quando avevi di fronte e allenavi questi ragazzi e con loro conquistavi i primi trofei”.

Chicco Pisani, le ultime immagini

Cesare Prandelli sorride, al ricordo della Banda Prandelli, quel magico gruppo di ragazzi che ha vinto tutto quanto era possibile vincere e la cantera di Zingonia sfornava (ieri, cioè venticinque anni fa come oggi), tanti piccoli grandi campioni: Foglio, Locatelli, Morfeo, Tacchinardi, tanto per citarne qualcuno.

Prandelli era il maestro, il papà, il fratello, non solo l’allenatore di quel gruppo straordinario che conquistò lo scudetto Allievi nel 1992 e l’anno dopo lo scudetto Primavera, il Torneo di Viareggio. “L’importanza del gruppo? Fondamentale, perché oltre alle grandi motivazioni tue personali devi pensare al gruppo, fai una cosa per qualcun altro e quando ti muovi lo fai per aiutare un compagno”.

E cosa viene in mente, a Cesare Prandelli, se parliamo di Chicco Pisani? “Un ragazzo di qualità pazzesche: grande esplosività abbinata a tecnica, capace di una rapidità d’azione non comune e anche di notevole senso del gol”.

Pisani era infatti il goleador della Primavera, con la bellezza di 42 gol in 42 partite. Prandelli sembra accarezzare Chicco, quasi gli parla mentre ripensa, con emozione, alle… lezioni di Zingonia: “Ricordo che durante gli allenamenti e anche in partita era quasi sempre assente, con la mente. Guardava lontano e forse era la sua forza, perché non sentiva la tensione, chissà. Ogni tanto si estraniava… e io spesso lo richiamavo, gli dicevo: Chicco, ma ci sei? E lui rispondeva col sorriso, mi faceva capire che sì, era presente”.

Pisani cannoniere, uomo-gol, come se lo ricorda Prandelli? “Ogni tanto mi chiedono dei talenti che ho avuto e io ho avuto la fortuna di allenarne tanti, che sono arrivati a grandi livelli. Mi ricordo per esempio la partita col Brescia: Battistini faceva il fuorigioco, non era facile passare in quella difesa. Allora Pisani dice: ‘buttate la palla a me, Tomas (Locatelli, ndr) mi dà la palla e io col tacco la alzo sopra i difensori’. Ed è andata proprio così. Per dire che si sta a parlare tante volte di schemi studiati in allenamento e a volte invece devi ascoltare di più i giocatori”.

Forse il segreto di un buon allenatore è anche questo, saper ascoltare i propri giocatori? “Penso proprio di sì, saper responsabilizzare i giocatori, questo è fondamentale”.

Prandelli ha visto sbocciare il talento di Pisani: “Un ragazzo arrivato dalla Toscana, molto determinato. Aveva le qualità del giocatore vero, in quegli anni aveva tanta esplosività e la capacità di inserirsi in area pur non avendo una struttura fisica da marcantonio. Ricordo un duello con Fabio Cannavaro (sì quello che ha vinto il Mondiale del 2006) in semifinale al Torneo di Viareggio, una sfida bellissima e nessuno dei due voleva mollare. Perché anche caratterialmente Chicco lo sentivi, c’era e questo grazie anche ai suoi genitori che l’hanno sostenuto e sono sempre stati molto discreti”.

Cesare, ma quel tragico giorno… 12 febbraio 1997, se lo ricorderà come se fosse oggi? Prandelli tira un sospiro, l’emozione lascia spazio alla commozione: “Quello che ho provato allora lo so bene. E me lo tengo dentro. A me Chicco piace ricordarlo in campo, com’era lui, spensierato, con gli occhi al cielo come quando faceva gol”.

Quella spensieratezza, quella gioia di giocare che sembra un po’ di rivedere anche nell’Atalanta e nei suoi ragazzi di oggi, Gagliardini prima, oggi Caldara, Conti, Petagna e tutti gli altri: non le pare? Prandelli annuisce: “Questo succede quando hai dei ragazzi bravi, come sono i giovani dell’Atalanta di oggi e l’ambiente li aiuta a crescere e le persone che ti stanno intorno ti danno riferimenti, per cui non hai bisogno di fare tanti discorsi. E sul comportamento, sul rispetto, sul senso di appartenenza l’Atalanta è sempre avanti. Lasciatelo dire a me, che ho lavorato quindici anni a Bergamo e ce l’ho nel cuore: per me l’Atalanta è una cosa seria”.

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