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Tra pessimismo e manifestazioni: è l’indifferenza la vera arma per vincere il bullismo

Come combattere il bullismo e "passare sopra le cattiverie" con forza secondo Valentina Pesenti, classe 1989. Articolo scritto in occasione della prima Giornata Nazionale contro il bullismo.

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Nelle ultime settimane si è parlato spesso delle scuole di Dalmine e sempre per argomenti negativi: sequestro di droga, perquisizioni frequenti….

Martedì 7 febbraio, però in occasione della “Giornata Nazionale contro il bullismo” questa immagine è stata “ripulita” in parte, dagli studenti dell’Istituto Einaudi.

In mattinata gli alunni vestiti di blu (colore adottato da chi si schiera contro questi atti di violenza), si sono presi per mano nel cortile della scuola per ricreare il nodo che ormai è diventato simbolo della lotta. A dare il loro sostegno anche i dirigenti, i docenti, i genitori, il personale non docente e il Comune (che ha fatto un post in merito sulla sua pagina Facebook): tutti uniti per far si che le relazioni autentiche e solidali abbiano la meglio sui comportamenti violenti.

Da questo episodio ho preso spunto per fare alcune considerazioni (essendo poi l’istituto in cui ho fatto le scuole superiori).

Non è un caso che sia stato scelto il 7 febbraio: infatti in Europa si celebra già il “Safer Internet Day” (giorno della sicurezza in rete) e purtroppo l’abbiamo imparato leggendo i quotidiani o guardando il telegiornale che bullismo e internet viaggiano sempre più spesso in coppia, complice l’opportunità di poter restare anonimi.

Quando andavo io alle superiori (tra il 2003 e 2008) i social non esistevano ancora (i primi sono comparsi intorno al 2007-2008 e ci hanno messo un po’ ad ingranare da noi) e se non vivevi un’episodio di bullismo in prima persona, al massimo potevi saperlo per vie traverse se il malcapitato era amico o conoscente di un tuo amico.

Oggi invece è diventato molto più facile venire a conoscenza di storie differenti tra loro, ma tutte con un unica cosa in comune: la violenza fisica o psicologica ai danni di chi è visto come più debole o “diverso”. Violenze che ormai sembra diventato naturale filmare per poi caricare su YouTube o girare agli amici in chat e purtroppo queste condivisioni in rete spesso portano ad essere d’ispirazione per altri ragazzi, magari separati da noi da un oceano, ma con la stessa voglia di rovinare la vita a qualcuno.

Non tutto il male, però, viene per nuocere e anche il web, se usato bene, può essere un aiuto per le vittime che si convincono di non essere sole, scoprendo associazioni o blog dove poter raccontare la propria storia e farsi forza a vicenda. Uscire allo scoperto è l’obiettivo anche delle campagne pubblicitarie (spesso con testimonial Youtuber, calciatori, cantanti che vanno per la maggiore tra gli under 18 e che magari hanno subito in prima persona angherie simili negli anni della scuola) in cui ci imbattiamo ormai ogni giorno. Tutte hanno come unico messaggio quello della denuncia, ma, a volte, mi esce naturale pensare:“la fai facile tu”.

Penso a chi le facce dei bulli deve vederle ogni giorno e vive nell’ansia di mettere un piede fuori casa, proprio in quella fase della vita dove vorresti vivere in un eterno weekend, senza professori o genitori che dettano regole e orari. Dove lo trovi il coraggio di denunciare se poi devi aspettare l’università per scappare da quei posti e ricominciare da zero una nuova vita, ma magari sei solo in prima media?

E quando sento al telegiornale episodi che finiscono in tragedia, perché nonostante la denuncia dei genitori la scuola ha preso il tutto alla leggera (quando non è prima supporter dei bulli – perché, sì, succede -), divento un po’ pessimista sul fatto che il bullismo verrà un giorno definitivamente sconfitto.

Penso che a tutti durante il proprio percorso scolastico sia capitato di essere presi in giro da qualcuno, perché poco portati a fare quella determinata cosa o per uno stile eccentrico (potremmo definire già questo come un “lieve” bullismo psicologico e, a cavallo delle scuole medie e superiori quando la personalità comincia a formasi, è quasi la normalità). Anche a me è successo, ma ne sono sempre uscita intera.

Come si dice, il carattere fa molto in questi casi: se sei fragile o hai poca autostima anche una cosa detta in modo scherzoso può destabilizzarti e se, nonostante la giovane età, hai un vissuto difficile alle spalle, basta una piccolezza per renderti ancora più vulnerabile; e nei casi in cui non ci sono insulti pesanti o peggio ancora minacce, l’indifferenza è l’arma migliore sia per chi subisce, perché – come ogni mamma ripete sempre – “non vale la pena perdere tempo con gente del genere”, sia per chi attacca perché si arrenderà non vedendo uno scontro.

Viva gli “strani” e i diversi! Viva l’indifferenza: unica arma contro il bullismo e l’unico modo per “farsi scivolare addosso” le cattiverie.

Se siete interessati all’argomento vi consiglio quattro romanzi rivolti a lettori adolescenti: “Dov’è finita Audrey?” di Sophie Kinsella; “Trevor non sei sbagliato sei come sei” di James Lecesne; “Sono ancora qui” di Laura Iuorio; “Il volo di Alice: quando l’amore viene da lontano”di Zita Dazzi.

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