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#dresslikeawoman: quando le prime cause del sessismo sono proprio le donne

"Dress like a woman, ovvero come? Il vestito adatto per parlare di privacy qual è?": Sara Mastrorocco. classe 1992, riflette sui casi di discriminazione femminile, da Trump a Caterina Balivo, specialmente nei confronti del loro outfit

“Dress like a woman”.

Queste quattro parole sarebbero state pronunciate dal neo presidente, Donald Trump, secondo una fonte anonima che avrebbe lavorato per lui durante la campagna elettorale. L’intenzione era quella di rivolgersi alla parte femminile del suo staff, dando direttive su come si sarebbero dovute vestire. Ovvero, like a woman, come una donna…

Queste direttive sono parse a molti, me compresa, alquanto disorientanti. Cosa significa, nel concreto, doversi vestire “da donna”? C’è un parametro per essere definita donna, in base a come ci si veste? La gonna forse? I tacchi, probabilmente, visti i numerosi casi di licenziamento in seguito ai rifiuti di alcune dipendenti di indossare quotidianamente i tacchi.

Secondo alcune, il messaggio era quello di presentarsi pulite, ed in ordine, anche indossando i jeans. Eppure, pensavo che queste due caratteristiche fossero ben apprezzate anche negli uomini. Non avrei mai pensato che il neo presidente e il suo staff non esigessero pulizia anche nei loro dipendenti maschi. Trasandato e sporco, quindi, is it okay?
Queste quattro parole si sono trasformate in poco tempo in un urlo da guerra. La frase è stata ripresa sul web e trasformata in un hashtag. Da direttiva sull’abbigliamento, la si è trasformata in forma di protesta. Di indignazione. Soldati, dottoresse, ingegneri, hanno pubblicato fotografie, mostrando il proprio outfit con orgoglio, con una sola didascalia: #dresslikeawoman.

Sono state soprattutto le donne a ribellarsi a questa standardizzazione dei parametri su come una donna dovrebbe vestirsi a lavoro. Donne che combattono contro il sessismo.

Eppure, oggi, leggendo critiche, opinioni e tweet sulla serata di Sanremo, la prima cosa che ho pensato è stata che, forse, le prime cause del sessismo sono proprio le donne.

Nella serata di mercoledì 7 Febbraio, durante la prima trasmissione da Sanremo, Diletta Leotta, nota giornalista di Sky Sport, si è presentata sul palco, per parlare di un argomento molto importante: cyberbullismo. Dopo essere stata vittima di un attacco di hackeraggio di alcune sue foto intime, era probabilmente una delle più adatte per parlare di un tale spinoso argomento, nonostante la sua giovane età.

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Eppure, non ho letto nessun commento riguardo al suo discorso, ma ne ho letti tanti riguardo al suo outfit. E tanti, espressi da donne. Uno su tutti, il tweet di Caterina Balivo, conduttrice televisiva italiana.
“Non puoi parlare della violazione della ‪#privacy‬ con quel vestito e con la mano che cerca di allargare lo spacco della gonna”. Mi piacerebbe che Caterina Balivo avesse anche spiegato, a tutti noi, quale avrebbe dovuto essere il vestito adatto per parlare di violazione della privacy.

A leggere il suo tweet, ho provato lo stesso sbigottimento che mi era emerso leggendo le parole di Trump: dress like a woman, ovvero come? Il vestito adatto per parlare di privacy, ovvero quale?

Ma, più di tutto, ho provato tristezza, perché quelle parole mi hanno ricordato quelle sentite e risentite dire da chi ancora non sa dare valore alla libertà di una donna, da chi sostiene che vestita così, non puoi pensare di non attrarre uomini. Non puoi pensare che non ci siano conseguenze.
Le stesse foto, hackerate a Diletta, avevano provocato reazioni di questo stampo: se non le avesse mai scattate, non avrebbe avuto questi problemi. Sempre sulla stessa lunghezza d’onda: limitarsi, perché le persone attorno a noi non sanno gestire istinti, desideri, e manie.
Un vestito provocante, una gonna con lo spacco, uno sguardo civettuolo, una fotografia osé, nessuna di queste cose dovrebbe giustificare la violazione della privacy.

L’altro giorno, avrei preferito leggere qualche direttiva data da Trump al suo staff senza distinzioni di sesso, su come lavorare.

Invece no, dress like a woman.

Oggi, avrei preferito leggere pareri, opinioni o critiche riguardo al discorso pronunciato da Diletta. Invece no. Lo spacco.

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