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Da Valbondione 150 quintali di foraggio per le mucche dei terremotati foto

Gli aiuti sono stati consegnati nella mattinata di sabato 11 febbraio da 9 membri delle delegazioni a un totale di 5 aziende colpite dal dramma del sisma e dalla neve

Solidarietà tra allevatori. Una richiesta urgente di aiuto da Castel Castagna (Teramo) è stata raccolta dalle telecamere dell’emittente televisiva locale Teleponte e dal sindaco di Castel Castagna Rosanna De Antoniis, nei giorni più gravi dell’emergenza neve in Abruzzo: una famiglia di allevatori chiedeva aiuto a causa del crollo delle loro stalle (di cui una con il tetto in eternit) a causa delle abbondanti nevicate. Perché a cinque mesi dal primo, violento, terremoto che ha messo in ginocchio il centro Italia, tra le vittime delle nuove scosse ci sono anche gli allevatori e i loro animali.

Da Bergamo delle persone dal cuore grande hanno risposto a questo disperato appello, spedendo ben 150 quintali di foraggio da Valbondione direttamente a Castel Castagna. L’iniziativa è stata promossa dalla comunità di Valbondione tramite le varie associazioni. Gli aiuti sono stati consegnati nella mattinata di sabato 11 febbraio da 9 membri delle delegazioni a un totale di 5 aziende colpite dal dramma del sisma e dalla neve.

Un’altra delle belle storie di solidarietà che riguarda la nostra provincia dopo quella del Distretto Agricolo della Bassa Bergamasca, con gli agricoltori bassaioli che avevano donato balle di fieno e foraggio, in spedizioni cadenzate e organizzate secondo le esigenze delle stalle.

Secondo la Coldiretti sono circa tremila le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree colpite dal terremoto dove si contano casi di isolamento, nuovi crolli, decine di mucche e pecore morte e ferite: “Per effetto del maltempo – sottolinea Coldiretti – è crollata fino a dimezzarsi la produzione di latte negli allevamenti in queste zone a causa dello stress termico in una situazione in cui solo nelle Marche si contano ora seicento mucche e cinquemila pecore al freddo nelle neve senza ripari. Si stima che appena il 15% delle strutture di protezione degli animali siano state completate fino ad ora e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti che stanno cedendo sotto il peso della neve e delle nuove scosse”.

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